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Alberto

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Valentina ed io









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Alberto * Musica classica ieri e oggi *

La qualità viene prima dell'esistenza stessa
3/19/2009

Gran Torino


Locandina di Gran Torino
Biglietto del cinema per Gran Torino

Capolavoro.
1/31/2009

Perché


Perché all'Auditorium Parco della Musica non c'è un organo? Com'è potuta accadere una cosa simile a Roma, nel ventunesimo secolo?

Come si fa ora con la Sinfonia delle Alpi e con Così parlo Zarathustra di Richard Strauss? Come si fa con la terza sinfonia di Saint-Saëns, e poi la Manfred di Tchaikovsky, la seconda e l'ottava di Mahler, I pianeti di Holst, e chissà quante altre composizioni mi sfuggono; senza parlare poi delle opere: Cavalleria rusticana di Mascagni tanto per citarne una.

Sala Santa Cecilia: interno

Una cattedrale senza campanile...

Un documento interessante: Premio Valentino Bucchi XXIX edizione (pagg. 4-5) [PDF, 106 KB, si apre in una nuova finestra/scheda]
Foto tratta da http://www.thema96.it.
1/27/2009

Ewald Kooiman †


Lutto nel mondo dell'organo: domenica 25 gennaio 2009 uno dei più eminenti organisti e musicologi dei nostri giorni, Ewald Kooiman, è improvvisamente mancato mentre si trovava in vacanza in Egitto,
all'età di settant'anni.

Ewald Kooiman

Tradotto dal sito ufficiale di Ewald Kooiman:

Nato nel 1938, era conosciuto in tutto il mondo come organista ed editore delle importanti serie di pubblicazioni "Incognita Organo" e "Repro Organo", circa 50 volumi di musica organistica dal XVII al XIX secolo. E' stato molto richiesto per diversi anni come insegnante di Bach e di musica classica francese. Ha partecipato a molti importanti festival ed è stato autore di una sessantina di incisioni. Ha registrato su LP l'integrale delle composizioni per organo di J. S. Bach su organi storici in Olanda, Germania, Francia e Svizzera; nel 1997 ha completato il suo secondo ciclo di incisioni dell'intergrale organistico bachiano, sempre su organi storici in Olanda e in Germania.
Ewald Kooiman è comparso in televisione e in radio in diverse nazioni e ha tenuto concerti e masterclass nella maggior parte degli stati europei, in Giappone, in Korea, in Sudafrica e negli Stati Uniti. E' stato professore di Ars Organi alla Libera Università di Amsterdam e Professore di Organo al conservatorio Sweelinck di Amsterdam. Ha insegnato l'interpretazione delle opere per organo di Bach alla famosa International Summer Academy di Haarlem.

Ewald Kooiman ha pubblicato vari libri e diversi articoli in varie lingue sull'interpretazione della musica d'organo del XVIII e XIX secolo.

E' membro onorario della Royal Dutch Society of Organists. Nel 2003 la Regina olandese gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere.
Video di Ewald Kooiman all'organo su YouTube:
Toccata in re minore, BWV 913
Corale "Aus tiefer Not schrei ich zu dir", BWV 1099

Fonti:
http://www.refdag.nl/artikel/1387820/In+memoriam:+Ewald+Kooiman+(1938-2009).html
http://www.organist.nl/wcms/modules/news/article.php?storyid=3001

12/28/2008

Fuori catalogo


Copertina del box 'Karl Richter: A Universal Musician'

Il cofanetto Karl Richter: A Universal Musician, edito dalla Deutsche Grammophon nel giugno del 2006 (codice prodotto: 477 6210), non è più in vendita presso i negozi di dischi. Il box risulta ancora disponibile sul sito della casa discografica sotto forma di download MP3 o invio postale.

