Alberto's profileAlberto * Musica classic...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
Alberto * Musica classica ieri e oggi *La qualità viene prima dell'esistenza stessa 9/25/2009 Handel Masterworks: Decca fa concorrenza a BrilliantNel mese di marzo 2009, la casa discografica Decca Classics ha rilasciato Handel: The Masterworks, un cofanetto che racchiude in 30 CD i capolavori del compositore tedesco naturalizzato inglese. Le incisioni non sono tratte solo dall'archivio Decca ma anche dai cataloghi Deutsche Grammophon e Philips. Le tre etichette in effetti costituiscono il gruppo Universal Classics. Ecco i contenuti in dettaglio:
Anche i dischi che seguono sono molto spesso tratti da edizioni già esistenti; di seguito troverete le copertine di alcuni degli album che sono inclusi per intero nel nuovo Masterworks.
Uno degli aspetti più interessanti di questo nuovo cofanetto di cui non ho ancora parlato è il prezzo assolutamente concorrenziale. Di norma non supera i 60 euro, ma in offerta è possibile trovarlo anche intorno a 40 euro; questo spiega il titolo di questo articolo, dato che l'olandese Brilliant Classics ha messo in commercio il box Handel: Celebration Edition, 39 CD, che include, oltre a molti dei capolavori offerti da Decca (mancano Hercules e Giulio Cesare) anche le suite per clavicembalo (4 CD), Aci, Galatea e Polifemo (2 CD), Jephtha (3 CD), Rinaldo (2 CD), Semele (2 CD), Apollo e Dafne, il tutto ad un prezzo praticamente identico a quello proposto da Decca Classics. Considerando il fatto che gli artisti che incidono per le grandi case discografiche sono generalmente piuttosto rinomati, la battaglia potrebbe sembrare vinta senza alcun dubbio dalla casa discografica inglese, in realtà si commetterebbe un grave errore. E' sufficiente infatti dare uno sguardo ai contenuti del box Brilliant per rendersi conto che i nomi sono spesso di prim'ordine, talvolta persino gli stessi che troviamo nel Masterworks: Neville Marriner con l'Academy of St. Martin in the Fields, Stephen Cleobury, David Willcocks, e la Stuttgarter Kammerorchester.
Un'ultima indicazione sull'etichetta Brilliant che non riguarda Handel ma che merita una menzione: nel catalogo è disponibile un'esecuzione molto interessante delle Variazioni Goldberg di Bach con Elena Barshai all'organo (1 CD); si può trovare a prezzi stracciati e non posso che consigliarla vivamente. Buon ascolto. 9/24/2009 L'ispirazione divinaRecensione dell'incisione della Messa in si minore BWV 232 di Johann Sebastian Bach diretta da Karl Richter nel 1961 2 CD, Archiv Production (Universal) 427 155-2.
Tratta da KlassikAkzente [Testo originale in tedesco] Traduzione a cura di Lidia [The Wedge Blog] Gli studiosi hanno a lungo discusso su cosa abbia rappresentato la Messa in si minore di Bach, se un'incursione nelle forme musicali cattoliche, se un grande lavoro al di sopra di ogni confessione o se uno dei punti più alti della cultura protestante. In ogni caso, concordano nella scelta dell'interpretazione che emerge nella storia delle incisioni: quella diretta da Richter nella primavera del 1961, per una serie di fortunate circostanze e la congeniale forza creativa. Dove c'è Bach c'è Richter. Per un quarto di secolo è stato in voga questo slogan ed era come un marchio di qualità musicale. Richter aveva raggiunto una sensibilità tale, specialmente nei lavori sacri del Kantor della chiesa di San Tommaso, che gli permetteva di lavorare ai più alti livelli. Nato nel 1926 nel vicariato di Plauen, figlio di un pastore protestante, è entrato in contatto con la musica sacra bachiana sin dall'infanzia. Prima studente a Dresda, poi allievo di musica sacra a Lipsia con Karl Straube e Günther Ramin, venne a conoscenza di diverse tradizioni interpretative ed iniziò presto a lavorare per un anno come organista nella chiesa di San Tommaso, nella scia dei grandi maestri barocchi. Nel 1951 si trasferì a Monaco di Baviera ed iniziò progressivamente, prima come Kantor nella chiesa di San Marco e poi anche come docente alla facoltà di musica, a raccogliere attorno a sé un gruppo di appassionati di Bach. Fondò il Coro Bach (nel 1951) e l'Orchestra Bach (1953) e con tale compagine raggiunse rapidamente la fama di uno dei migliori interpreti bachiani. Richter riunì talenti e stelle come l'organista Hedwig Bilgram ed il baritono Dietrich Fischer-Dieskau, grazie ai quali poteva garantire un livello internazionale delle sue esecuzioni ed incisioni. Così accadde anche nel febbraio e nell'aprile del 1961, quando in un momento musicale insolito, Richter e il suo ensemble fecero la loro apparizione nella facoltà di Musica di Monaco proponendo la Messa in si minore di Bach. Il pubblico si avvicinò a quest'opera d'arte caratterizzata da una grande stabilità del tempo che garantiva l'equilibrio tra l'importanza spirituale e l'arte astratta profana. L'esperimento di Bach con l'uso delle voci, che nel Kyrie iniziale o anche nel Symbolum Nicenum supera i limiti dell'espressione formale della tradizione musicale barocca, viene riprodotto dai solisti come anche da entrambi i gruppi Bach con una sicurezza ed una determinazione che possono venire solamente da una simbiotica interpretazione dell'opera. Tale incisione eccelle assolutamente, anche dopo quattro decenni, grazie alla sua chiarezza, che resiste ad ogni tentazione puramente manieristica. Sotto la direzione di Richter, Bach appare come un alchimista dei mattoni della musica, che, in un laboratorio della Storia della Musica, con l'aiuto di Dio combina gli ingredienti disponibili nel miglior composto possibile. "Nonostante l'interpretazione di Richter risalga ai primi anni '60 del XX secolo, è ancora considerevole per la parte del coro sempre a tempo, forte e chiara" (Guida Penguin). 7/30/2009 Altro ritiro dal mercatoApprendo oggi, per caso, che la Deutsche Grammophon (Archiv Produktion) sta ponendo fuori catalogo le cantate di Bach dirette da Karl Richter. Fino a circa un anno fa le cantate erano disponibili sia sottoforma di unico cofanetto da 26 CD (439 368-2), sia suddivise in 5 cofanetti a tema [Link]: I. Advent und Weihnachten (Avvento e Natale) - 4 CD II. Ostern (Pasqua) - 5 CD III. Himmelfahrt, Pfingsten, Trinitatis (Ascensione, Pentecoste, SS. Trinità) - 6 CD IV. Sonntage nach Trinitatis I (Domeniche dopo la Santissima Trinità I) - 6 CD V. Sonntage nach Trinitatis II (Domeniche dopo la Santissima Trinità II) - 5 CD Oggi, consultando il sito della casa discografica tedesca, ho notato che solo il volume II (439 374-2) è ancora disponibile nei negozi, i primi tre volumi sono ordinabili e acquistabili per corrispondenza sul sito stesso (oltre che in MP3), mentre gli ultimi due volumi si possono solo scaricare in formato MP3, sempre dal sito della Deutsche Grammophon. Molto probabilmente sarà ritirato a breve anche il volume II. Il cofanetto unico contenente tutti i 26 CD è sparito del tutto. Consiglio a chi è interessato a queste interpretazioni, di muoversi al più presto prima che le poche copie rimaste nei negozi di dischi si esauriscano. Su Amazon [Link al