L'uscita di catalogo può risalire al massimo all'ottobre 2008 dato che il cofanetto è citato nella brochure della promozione "Box irresistibili" risalente al settembre dello stesso anno:

Karl Richter / Musiche di J. S. Bach, Haendel, Mozart, Brahms, Haydn, Schütz, Scarlatti, Mendelssohn-Bartholdy, J. C. Bach, Liszt. / Karl Richter: clavicembalo, organo e direttore / Berliner Philharmoniker / Münchener Bach-Orchester / 477 6210, ADD, 8 CD, Euro 39.20, DG

Ciò significa che potrebbe essere possibile trovarlo ancora in qualche negozio.

Ecco altri album di Karl Richter posti fuori catalogo in tempi più o meno recenti ma acquistabili in formato MP3 presso il sito della Deutsche Grammophon; riporto solo quelli contenenti registrazioni irreperibili, non ripubblicate in nessun altro album:
12/1/2008

Cofanetti a metà prezzo


Offerte box Deutsche Grammophon, Decca e Philips, 2008

Ultimo mese di sconti per i cofanetti di musica classica della Deutsche Grammophon, Decca e Philips, proposti solitamente a un prezzo di circa 9 euro a CD e oggi disponibili eccezionalmente a meno di 5 euro a disco fino a fine anno. Sebbene il catalogo ufficiale indichi 4.90 euro/disco come prezzo suggerito, è possibile trovare offerte ancora più vantaggiose presso alcuni rivenditori.

Dal sito www.universalmusic.it:
CAMPAGNA BOX IRRESISTIBILI 2008
Torna la grande campagna dedicata alle più importanti integrali Deutsche Grammophon, Philips e Decca
236 Box Irresistibili offerti ad un prezzo incredibile
Solo euro 4,90 a CD

Inoltre
27 Album della serie Gold, 3 CD a soli euro 16,90
25 Box prodotti in esclusiva per l'Italia
7 Box Super budget tra cui 2 novità

Iniziativa valida solo fino al 31 dicembre 2008.

A questo punto non posso non suggerire qualche buon acquisto per sfruttare queste offerte:
9/14/2008

Melchiorre Gioia e la Repubblica Italiana


Melchiorre Gioia

Prima di proporvi questo breve brano di Melchiorre Gioia, tratto da "Dissertazione sul problema: quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell'Italia" (Opere minori), ricordo solo qualche data importante:
1767: nasce Melchiorre Gioia
1829: muore Melchiorre Gioia
1847: inizia il Risorgimento
1861: nasce il Regno d'Italia
1946: nasce la Repubblica Italiana

Buona lettura.

«Italiani di tutte le età, di tutte le condizioni! la natura vi chiama alla marina, all'agricoltura, all'arti, al commercio ed alle scienze. Ella vi ha prodigalizzato i suoi tesori, ella vuole che facciate una figura brillante in mezzo alle altre nazioni. Comparite dunque colle doti che vi sono necessarie: come uomini, la libertà; come socievoli, l'eguaglianza; come italiani, l'unione: cercate la forza nei buoni costumi e nelle virtù; l'entusiasmo nell'amor della gloria; la felicità in una sola repubblica indivisibile, o preparatevi a cadere nella tomba del dispotismo o nei vortici dell'anarchi
a».

(Fotografie di Giovanni Dall'Orto, 2007 - Licenza "Creative Commons")
9/1/2008

L'organo F.A.O. della Chiesa Abbaziale di Santa Maria e i XII Apostoli (Bagnara Calabra)


L'organo F.A.O. della Chiesa di S. Maria e i XII Apostoli (Bagnara C.)

L'organo F.A.O. della Chiesa Abbaziale di Santa Maria e i XII Apostoli (Bagnara Calabra)

Disposizione fonica:

I. Organo (Positivo)
Principale 8'
Flauto 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Sesquialtera 2F
Ripieno 4F

II. Organo (Grand'organo)
Principale 16'
Principale 8'
Flauto 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Duodecima 2-2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 4F
Tromba 8'
Chiarina 4'
Squillo 8'
Squillo 4'
Voce umana 8'

III. Organo (Recitativo)
Bordone 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Ottavino 2'
Cornetto 2F
Ripieno 2F
Tromba armonica 8'
Oboe 8'
Voce celeste 8'
Tremolo

Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Decimaquinta 2'
Trombone 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Squillo 8'
Squillo 4'
Effetti
Campane tastiera
Campane pedale
Campane dolci

Unioni
I-Ped.
II-Ped.
III-Ped.
I-II
III-II
III-I

Accoppiamenti
Acuta I Ped.
Acuta II Ped.
Acuta III Ped.
Grave I
Acuta I
Grave III-I
Acuta III-I
Grave I-II
Acuta I-II
Acuta II
Grave III-II
Acuta III-II
Grave III
Acuta III

Annullatori
Ance II
Ance III
Ance pedale
Ance generale
Ripieni
Gravi
Acute
















8/8/2008

Brahms: Complete Organ Works - Robert Parkins


Copertina CD Brahms-Parkins

Johannes Brahms (1833 - 1897): Complete Organ Works

1. Prelude and Fugue in G Minor
2. Fugue in A Flat Minor
3. Eleven Chorale Preludes, Op. 122
4. Chorale Prelude and Fugue on "O Traurigkeit, O Herzeleid"
5. Prelude and Fugue in A Minor

Robert Parkins
Organo Flentrop della Duke Chapel, Duke University, Durham, U.S.A.

Naxos - 8.550824

Di seguito riporto, tradotte e in colore nero, le note dell'organista Robert Parkins sulle composizioni per organo di Johannes Brahms, più una breve biografia dello stesso organista. Note tratte dal sito www.naxos.com.


La maggior parte degli ascoltatori non pensa a Johannes Brahms (1833-1897) come a un compositore di musica per organo poiché di lui ci vengono in mente subito le sinfonie, i concerti, composizioni per piano, musica da camera - o forse il Requiem tedesco. Eppure l'ultimissima composizione scaturita dalla penna di Brahms è stata una raccolta di Preludi corali per organo, pubblicati postumi nel 1902. E' piuttosto curioso che le sue precedenti composizioni per questo strumento risalgano invece a molti anni prima.

Nel 1850, quando Brahms era ancora un giovane pianista e compositore, egli accennò alla sua aspirazione di diventare un virtuoso dell'organo. Sebbene avesse trovato il complesso strumento più difficile da dominare di quanto avesse pensato, iniziò a comporre seriamente per organo. Tra i suoi primi tentativi vi foruno due preludi e fughe, una cosciente emulazione di una forma sviluppata nel periodo barocco, ma filtrata attraverso il linguaggio armonico di Brahms stesso. Egli considerò entrambi questi lavori come progetti da principiante, non degni di essere pubblicati, e pare che pensasse che i manoscritti fossero andati distrutti. Furono in realtà ritrovati molto tempo dopo, e pubblicati nel 1927, trent'anni dopo la morte del compositore.

Il Preludio e fuga in sol minore, il secondo e più maturo dei due, fu scritto nel 1857. Il fiammeggiante preludio richiama lo stile rapsodico dei preludi e delle toccate scritte dai precedenti compositori tedeschi come Buxtehude o anche il giovane J. S. Bach. Brahms fu un appassionato studente della musica scritta prima del diciannovesimo secolo, e non è una coincidenza che spesso abbia scritto lui stesso seguendo forme musicali arcaiche.

Il contrappunto, specialmente il canone e la fuga, assorbirono l'attenzione di Brahms durante questo periodo in particolare. La prima versione della sua Fuga in la bemolle minore, completata nel 1856, fu successivamente revisionata e pubblicata nel 1864 (come supplemento al giornale "Allgemeine musikalische Zeitung"). Il preludio che la accompagnava in questa chiave inconsueta, è andato perduto - sempre se sia mai stato completato - ma la fuga, intima (riporta l'indicazione "langsam"), si regge da sé, come una creazione di artigianato magistrale e di sentimento profondo. L'ingegnosità contrappuntistica di Brahms è evidente sin dall'inizio, quando al soggetto principale, di grande espressività, risponde l'inversione dello stesso.