prodotto] questi cofanetti si trovano già con difficoltà e a caro prezzo, anche usati. Questa raccolta di cantate, 75 per la precisione (meno della metà di tutte quelle che il Kantor di Lipsia ci ha lasciato), è da molti anni uno dei fiori all'occhiello della Archiv Produktion (la branca della Deutsche Grammophon che tratta la musica antica). L'interpretazione di Karl Richter è piuttosto diversa da quella cosiddetta "filologica" maggiormente diffusa oggigiorno. Coro numeroso come pure l'orchestra, strumenti moderni, continuo all'organo piuttosto colorito, La a 440 Hz. Ciò nonostante queste interpretazioni apparentemente datate stanno trovando via via alcune giustificazioni filologiche. Lo studio sulla comprensione e l'interpretazione autentica della musica di Bach è in continuo sviluppo e sembra, a giudicare dalla disposizione della balconata dell’organo e di quella per il coro e gli strumenti, che Bach accompagnasse le sue cantate con l'organo grande (alla Richter) e non con il positivo che è stato e viene quasi sempre utilizzato nelle interpretazioni filologiche. In ogni caso, a prescindere dalle considerazioni sulla prassi esecutiva, rimane indiscutibile il valore storico e artistico di queste incisioni, pietre miliari della discografia e dell'interpretazione di Bach. Non so se le ritroveremo presto sugli scaffali, la speranza è in una riedizione rimasterizzata con le tecniche di campionamento più moderne (l'edizione attuale risale al lontano 1993). 7/14/2009 Cloud computing
Dagli anni '50 fino, in alcuni casi, a pochi anni fa, i lavoratori che avevano a che fare con un computer (si pensi ad esempio agli impiegati di banca) si trovavano in realtà davanti ad un terminale cosiddetto stupido, ossia un monitor, una tastiera e una connessione ad una rete telematica. Questo terminale, insieme con tutti gli altri terminali stupidi, era collegato ad un grosso elaboratore centrale chiamato mainframe. Poiché i terminali non avevano né unità di memorizzazione di massa né processore, gli operatori non potevano installare nulla in locale, né potevano elaborare nulla in locale. Meglio ancora: non esisteva il "locale", era esattamente come essere perennemente connessi in remoto ad un altro computer. Dati e applicazioni erano memorizzati nel mainframe e tutto ciò che compariva sullo schermo era unicamente frutto dell'elaborazione dei dati presenti sul mainframe stesso (che disponeva di potenza di calcolo e spazio di archiviazione a volontà) e dell'interazione dell'operatore mediante tastiera. Negli anni '80 iniziarono ad affermarsi i primi personal computer (PC) ossia sistemi dotati di microprocessore e unità di memorizzazione di massa (tipicamente un disco rigido), che permettevano sia di connettersi a un mainframe come i terminali stupidi, sia di eseguire ed installare altre applicazioni in locale grazie alla presenza di un sistema operativo. Fu una svolta epocale: gli operatori potevano lavorare esattamente come prima, ma, in più, potevano eseguire rapidamente calcoli in locale o fare un solitario "elettronico" durante i momenti di pausa semplicemente eseguendo l'applicazione desiderata. Negli anni la potenza di calcolo è divenuta man mano sempre maggiore, e oggi abbiamo a disposizione personal computer che sopportano tranquillamente il carico di più utenti connessi contemporaneamente tanto da assottigliare quella che dieci anni fa era una differenza enorme tra la potenza di calcolo di server e workstation. Possiamo disporre di decine, anche centinaia di applicazioni installate e richiamabili in pochi secondi, e utilizzabili contemporaneamente. Abbiamo a disposizione tutto lo spazio di archiviazione necessario per i nostri documenti, la musica, i filmati, le fotografie eccetera; tutto in locale, sempre a disposizione ma, attenzione, tutto legato a un ben preciso PC. Proprio quest'ultimo legame, talvolta scomodo, ha spinto il progresso in una direzione che potremmo definire "nuova", ma ben presto vedremo che lo è fino a un certo punto. Domanda: chi scarica ancora la posta elettronica con un client in locale, cioè con Outlook, Thunderbird e simili? Fatta eccezione per alcuni ambienti di lavoro, direi quasi nessuno. La consultazione online, tramite browser, è oggettivamente più comoda, permette di controllare la posta e inviare messaggi ovunque ci si trovi, non si è più legati ad una macchina in particolare, ne va bene una qualsiasi, è sufficiente che sia collegata ad Internet. Negli ultimi anni le applicazioni online di gestione della posta elettronica si sono sviluppate enormemente e permettono all'utente di fruire di una grafica invitante e di funzionalità avanzate, tanto da non far rimpiangere i "vecchi" client installabili in locale. Probabilmente già si sarà notato qualcosa di "anomalo" in questo, una deviazione dalla direttrice intrapresa con l'avvento dei PC. Ma guardiamo ancora più avanti: Google annuncia qualche giorno fa il suo sistema operativo per PC, uscirà nel 2010 e sarà disponibile gratuitamente. Sarà un sistema basato sulla filosofia del "tutto online", ciò significa che le applicazioni non saranno installate in locale, ma risiederanno sui server di Google e per accedervi sarà necessario essere connessi ad Internet. Si pensi ad esempio all'elaboratore di testi: si avvia l'applicazione (che gira sul server, dunque con poco carico di lavoro per il PC) e si lavora su un testo, dopodiché lo si salva sul server, non in locale. Si potrà certamente salvarlo anche in locale, ma come impostazione predefinita il salvataggio sarà online, come già succede con Google Docs. Dunque niente documento in locale se non scaricandolo manualmente; ovviamente c'è un vantaggio: quel documento sarà disponibile sempre aggiornato su Internet, ci si slega così dal PC su cui ci si lavora e ci si sbarazza dell'annoso problema della sincronizzazione delle diverse versioni dei documenti tra vari computer. Lo svantaggio è che il documento non è "nelle proprie mani", ma caricato su un server che non è non sotto il proprio controllo. Se per qualche motivo non fosse disponibile la rete, il documento risulterebbe inaccessibile. Niente documento in locale, niente elaboratore di testi in locale. Tutto su server, accessibile via rete Internet. Non si nota qualche somiglianza con quanto accadeva cinquant'anni fa? Riferimenti: http://en.