Dopo il 1860 Brahms abbandonò la composizione per l'organo, eccezion fatta per la revisione di vecchi componimenti per la pubblicazione; tuttavia in vecchiaia, proprio poco prima della morte della sua cara amica Clara Schumann, Brahms tornò a scrivere per l'organo. Ne risultarono gli Undici preludi corali, completati nel maggio e nel giugno del 1896, i quali rappresentano una vetta nella letteratura organistica romantica tedesca. Molti sono piuttosto brevi e simili, nella forma, ai pezzi dell'Orgelbüchlein di J. S. Bach (un ciclo di 45 preludi corali per l'anno liturgico), dato che le frasi della melodia del corale, semplice o abbellita, non sono separate da lunghi interludi.

Tuttavia ad aprire la raccolta troviamo una notevole eccezione. "Mein Jesu, derdu mich", una tra le frasi più trattate nell'ambito barocco del preludio corale in stile Pachelbel, adombra ogni frase della melodia dell'inno con l'imitazione fugale di un soggetto derivato da quella stessa frase. Brahms era particolarmente affezionato ai corali "O Welt, ich muss dich lassen" e "Herzlich tut mich verlangen", e scrisse per ognuno due versioni contrastanti tra loro. Come per "Herzliebster Jesu" e "Herzlich tut mich erfreuen", i loro testi riguardano temi legati alla fine della vita: la passione di Gesù Cristo, la morte e l'aldilà. Appena superata la metà della raccolta troviamo "O Gott, du frommer Gott", una composizione potente in cui la melodia suona a mezza voce su un manuale secondario, fino all'ultima frase. A bilanciare le pesanti strutture che caratterizzano molti di questi preludi, ne troviamo tre più pacati, senza pedale: "O wie selig seid ihr doch", ihr Frommen", altra riflessione sulla morte e l'eternità, lo splendido inno di comunione "Schmücke dich, o liebe Seele", e la dolce melodia natalizia "Es ist ein Ros' entsprungen".

Nel 1857, molti anni prima di dedicarsi ai temi eterni in parecchi dei suoi undici corali, Brahms aveva già scritto un bellissimo preludio corale su "O Traurigkeit, o Herzeleid". Una fuga basata sulla melodia di questo corale vi fu apposta qualche tempo dopo, e una versione revizionata del preludio corale seguito dalla fuga venne pubblicato nel 1882, ancora una volta come supplemento musicale di un periodico, "Musikalisches Wochenblatt". Il soggetto della fuga è derivato dalla melodia dell'inno, mentre il corale, disadorno, appare in lunghe note di pedale. Come la fuga in la bemolle minore, è lento, (l'indicazione di tempo è Adagio), e la risposta al soggetto è invertita allo stesso modo.

Il preludio e fuga in la minore, apparentemente il primo saggio di composizione organistica di Brahms, fu inviato a Clara Schumann come regalo per celebrare il compleanno del compositore stesso nel 1856. La mancanza di maturità ed eleganza che vi si riscontra è più che compensata dalla sua energia e impetuosità giovanile, ma non a scapito della sperimentazione, con artifici contrappuntistici di antica tradizione. In particolare il soggetto della fuga - già anticipato nella parte di pedale del breve preludio - compare anche in inversione, precedendo un'altra trasformazione per augmentationem. Analogamente a molti dei primi preludi e fughe di Bach, il contrappunto di Brahms si dissolve verso la fine nello stile libero del preludio, e la frase finale del soggetto è quasi seppellita da un raffica furiosa di note.

Robert Parkins

L'organista americano Robert Parkins ha studiato all'università di Cincinnati con Gerre Hancock e all'università di Yale con Charles Krigbaum, Michael Schneider e con il clavicembalista Ralph Kirkpatrick. Ha continuato i suoi studi come studente Fulbright a Vienna, con Anton Heiller. Ha tenuto concerti in tutti gli Stati Uniti, in America centrale e in Europa, specializzandosi nella letteratura iberica per tastiera e nella musica per organo romantica tedesca. Le sue registrazioni da solista includono musiche spagnole e portoghesi eseguite all'organo e al clavicembalo, così come composizioni per organo di Mendelssohn e di Brahms. Attualmente è organista universitario e professiore associato di pratica della musica alla Duke University.