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/tech_and_web/article3874599.ece 1/31/2009 PerchéPerché all'Auditorium Parco della Musica non c'è un organo? Com'è potuta accadere una cosa simile a Roma, nel ventunesimo secolo? Come si fa ora con la Sinfonia delle Alpi e con Così parlo Zarathustra di Richard Strauss? Come si fa con la terza sinfonia di Saint-Saëns, e poi la Manfred di Tchaikovsky, la seconda e l'ottava di Mahler, I pianeti di Holst, e chissà quante altre composizioni mi sfuggono; senza parlare poi delle opere: Cavalleria rusticana di Mascagni tanto per citarne una. ![]() Una cattedrale senza campanile... Un documento interessante: Premio Valentino Bucchi XXIX edizione (pagg. 4-5) [PDF, 106 KB, si apre in una nuova finestra/scheda] Foto tratta da http://www.thema96.it. 1/27/2009 Ewald Kooiman †Lutto nel mondo dell'organo: domenica 25 gennaio 2009 uno dei più eminenti organisti e musicologi dei nostri giorni, Ewald Kooiman, è improvvisamente mancato mentre si trovava in vacanza in Egitto, all'età di settant'anni. Tradotto dal sito ufficiale di Ewald Kooiman: Nato nel 1938, era conosciuto in tutto il mondo come organista ed editore delle importanti serie di pubblicazioni "Incognita Organo" e "Repro Organo", circa 50 volumi di musica organistica dal XVII al XIX secolo. E' stato molto richiesto per diversi anni come insegnante di Bach e di musica classica francese. Ha partecipato a molti importanti festival ed è stato autore di una sessantina di incisioni. Ha registrato su LP l'integrale delle composizioni per organo di J. S. Bach su organi storici in Olanda, Germania, Francia e Svizzera; nel 1997 ha completato il suo secondo ciclo di incisioni dell'intergrale organistico bachiano, sempre su organi storici in Olanda e in Germania. Ewald Kooiman è comparso in televisione e in radio in diverse nazioni e ha tenuto concerti e masterclass nella maggior parte degli stati europei, in Giappone, in Korea, in Sudafrica e negli Stati Uniti. E' stato professore di Ars Organi alla Libera Università di Amsterdam e Professore di Organo al conservatorio Sweelinck di Amsterdam. Ha insegnato l'interpretazione delle opere per organo di Bach alla famosa International Summer Academy di Haarlem. Ewald Kooiman ha pubblicato vari libri e diversi articoli in varie lingue sull'interpretazione della musica d'organo del XVIII e XIX secolo. E' membro onorario della Royal Dutch Society of Organists. Nel 2003 la Regina olandese gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere. Video di Ewald Kooiman all'organo su YouTube: Toccata in re minore, BWV 913 Corale "Aus tiefer Not schrei ich zu dir", BWV 1099 Fonti: http://www.refdag.nl/artikel/1387820/In+memoriam:+Ewald+Kooiman+(1938-2009).html http://www.organist.nl/wcms/modules/news/article.php?storyid=3001 12/28/2008 Fuori catalogoIl cofanetto Karl Richter: A Universal Musician, edito dalla Deutsche Grammophon nel giugno del 2006 (codice prodotto: 477 6210), non è più in vendita presso i negozi di dischi. Il box risulta ancora disponibile sul sito della casa discografica sotto forma di download MP3 o invio postale. L'uscita di catalogo può risalire al massimo all'ottobre 2008 dato che il cofanetto è citato nella brochure della promozione "Box irresistibili" risalente al settembre dello stesso anno: Ciò significa che potrebbe essere possibile trovarlo ancora in qualche negozio. Ecco altri album di Karl Richter posti fuori catalogo in tempi più o meno recenti ma acquistabili in formato MP3 presso il sito della Deutsche Grammophon; riporto solo quelli contenenti registrazioni irreperibili, non ripubblicate in nessun altro album: 12/1/2008 Cofanetti a metà prezzoUltimo mese di sconti per i cofanetti di musica classica della Deutsche Grammophon, Decca e Philips, proposti solitamente a un prezzo di circa 9 euro a CD e oggi disponibili eccezionalmente a meno di 5 euro a disco fino a fine anno. Sebbene il catalogo ufficiale indichi 4.90 euro/disco come prezzo suggerito, è possibile trovare offerte ancora più vantaggiose presso alcuni rivenditori. Dal sito www.universalmusic.it: CAMPAGNA BOX IRRESISTIBILI 2008 Torna la grande campagna dedicata alle più importanti integrali Deutsche Grammophon, Philips e Decca 236 Box Irresistibili offerti ad un prezzo incredibile Solo euro 4,90 a CD Inoltre 27 Album della serie Gold, 3 CD a soli euro 16,90 25 Box prodotti in esclusiva per l'Italia 7 Box Super budget tra cui 2 novità Iniziativa valida solo fino al 31 dicembre 2008. A questo punto non posso non suggerire qualche buon acquisto per sfruttare queste offerte: 9/14/2008 Melchiorre Gioia e la Repubblica Italiana![]() Prima di proporvi questo breve brano di Melchiorre Gioia, tratto da "Dissertazione sul problema: quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell'Italia" (Opere minori), ricordo solo qualche data importante: 1767: nasce Melchiorre Gioia 1829: muore Melchiorre Gioia 1847: inizia il Risorgimento 1861: nasce il Regno d'Italia 1946: nasce la Repubblica Italiana Buona lettura. «Italiani di tutte le età, di tutte le condizioni! la natura vi chiama alla marina, all'agricoltura, all'arti, al commercio ed alle scienze. Ella vi ha prodigalizzato i suoi tesori, ella vuole che facciate una figura brillante in mezzo alle altre nazioni. Comparite dunque colle doti che vi sono necessarie: come uomini, la libertà; come socievoli, l'eguaglianza; come italiani, l'unione: cercate la forza nei buoni costumi e nelle virtù; l'entusiasmo nell'amor della gloria; la felicità in una sola repubblica indivisibile, o preparatevi a cadere nella tomba del dispotismo o nei vortici dell'anarchia». (Fotografie di Giovanni Dall'Orto, 2007 - Licenza "Creative Commons") 9/1/2008 L'organo F.A.O. della Chiesa Abbaziale di Santa Maria e i XII Apostoli (Bagnara Calabra)
8/8/2008 Brahms: Complete Organ Works - Robert ParkinsJohannes Brahms (1833 - 1897): Complete Organ Works 1. Prelude and Fugue in G Minor 2. Fugue in A Flat Minor 3. Eleven Chorale Preludes, Op. 122 4. Chorale Prelude and Fugue on "O Traurigkeit, O Herzeleid" 5. Prelude and Fugue in A Minor Robert Parkins Organo Flentrop della Duke Chapel, Duke University, Durham, U.S.A. Naxos - 8.550824 Di seguito riporto, tradotte e in colore nero, le note dell'organista Robert Parkins sulle composizioni per organo di Johannes Brahms, più una breve biografia dello stesso organista. Note tratte dal sito www.naxos.com. La maggior parte degli ascoltatori non pensa a Johannes Brahms (1833-1897) come a un compositore di musica per organo poiché di lui ci vengono in mente subito le sinfonie, i concerti, composizioni per piano, musica da camera - o forse il Requiem tedesco. Eppure l'ultimissima composizione scaturita dalla penna di Brahms è stata una raccolta di Preludi corali per organo, pubblicati postumi nel 1902. E' piuttosto curioso che le sue precedenti composizioni per questo strumento risalgano invece a molti anni prima. Nel 1850, quando Brahms era ancora un giovane pianista e compositore, egli accennò alla sua aspirazione di diventare un virtuoso dell'organo. Sebbene avesse trovato il complesso strumento più difficile da dominare di quanto avesse pensato, iniziò a comporre seriamente per organo. Tra i suoi primi tentativi vi foruno due preludi e fughe, una cosciente emulazione di una forma sviluppata nel periodo barocco, ma filtrata attraverso il linguaggio armonico di Brahms stesso. Egli considerò entrambi questi lavori come progetti da principiante, non degni di essere pubblicati, e pare che pensasse che i manoscritti fossero andati distrutti. Furono in realtà ritrovati molto tempo dopo, e pubblicati nel 1927, trent'anni dopo la morte del compositore. Il Preludio e fuga in sol minore, il secondo e più maturo dei due, fu scritto nel 1857. Il fiammeggiante preludio richiama lo stile rapsodico dei preludi e delle toccate scritte dai precedenti compositori tedeschi come Buxtehude o anche il giovane J. S. Bach. Brahms fu un appassionato studente della musica scritta prima del diciannovesimo secolo, e non è una coincidenza che spesso abbia scritto lui stesso seguendo forme musicali arcaiche. Il contrappunto, specialmente il canone e la fuga, assorbirono l'attenzione di Brahms durante questo periodo in particolare. La prima versione della sua Fuga in la bemolle minore, completata nel 1856, fu successivamente revisionata e pubblicata nel 1864 (come supplemento al giornale "Allgemeine musikalische Zeitung"). Il preludio che la accompagnava in questa chiave inconsueta, è andato perduto - sempre se sia mai stato completato - ma la fuga, intima (riporta l'indicazione "langsam"), si regge da sé, come una creazione di artigianato magistrale e di sentimento profondo. L'ingegnosità contrappuntistica di Brahms è evidente sin dall'inizio, quando al soggetto principale, di grande espressività, risponde l'inversione dello stesso. Dopo il 1860 Brahms abbandonò la composizione per l'organo, eccezion fatta per la revisione di vecchi componimenti per la pubblicazione; tuttavia in vecchiaia, proprio poco prima della morte della sua cara amica Clara Schumann, Brahms tornò a scrivere per l'organo. Ne risultarono gli Undici preludi corali, completati nel maggio e nel giugno del 1896, i quali rappresentano una vetta nella letteratura organistica romantica tedesca. Molti sono piuttosto brevi e simili, nella forma, ai pezzi dell'Orgelbüchlein di J. S. Bach (un ciclo di 45 preludi corali per l'anno liturgico), dato che le frasi della melodia del corale, semplice o abbellita, non sono separate da lunghi interludi. Tuttavia ad aprire la raccolta troviamo una notevole eccezione. "Mein Jesu, derdu mich", una tra le frasi più trattate nell'ambito barocco del preludio corale in stile Pachelbel, adombra ogni frase della melodia dell'inno con l'imitazione fugale di un soggetto derivato da quella stessa frase. Brahms era particolarmente affezionato ai corali "O Welt, ich muss dich lassen" e "Herzlich tut mich verlangen", e scrisse per ognuno due versioni contrastanti tra loro. Come per "Herzliebster Jesu" e "Herzlich tut mich erfreuen", i loro testi riguardano temi legati alla fine della vita: la passione di Gesù Cristo, la morte e l'aldilà. Appena superata la metà della raccolta troviamo "O Gott, du frommer Gott", una composizione potente in cui la melodia suona a mezza voce su un manuale secondario, fino all'ultima frase. A bilanciare le pesanti strutture che caratterizzano molti di questi preludi, ne troviamo tre più pacati, senza pedale: "O wie selig seid ihr doch", ihr Frommen", altra riflessione sulla morte e l'eternità, lo splendido inno di comunione "Schmücke dich, o liebe Seele", e la dolce melodia natalizia "Es ist ein Ros' entsprungen". Nel 1857, molti anni prima di dedicarsi ai temi eterni in parecchi dei suoi undici corali, Brahms aveva già scritto un bellissimo preludio corale su "O Traurigkeit, o Herzeleid". Una fuga basata sulla melodia di questo corale vi fu apposta qualche tempo dopo, e una versione revizionata del preludio corale seguito dalla fuga venne pubblicato nel 1882, ancora una volta come supplemento musicale di un periodico, "Musikalisches Wochenblatt". Il soggetto della fuga è derivato dalla melodia dell'inno, mentre il corale, disadorno, appare in lunghe note di pedale. Come la fuga in la bemolle minore, è lento, (l'indicazione di tempo è Adagio), e la risposta al soggetto è invertita allo stesso modo. Il preludio e fuga in la minore, apparentemente il primo saggio di composizione organistica di Brahms, fu inviato a Clara Schumann come regalo per celebrare il compleanno del compositore stesso nel 1856. La mancanza di maturità ed eleganza che vi si riscontra è più che compensata dalla sua energia e impetuosità giovanile, ma non a scapito della sperimentazione, con artifici contrappuntistici di antica tradizione. In particolare il soggetto della fuga - già anticipato nella parte di pedale del breve preludio - compare anche in inversione, precedendo un'altra trasformazione per augmentationem. Analogamente a molti dei primi preludi e fughe di Bach, il contrappunto di Brahms si dissolve verso la fine nello stile libero del preludio, e la frase finale del soggetto è quasi seppellita da un raffica furiosa di note. Robert Parkins L'organista americano Robert Parkins ha studiato all'università di Cincinnati con Gerre Hancock e all'università di Yale con Charles Krigbaum, Michael Schneider e con il clavicembalista Ralph Kirkpatrick. Ha continuato i suoi studi come studente Fulbright a Vienna, con Anton Heiller. Ha tenuto concerti in tutti gli Stati Uniti, in America centrale e in Europa, specializzandosi nella letteratura iberica per tastiera e nella musica per organo romantica tedesca. Le sue registrazioni da solista includono musiche spagnole e portoghesi eseguite all'organo e al clavicembalo, così come composizioni per organo di Mendelssohn e di Brahms. Attualmente è organista universitario e professiore associato di pratica della musica alla Duke University. Le esecuzioni dei preludi e fughe sono curate nei dettagli: la dinamica e le registrazioni sono abbastanza varie, in particolare il Preludio e fuga in sol minore è assolutamente da non perdere, ho avuto modo di ascoltarne anche altre interpretazioni e questa mi sembra la più rifinita; unico, nonché essenziale, a mio avviso, è il crescendo che inizia al minuto 5:44. Non gradisco alcune scelte sui tempi per quel che riguarda i corali op. 122, ma si tratta di gusti, e non posso negare di essere stato condizionato dall'ascolto dell'esecuzione di Karl Richter del 1964 all'organo della Herkules-Saal, che infatti resta quella che preferisco (contenuta nel Box "Karl Richter - A Universal Musician" della Deutsche Grammophon). Purtroppo l'organo scelto non dispone di nessuna ancia di 32' al pedale, che invece ritengo fondamentale soprattutto per gli autori romantici, in realtà lo strumento non dispone di nessun registro di 32', e infatti Parkins si affida, devo dire molto abilmente, alla Quint 10-2/3' unita al Prestant 16' per ottenere un effetto 32' al pedale (molto lontano comunque dall'effetto di un'ancia). La disposizione è pubblicata a fondo articolo, ed è tratta dal sito della Duke Chapel. Dal punto di vista tecnico il disco è discreto: la risposta in frequenza e la dinamica si attestano su valori in linea con quelli delle registrazioni digitali degli anni '90 ma in qualche passaggio forte c'è qualcosa che satura (non so se microfono o registratore, ma si sente la distorsione), un difetto assolutamente indesiderabile e che sarebbe stato opportuno prevedere ed evitare.
6/26/2008 Peter Hurford e l'organo Rieger del duomo di RatzeburgPeter Hurford
(Traduzione in italiano della biografia di Peter Hurford tratta dal sito www.bach-cantatas.com. La fotografia che lo ritrae è presa dalla copertina del CD "The Art of Peter Hurford", Decca, 2005) Nato il 22 novembre 1930 a Minehead, Somerset, Inghilterra.
L'organista e compositore inglese Peter Hurford ebbe come primo insegnante Harold Darke, celebre e stimato organista e compositore inglese, poi continuò dedicandosi contemporaneamente allo studio della musica e della giurisprudenza presso lo Jesus College, Cambridge University, conseguendo la laurea in entrambe le discipline. Grazie alle lezioni prese a Parigi dall’organista francese non vedente André Marchal, Hurford affrontò la musica barocca, con particolare attenzione a J. S. Bach ed ai maestri francesi, apprendendo anche le grandi capacità di improvvisatore dell’insegnante. Le singolari opinioni di Peter Hurford sull’autentico stile esecutivo presero forma in quello stesso periodo e fuorono ben presto messe in pratica una volta ricevuta la nomina di maestro di cappella (organista e direttore di coro) presso l'abbazia di St. Albans, nel 1958. Lì si dedicò alla sperimentazione ed alla ricostruzione dell’organo secondo le proprie convinzioni, attirando in breve l'attenzione di altri organisti inglesi insoddisfatti dal tradizionale e spesso goffo stile barocco che si ascoltava abitualmente nelle chiese inglesi. Nel 1963 istituì una competizione organistica che aveva anche lo scopo di far conoscere il nuovo organo Harrison & Harrison da lui progettato assieme a Ralph Downes. Tale iniziativa ebbe successo principalmente per la crescente reputazione che il giovane Hurford andava acquistando in Inghilterra e all'estero, grazie alle sue originali idee sullo stile esecutivo autentico. Lì, organisti affermati e studenti potevano ascoltare e discutere assieme diverse esecuzioni e condividere le ultime scoperte sullo stile esecutivo, la registrazione ed il repertorio. Tutto ciò si sviluppò nel St. Albans International Organ Festival, un festival organistico conosciuto in tutto il mondo, che annovera tra i vincitori delle passate edizioni molti grandi nomi della musica organistica attuale, come Dame Gillian Weir, David Sanger, Thomas Trotter e Kevin Bowyer. Più di un concorrente si considera fortunato per aver ricevuto una copia autografata dell'integrale delle composizioni di Bach per organo eseguito da Hurford. Peter Hurford ha goduto di un'invidiabile reputazione sia per le sue esecuzioni all'organo sia per la sua competenza in ambito musicale. Quest'ultima non solo ha prodotto una revisione della prassi esecutiva nella musica antica, ma anche nelle idee sulla costruzione degli strumenti su cui detta musica dovrebbe essere eseguita. Le sue numerose incisioni per l'etichetta Decca/London lo hanno reso leggendario e le sue esecuzioni dal vivo, accolte positivamente dalla critica, hanno dato vita a numerose discussioni sulla prassi esecutiva e sull'arte della costruzione degli organi. Hurford è noto principalmente per le sue interpretazioni bachiane ma la sua competenza non si limita a Bach: il suo repertorio si estende da Couperin ai compositori romantici. Le sue esecuzioni eccellono per quel che riguarda l'attenzione al dettaglio stilistico. Il suo stile è noto per l'articolazione pulita ed i tempi appropriati. I suoi tempi, spesso vivaci, e la varietà della registrazione hanno notevolmente cambiato l'esecuzione organistica. Dopo decenni trascorsi a St. Albans, Peter Hurford si dimise per potersi dedicare alla carriera di concertista. Da quel momento le sue registrazioni hanno reso il suo nome familiare anche a coloro che mai l'avevano ascoltato dal vivo. Oltre ad apparire nei concerti, Hurford iniziò a dedicare parte del proprio tempo all'insegnamento e divenne lui stesso uno studente-ospite in diverse località, specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti. Ha raccolto le sue idee, elaborate nell'arco di diversi decenni di conferenze e concerti, in un libro intitolato "Making Music on the Organ" (Fare musica all'organo) e pubblicato nel 1988 per l’Oxford University Press. Il titolo, semplice e diretto, nasconde una miniera di questioni trattate attentamente e di rispettive efficaci soluzioni. Peter Hurford vanta una certa fama anche come compositore di brani per organo e per coro. Le sue composizioni, in gran parte risalenti agli anni di St. Albans, passano dal dolce lirismo all’animazione più gioiosa, rispecchiando la grande abilità d’improvvisatore dell’autore. Il maggior progetto discografico di Peter Hurford fu l'incisione dell'integrale delle composizioni organistiche di Bach, un progetto iniziato negli anni '70 e durato 12 anni. Il cofanetto è tuttora disponibile (Decca 444 4102), accanto a un più piccolo doppio CD contenente un'antologia (Decca 443 4852). Un altro doppio CD interessante contiene le messe per organo di Couperin (Decca 455 0262 fuori catalogo). Hurford ha inoltre inciso varie composizioni romantiche per organo (Decca 466 7422). Ulteriori informazioni su questi dischi sono disponibili cliccando sulle rispettive copertine:
L'organo Rieger-Schwarzach del duomo di Ratzeburg (1978) ![]() (Foto e disposizione tratte dal sito www.messfeldt.de) Disposizione fonica:
6/15/2008 Albert Schweitzer: Il documentario RAICon riferimento al precedente articolo su Albert Schweitzer, filosofo, teologo, medico e organista alsaziano, propongo oggi un documentario tratto dal programma RAI "La Storia siamo noi", condotto da Giovanni Minoli. Buona visione. Le nostre priorità
Ecco la scaletta del TG1 RAI di sabato 14/06/2008, edizione delle ore 13.30: 1 - Nazionale, appesi ai tulipani 2 - Nucleare: Teheran va avanti 3 - Discarica, rifiuti sotto scorta 4 - Morti sul lavoro, vittime clandestine 5 - Giappone, la terra trema 6 - Auto: metti l'acqua nel motore Urge tornare a ragionare sul concetto di "informazione" e non solo... 5/11/2008 Valentina...le cose più belle accadono sempre per caso, quando proprio non te lo aspetti... ![]() Grazie Valentina!!! 3/16/2008 Passio Domini nostri Iesu Christi secundum MatthaeumPassione di
nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
Indicazioni
per la lettura dialogata: + = Gesù; C = Cronista; P = Popolo Quanto
mi volete dare perché io ve lo consegni? [Tratto da www.maranatha.it. Immagini: Deutsche Grammophon] 3/14/2008 Ravel: Concerto per pianoforte in sol maggioreDopo aver assistito, il primo marzo scorso, alla bella esecuzione di Martha Argerich, oggi voglio proporre questo video in cui Arturo Benedetti Michelangeli esegue lo stesso concerto interpretandolo in modo molto diverso. La London Symphony Orchestra è diretta da Sergiu Celibidache. Buon ascolto. 2/17/2008 Hélène Grimaud (pianista)Prima di tutto qualche informazione biografica tratta da Wikipedia. Hélène Grimaud (Aix-en-Provence, 7 novembre 1969) è una pianista e scrittrice francese.
La Grimaud è nata da una famiglia di sangue corso, tedesco, nordafricano ed ebraico, che aveva cambiato il proprio cognome da Grimaldi poco prima che lei nascesse. Nella sua autobiografia racconta di un’infanzia costellata di avventure da bambina iperattiva e precocemente intelligente. Iniziata al pianoforte sin dal 1976, Hélène Grimaud compie i primi studi sotto la guida di Jacqueline Courtin al Conservatorio di Aix-en-Provence. Prosegue poi a Marsiglia con Pierre Barbizet, ed entra nel 1982 a Parigi nella classe di Jacques Rouvier. Si diplomerà con il massimo dei voti nel 1985. Nello stesso anno incide il suo primo disco, il Secondo Concerto di Sergei Rachmaninov, che le varrà il Grand Prix du Disque dell’Accademia Charles Cros. Ha lanciato la sua carriera di pianista professionista nel 1987, quando ha eseguito un recital da solista a Parigi ed uno spettacolo con l’Orchestre de Paris sotto la direzione di Daniel Barenboim. Nello stesso anno, ha partecipato al Midem di Cannes e al festival di La Roque-d’Anthéron. A ventun anni, si è trasferita in Florida e più tardi ha vissuto anche fuori New York. Questo periodo negli Stati Uniti ha coinciso con una lunga crisi, ma anche con la nascita del suo amore per i lupi. Si occupa infatti notoriamente della tutela di questi animali, per la quale ha fondato con il fotografo Henry Fair il Wolf Conservation Center. Attualmente (2007) la pianista risiede a Berlino. Nel sito helenegrimaud.free.fr sono disponibili varie fotografie scattate in diverse occasioni di carattere musicale. Ed ora eccovi la sua interpretazione della Ciaccona di J. S. Bach (trascrizione di F. Busoni dalla Partita per violino solo BWV 1004). Buon ascolto. 1/28/2008 Händel: Concerti grossi - Neville MarrinerTornano dopo molti anni nel catalogo Decca i "Concerti grossi" di Georg Friedrich Händel eseguiti dall'Academy of St. Martin in the Fields, diretta da Neville Marriner (475 8673). Possedevo già i primi otto concerti grossi op. 6 in LP, tra l'altro dischi di ottima qualità che ancora oggi restituiscono un suono chiaro e brillante, ma certamente meno pratici rispetto al supporto digitale. Ho sempre considerato eccellenti queste interpretazioni, avendo avuto la possibilità di confrontarle con quelle filologiche di Christopher Hogwood (sempre Decca) e anche con quelle di Karl Richter (DG 453 2492, fuori catalogo). Marriner ha la capacità di esaltare particolarmente la bellezza del “concerto barocco” raggiungendo un equilibrio sonoro a mio avviso ineguagliato. L'organico adottato non è ristretto come vorrebbe l’odierna prassi filologica, e la scelta del basso continuo è sorprendente: l’organo e il clavicembalo si alternano nell’accompagnamento dell'orchestra, accompagnamento che a volte si fa piacevolmente più movimentato rispetto a quanto si è soliti ascoltare. E' noto che non è compito facile trovare un compromesso tra numero di esecutori e chiarezza espositiva; Marriner, e, aggiungerei, Karl Richter, penso ci siano riusciti rispettivamente per i concerti barocchi e per le composizioni sacre di Bach. Quanto detto vale sia per queste incisioni che per quelle di Vivaldi; mi riferisco, perdonatemi la digressione, alle “Quattro stagioni” (quattro concerti da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”, op. 8 n. 1 - 4, e in particolare “L’inverno”), all’“Estro armonico” (dodici concerti op. 3) e alla “Stravaganza” (dodici concerti op. 4), disponibili in cd Decca [link], e anche al “Gloria” RV 589, disco EMI [link], in cui il delicato basso continuo eseguito all’organo accompagna un commovente “Et in terra pax”. Tornando ai concerti grossi di Händel, quest’album, datato settembre 2007 (le registrazioni risalgono al 1964 e al 1968), include anche i concerti grossi op. 3, e si inserisce nella serie “The Originals” a medio prezzo, motivo in più per consigliarne l’acquisto. La qualità sonora è più che buona, a questo proposito l’etichetta dell’LP recitava “Full Frequency Stereophonic Sound”, indicazione che è stata riprodotta anche sui cd. Avrei detto qualità ottima se non fosse per un po’ di rumore di fondo a bassa frequenza, il cosiddetto “rumble”, dovuto sia ad un filtraggio della tensione di rete non eccellente (in particolare la seconda armonica, a 100 Hz), sia probabilmente al rumore ovattato del traffico stradale circostante. In ogni caso è un disturbo che risulta assolutamente tollerabile, non c’è da preoccuparsi. Questo tipo di rumore non è una novità nelle incisioni di Marriner con l’Academy of St. Martin-in-the-Fields, tanto che alcune delle succitate registrazioni di Vivaldi presentano un filtraggio passa alto con frequenza di taglio intorno a 50 Hz proprio al fine di ridurre il rumble. Per altre informazioni e opinioni su quest’album si può consultare il forum 'Musicisti italiani' [link alla discussione]. Attendo ora anche la riedizione dei “Concerti per organo” di Händel (op. 4 e op. 7) diretti sempre da Neville Marriner e con George Malcolm all’organo. Già pubblicati in cd nella serie “Double Decca” (452 235-2), questi concerti sono stati eliminati dal catalogo da ormai più di due anni. Non sarebbe stata una cattiva idea raccogliere in un cofanetto sia i concerti grossi opp. 3 e 6 (3 CD) che i concerti per organo opp. 4 e 7 (2 CD), analogamente a quanto fatto per i concerti di Vivaldi. In ogni caso la ristampa dei concerti per organo è ora il tassello mancante per avere a disposizione tutti i grandi concerti barocchi (inclusi i concerti grossi di Corelli, disponibili come doppio album Decca 443 8622) eseguiti dalla Academy of St. Martin-in-the-Fields col suo storico direttore. Non resta che sperare che questo avvenga quanto prima. 1/26/2008 Arturo Benedetti Michelangeli![]() «... Detestavo il pianoforte, da piccolo se sentivo un pianoforte urlavo...» (*) Invece di pubblicare una biografia, tra l’altro facilmente reperibile in rete, stavolta ho pensato di ricordare questa leggenda della musica con le parole di chi lo ha conosciuto. A mio avviso, queste citazioni aiutano a scoprire e a comprendere i lati straordinari che caratterizzavano questo grande maestro. Non penso ci sia altro da aggiungere, perciò buona lettura! NOTA: il materiale che segue è tratto in gran parte dal libretto che accompagna il cofanetto “Arturo Benedetti Michelangeli: The Complete EMI Recordings” della EMI Classics. «Sosteneva che si deve toccare il pedale nella sua parte più esterna con la punta del piede, idealmente con le dita, per avere la massima sensibilità e calibrare al millimetro l'azione di diverse porzioni di corsa del pedale stesso. Diceva spesso scherzando che bisogna rifuggire dall’“effetto arrotino”... Dovevo suonare a Milano per i Pomeriggi Musicali; Michelangeli mi dette appuntamento ad Arezzo dove, per tre giorni, mi fece eseguire il brano più volte e sempre più forte, dicendo che non si sentiva niente. Obbedii, ma non capivo il motivo di tale richiesta. Capii il giorno delle prove a Milano quando, iniziato il concerto, non riuscivo a udire niente di quello che facevo io né di ciò che suonava l'orchestra, a causa di un'acustica tremendamente assorbente. Suonai allora nel modo che aveva preteso Michelangeli tre giorni prima, e riuscii a salvare il concerto». (Franco Gei, allievo, insegnante al Conservatorio di Ferrara) «Le prime lezioni con Michelangeli mi misero in difficoltà in quanto mi aspettavo di ricevere una “scuola”, un metodo di lavoro che creasse delle basi sui vari aspetti della musica (il legato, lo staccato, il fraseggio...). Michelangeli era invece totalmente distante da questo approccio “rassicurante” per l'allievo: lui forniva un input musicale dal quale si dovevano ricavare le conclusioni, facendosi in un certo senso scuola da sé... Una volta mi disse una cosa che capii poi molto tempo dopo: “La tecnica è fantasia musicale”; solo attraverso l'immaginazione e l'ispirazione si può trovare il gesto adatto per suonare». (Virginio Pavarana, allievo, insegnante al Conservatorio di Verona) «In vista di un concerto che avrei dovuto tenere a Perugia, il Maestro mi imponeva un po' in tutti i brani tempi piuttosto moderati, sempre al disotto di quelli che sentivo. Una settimana prima del concerto mi chiese di eseguire il programma, e in quell'occasione mi spinse a suonare molto più rapidamente: mi adeguai a questa situazione in modo molto naturale, senza alcuno sforzo. La preparazione effettuata “sottotempo” mi aveva costretto ad approfondire il testo nell'intento di evidenziare ogni possibile contenuto musicale». (Renzo Bonizzato, allievo, insegnante al Conservatorio di Verona) «Mi capitava di ascoltare il maestro al lavoro; mi colpì il fatto che quasi mai sentivo dei passaggi interi, ma note singole ripetute in continuazione per ore e ore. Ricordo una giornata in cui Michelangeli senza interruzione per mangiare o per riposarsi, ripeté un mi nel registro centrale del pianoforte per dodici ore di seguito in mille modi diversi!». (Carlo Dominici, allievo, insegnante al Conservatorio di Pescara) «L'aspetto fondamentale era il timbro, la qualità del suono; su questo era assolutamente intransigente. Un brutto suono riproduce brutta musica, diceva, e un pianista deve essere in grado di far ascoltare una grande varietà timbrica, un'ampia gamma di piani sonori. A questo proposito lo studio di Bach è fondamentale, poiché permette di assimilare la capacità di riprodurre la polifonia con una sola mano, che è alla base di molta musica di Chopin». (Maria Cristina Mohovic, allieva, insegnante al Conservatorio di Bolzano) «Infine, pronti “al centotrenta per cento per arrivare almeno all'ottanta per cento”, come amava ripetere, si giungeva al giorno fatidico del concerto; ci raccomandava di arrivare in anticipo nella sala per tentare di “riempirla di suono” ancora prima di iniziare e, una volta seduti al pianoforte, immaginare di trovarsi all'interno di uno spazio circolare ove cercare energia e concentrazione. E trovare “unicamente dentro la tastiera la calma della mano e del cuore”». (Olga Schevkenova, allieva, insegnante al Conservatorio di Milano) «La scelta della postura al pianoforte dipende da tanti fattori, anche dall'aspetto fisico. Michelangeli era un bellissimo uomo, alto, magro, con un rapporto armoniosissimo fra corpo e arti. Le mani erano grandi, prendeva con facilità la decima, il palmo era largo e solidissimo, le dita robuste. Il rapporto delle lunghezze fra busto, braccio, mano, dito era tale che il peso del retro braccio veniva facilmente, direi “naturalmente”, convogliato sulla punta del dito, che lo trasferiva sul tasto... Non inclinava il busto oltre l'angolo critico, arretrava raramente il piede sinistro, non avanzava la spalla destra, non chinava neppure la testa né in avanti, fissando la tastiera, né all'indietro, guardando verso l'alto. E, detto per inciso, il suo viso rimaneva impassibile, e non canticchiava mai». (Piero Rattalino, storico del pianoforte) «Il solismo è un incubo, una catena. O si è dei placidi alla Magaloff, o dei mostri sacri alla Rubinstein... Ma se il temperamento naturale ha risvolti psicologici e contempla anche interessi estranei alla tastiera, il solismo induce saturazione, angoscia, perfino avversione... Tenga presente che un pianista come Horowitz è stato dieci anni senza suonare, per usura nervosa... Mi ricordo di una settimana a Napoli. Benedetti doveva incidere con l'Orchestra Scarlatti, e non incise niente. Lo incontravo ogni mattina all'Excelsior egli dicevo: “Oggi incidi?”; mi rispondeva: “Non so, non trovo il suono”». (Gianandrea Gavazzeni, direttore) «Il problema era di portarlo al pianoforte. Nel 1979, quando a Vienna incidevamo i Concerti di Beethoven, aveva a disposizione cinque pianoforti e decidere quale usare per lui era un grande problema: conosceva come nessun altro la meccanica dello strumento e perciò aveva sempre con sé un accordatore. Non le dico come lo faceva tribolare perché ogni nota, ogni suono doveva essere quello e non poteva essere altro che quello, e lui sapeva come e perché. Perciò il problema era quello di fare uscire un pianoforte in palcoscenico. Da quel momento in poi, quando lui si sedeva, i problemi erano finiti». (Carlo Maria Giulini, direttore) «Era in grado di rilevare infallibilmente differenze minime quali, e non esagero, lo spessore di un foglio di carta velina; le prime volte credevo si trattasse di un caso, ma mi dovetti poi ricredere perché compresi quanto grande fosse la sua sensibilità ai minimi particolari; era così sensibile all'aria condizionata perché il grado di umidità, che può oscillare dal 40 al 70% ed oltre, cambia l'insieme del peso della tastiera. Inoltre il cambiamento di umidità può far variare la reazione delle molle, ma anche l'aderenza della meccanica sul tavolaccio squinternando tutto il lavoro sin lì fatto e provocando una disuguaglianza che il Maestro non poteva assolutamente tollerare. In certi momenti avevo l'impressione che cercasse nel pianoforte il contatto della corda che si ottiene col clavicordo, tanto viscerale era il suo rapporto col suono». (Angelo Fabbrini, accordatore) «Aveva studiato composizione, conosceva il travaglio costituito dal riempire quel “deserto” che è la pagina vuota, e questo gli permetteva di intuire cosa si celasse dietro al segno di un autore. L'osservazione diretta e profonda del brano, da attuarsi eventualmente a tavolino, è quindi premessa fondamentale per possedere pienamente il senso formale richiesto a un interprete». (Isacco Rinaldi, pianista e amico) «Esiste una regione trascendentale della tecnica, fatta di qualità e di controllo della sonorità, dove in questo secolo pochissimi artisti eccelsero e Michelangeli ne possedeva il segreto». (**) (Maurizio Pollini, pianista) «…Ma sopra tutti Benedetti Michelangeli, forse il più grande come artigiano del pianoforte. Elegante, semplice, riservato. Non era un intellettuale, e forse non era neppure consapevole fino in fondo del suo talento. Studiava in modo maniacale, per potersi dare una ragione di un dono che invece gli veniva dal cielo». (***) (Ramin Bahrami, pianista) ———————— (*) Da un’intervista al Corriere del Ticino, raccolta da Carla Jelmorini. (**) Dal volume “Il grembo del suono” (Editore Skira), pubblicato in occasione della mostra dedicata a Benedetti Michelangeli dalla città di Brescia nel 1996. (***) Da un’intervista di Enrico Regazzoni per Repubblica. Tutto questo materiale, eccetto l’intervista a Ramin Bahrami, è tratto dal libretto che accompagna il cofanetto “Arturo Benedetti Michelangeli: The Complete EMI Recordings” della EMI Classics. La fotografia è tratta dalla copertina del disco "Debussy: Préludes, Volume I" (DG 413 450-2). Chiudo consigliandovi l'ascolto di questa sua interpretazione della Ballata n. 1 in sol minore, op. 23 di Chopin, tratta da Google Video. 12/26/2007 Albert Schweitzer![]() Proprio ieri mattina Rai Tre ha trasmesso un documentario su Albert Schweitzer. Colgo quindi l’occasione per ricordare questa figura storica, e lo faccio con l’aiuto del maestro Federico Borsari, del quale riporto il seguente articolo (testo di colore nero) tratto dal suo sito internet e a cui mi permetto di aggiungere qualche nota citando informazioni per lo più tratte dal succitato documentario. «E' molto difficoltoso
parlare in qualsivoglia maniera di un personaggio come Albert Schweitzer. Morto
nel 1965 in Africa, nell'ospedale che egli stesso aveva fondato per curare i
lebbrosi, nel giro di pochi anni è stato quasi completamente dimenticato,
obnubilato da quella grande massa di pseudo-filantropi che mai come oggi
trovano modo di parlare troppo ed agire poco, esattamente il contrario di
quanto aveva fatto questo grande alsaziano, che, avendo in una tasca la laurea
in Filosofia conseguita alla Sorbona e nell'altra la brillante carriera di
organista concertista, allievo nientepopodimeno che di Charles-Marie Widor,
all'età di soli ventotto anni, dopo aver letto un opuscolo missionario e dopo
essersi reso conto che in Africa c'era molta gente che stava molto, ma molto
peggio di lui, consegue anche la laurea in Medicina e, detto fatto, si imbarca
sul primo vapore diretto in Africa e non appena arrivato vi fonda un ospedale
che funzionerà per oltre cinquant'anni, alleviando le sofferenze fisiche di
migliaia e migliaia di disperati. L'articolo precedente è opera del maestro Federico Borsari.
(**) Quando Schweitzer
tornò a Lambaréné dopo la prima guerra mondiale, dovette praticamente ricominciare
tutto da capo poiché l’ospedale era andato in rovina, essendo stato totalmente
dismesso. (***) sembrò, all’epoca, che nessuno prima di lui avesse veramente meritato quel premio. Aggiungo ora qualche altra informazione che ho appreso dal documentario trasmesso. A causa del suo impegno in africa, Schweitzer vedeva raramente la moglie e la figlia, che vivevano in europa; per questo manteneva una fitta corrispondenza con loro, come pure con i suoi colleghi musicisti e intellettuali; passava sere, notti, a scrivere. Con gli intellettuali discuteva dei problemi che affliggevano il mondo in quei periodi, in particolare della minaccia nucleare, cercando, con il loro aiuto, soluzioni concrete.
12/12/2007 Trilogia «Karl Richter in München»La trilogia di documentari in DVD «Karl Richter in München» ripercorre e documenta minuziosamente tutta l’attività di Karl Richter a partire dal 1951 fino alla sua prematura scomparsa nel 1981 con l’ausilio di filmati e registrazioni d’epoca, locandine, articoli di giornale e soprattutto grazie alle preziose testimonianze di molti solisti, coristi e strumentisti che hanno lavorato con lui e che Johannes Martin, lui stesso membro del Münchener Bach-Chor dal 1965 al 1970, ha potuto intervistare in questi ultimi anni. Ognuno dei tre volumi è organizzato in ordine cronologico, ma i vari volumi non procedono in serie tra loro come si potrebbe pensare: tutti e tre percorrono il trentennio ’51-’81 ma ciascuno con un diverso punto di vista. Il primo volume, intitolato «Solisti - Concerti - Tournée», dà un inquadramento generale abbastanza completo dell’attività del maestro e della sua orchestra nell’arco del trentennio 1951-1981 inclusi gli ultimi mesi di vita; abbiamo così la possibilità di venire in contatto con la realtà di Richter e del coro e orchestra Bach di Monaco. Il secondo volume, «Bach-Chor e Bach-Orchester» è dedicato in particolare alle caratteristiche del coro e dell’orchestra e all’attività di Richter come direttore. Si assiste dunque al progressivo sviluppo del coro e all’avvicendamento dei vari solisti, molti dei quali sono oggi di fama mondiale, e non parlo solo dei cantori, basti pensare a Maurice André, che fu membro dell’orchestra per alcuni anni. Il terzo e ultimo volume, «Fascino e interpretazione», analizza più da vicino la figura di Karl Richter, cerca di spiegare l’influenza che aveva sui coristi e sugli strumentisti, ma non solo: buona parte di questo volume è dedicata alle sue capacità di solista, come organista o clavicembalista, e di improvvisatore quando ad esempio si trovava a suonare il basso continuo delle composizioni di Bach; poiché infatti l’indicazione del basso continuo è solo di massima, ogni esecuzione risultava unica. I racconti dei testimoni ci presentano quei lati di Karl Richter che molti di noi non hanno potuto conoscere: il rapporto che aveva con i musicisti, i criteri con cui sceglieva i componenti, il modo di spiegare ed insegnare la musica agli studenti, il carattere, il carisma. Tra le testimonianze più significative troviamo a mio avviso quelle del solista basso Kieth Engen e del flautista Aurèle Nicolet, i quali, avendo avuto un rapporto particolarmente stretto con Karl Richter, raccontano spesso episodi a cui hanno assistito, che dimostrano chiaramente il valore artistico del maestro. Le numerose interviste ai testimoni, che costituiscono gran parte del documentario, sono inframmezzate da estratti musicali più o meno ampi oppure da filmati d’epoca riguardanti attività concertistiche, prove o audizioni. Nelle prove si nota la capacità che aveva Richter di comunicare con gli esecutori, di far «scorrere» la musica attraverso di lui, capacità propria di pochi altri direttori nella storia. Nel terzo volume inoltre si trovano confronti tra diverse direzioni dello stesso Richter in cui vengono fatte notare scelte interpretative spesso diametralmente opposte tra loro, in particolare per quello che riguarda i tempi. Si tratta dunque di una documentazione che non dovrebbe mancare nelle videoteche degli estimatori di Karl Richter. Una miniera di informazioni che sarebbe praticamente impossibile reperire autonomamente e che permette anche di apprezzare qualche dettaglio delle sue interpretazioni che magari ci è sempre sfuggito, pur avendole ascoltate e riascoltate dai dischi. A chi, come me, non ha avuto anagraficamente la possibilità di assistere a nessun concerto diretto dal «professor Richter», consiglio a maggior ragione questa trilogia che racconta un pezzo di storia della musica, che è anche storia dell’arte (cosa che in Italia si tende troppo spesso a dimenticare). Tutti i DVD contengono due tracce audio: una in tedesco e un’altra identica ma con una traduzione simultanea in inglese. Coloro che hanno una conoscenza anche solo scolastica dell’inglese non dovrebbero incontrare grosse difficoltà di comprensione, anche se dovranno quasi certamente ascoltare più volte alcuni passi a causa di qualche vocabolo o forma che potrebbe essere poco familiare. Riassunto della trilogia ‘Karl Richter in Munich’ in DVD: Parte I: Solisti-Concerti-Tournée Doppio DVD, Durata: 135 minuti (tedesco/inglese) ISBN 978-3-00-019277-8 Uscita: settembre 2006 Parte II: Bach-Chor e Bach-Orchester DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese) ISBN 978-3-00-020726-6 Uscita: marzo 2007 Parte III: Fascino e interpretazione DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese) ISBN 978-3-00-022647-2 Uscita: novembre 2007 Per ulteriori informazioni sulla trilogia Karl Richter in München consultare il sito omonimo http://karlrichtermunich.blogspot.com, che è curato direttamente da Johannes Martin, autore di questi tre documentari. |
«...e il naufragar m'è dolce in questo mare»
Thaikovsky02wrote:
![]() <Ciao Amoreee! Sono il tuo polipetto paffutoo>
Nov. 7
Thaikovsky02wrote:
![]() Il mio dolce wall-e... Sei proprio unico , Alberto.
Oct. 22
Thaikovsky02wrote:
![]() Senza te, Alberto, non ci sarebbe vita... Sarebbe tutto arido e inanimato
Oct. 17
Thaikovsky02wrote:
![]() Con te si colora ogni cosa.. Non potrei vivere senza di te.
Oct. 12
Thaikovsky02wrote:
![]() Stupendo stare insieme a te.. Sai indicarmi qualcosa più dolce del tuo cuore? Nulla , direi..
Oct. 6
Thaikovsky02wrote:
![]() Siamo in autunno, è vero, ma con te, Alberto, vivo sempre nella primavera dell'anima. Ti Amo
Oct. 1
Thaikovsky02wrote:
![]() Stupendo il concerto di ieri.. A dire il vero, sei tu la Musica più Sublime che possa esistere...
Sept. 29
Thaikovsky02wrote:
![]() <Sei il mio dolcetto preferitoo>
Sept. 25
Thaikovsky02wrote:
![]() Solo tu, Amore, hai accesso al mio cuore, lo conosci per intero, ne fai parte..
Sept. 21
Thaikovsky02wrote:
![]() Potrei dirti di amarti come il primo giorno... Non può essere così.. Ti Amo più di ieri e meno di domani
Sept. 17
Thaikovsky02wrote:
![]() Sei tutto il mio Universo.. Ti Amo Tua per sempre, Valentina
Sept. 13
Thaikovsky02wrote:
![]() 4 mesi.. il tempo scorre veloce e ogni attimo è meraviglioso insieme a te.. Ti Amerò Sempre
Sept. 11
Thaikovsky02wrote:
![]() Sei dolcissimo , Amore... I tuoi occhioni sono così splendidi..
Sept. 10
Thaikovsky02wrote:
![]() E' il tuo Amore, Alberto, solo il tuo , ad esplodere ogni giorno nel mio cuore
Sept. 4
Thaikovsky02wrote:
Ti Amo Tantissimo Amoreeee!!!! (scrivo da casa di mia cugina!!!) Ti penso tantissimo, sei sempre con me Alberto
Aug. 2
Thaikovsky02wrote:
![]() Ti Amo più della mia stessa vita, Alberto Mio..
July 29
Thaikovsky02wrote:
![]() Sei tutte le mie ragioni, Alberto mio. Io Vivo per Te, solo per Te. Le parole sono ormai poche , troppo poche per descrivere l'Immenso Amore che provo per te. Basteranno i nostri sguardi..
July 28
Thaikovsky02wrote:
![]() Più penso a te, a noi due, alla fortuna che ho ad avere te, più il mio cuore si riempie di gioia infinita, pura, autentica, incondizionata..
July 23
Thaikovsky02wrote:
![]() Sei il mio Sole, Alberto. Sei tutto ciò che di più bello possa esistere. Sei tutte le mie ragioni. Sei il mio Amore Eterno.
July 20
Thaikovsky02wrote:
![]() Sai sempre sorprendermi con la tua straordinaria semplicità. Ti Amo Alberto , per sempre
July 17
Thaikovsky02wrote:
![]()
July 15
Thaikovsky02wrote:
![]() Ti Amo Alberto
July 14
Thaikovsky02wrote:
![]() I nostri cuori sono per sempre legati uno all'altro con fiocchi di infinita dolcezza. Ti Amo Alberto Mio
July 13
Thaikovsky02wrote:
![]() Il mio cuore sarà sempre tuo. Un dolce pensiero per te in occasione dei primi due mesi passati insieme..
July 11
Thaikovsky02wrote:
![]() Sei tutti i colori della mia vita.. Ti amo più di ogni altra cosa
July 9
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|