Le esecuzioni dei preludi e fughe sono curate nei dettagli: la dinamica e le registrazioni sono abbastanza varie, in particolare il Preludio e fuga in sol minore è assolutamente da non perdere, ho avuto modo di ascoltarne anche altre interpretazioni e questa mi sembra la più rifinita; unico, nonché essenziale, a mio avviso, è il crescendo che inizia al minuto 5:44. Non gradisco alcune scelte sui tempi per quel che riguarda i corali op. 122, ma si tratta di gusti, e non posso negare di essere stato condizionato dall'ascolto dell'esecuzione di Karl Richter del 1964 all'organo della Herkules-Saal, che infatti resta quella che preferisco (contenuta nel Box "Karl Richter - A Universal Musician" della Deutsche Grammophon).

Purtroppo l'organo scelto non dispone di nessuna ancia di 32' al pedale, che invece ritengo fondamentale soprattutto per gli autori romantici, in realtà lo strumento non dispone di nessun registro di 32', e infatti Parkins si affida, devo dire molto abilmente, alla Quint 10-2/3' unita al Prestant 16' per ottenere un effetto 32' al pedale (molto lontano comunque dall'effetto di un'ancia). La disposizione è pubblicata a fondo articolo, ed è tratta dal sito della Duke Chapel.

Dal punto di vista tecnico il disco è discreto: la risposta in frequenza e la dinamica si attestano su valori in linea con quelli delle registrazioni digitali degli anni '90 ma in qualche passaggio forte c'è qualcosa che satura (non so se microfono o registratore, ma si sente la distorsione), un difetto assolutamente indesiderabile e che sarebbe stato opportuno prevedere ed evitare.




Hoofdwerk
Fluework
Prestant 16'
Bourdan 16'
Octaaf 8'
Octaaf 4'
Quint 2-2/3'
Terts 1-3/5'
Mixtuur 2'
Scherp 1'
Cornet (from C3)
Reedwork
Bombarde 16'
Trompette 8'
Clairon 4'
Trompet 8'
Trompeta Magna (from C3) 16'
Clarin (from C3) 8'
Trompeta Batalla (C1 - B2) 4'

Rugwerk
Fluework
Prestant 8'
Gedekt 8'
Octaaf 4'
Fluit 4' (gedekt)
Nasard 2-2/3' (roerfluit)
Octaaf 2'
Fluit 2'
Terts 1-3/5'
Larigot 1-1/3'
Sesquialter 2-2/3'
Sesquialter 1-3/5'
Mixtuur 2'
Scherp 1'
Reedwork
Cromorne 8'
Schalmey 8'
Trompet 4'





Echo
Fluework
Gedekt 8'
Prestant 4'
Fluit 4' (C' - E' gedekt)
Nachthoorn 2'
Cornet (from C3)
Reedwork
Hautbois 8'

Bovenwerk
Fluework
Prestant 8'
Baarpijp 8'
Gedekt 8'
Quintadeen 8'
Octaaf 4'
Roerfluit 4'
Nasard 2-2/3' (C1 - B2 gedekt)
Fluit 2'
Terts 1-3/5'
Sifflet 1'
Mixtuur 2'
Reedwork
Trompet 8'
Hobo 8'
Fox Humana 8'

Pedaal
Fluework
Prestant 16'
Subbas 16'
Quint 10-2/3' (gedekt)
Octaaf 4'
Quint 5-1/3'
Octaaf 4'
Nachthoorn 2'
Mixtuur 4'
Reedwork
Bazuin 16'
Trompette 8'
Trompet 8'
Clairon 4'
Zink 2'

6/26/2008

Peter Hurford e l'organo Rieger del duomo di Ratzeburg


Peter Hurford

Peter Hurford

(Traduzione in italiano della biografia di Peter Hurford tratta dal sito www.bach-cantatas.com.
La fotografia che lo ritrae è presa dalla copertina del CD "The Art of Peter Hurford", Decca, 2005)


Nato il 22 novembre 1930 a Minehead, Somerset, Inghilterra.

L'organista e compositore inglese Peter Hurford ebbe come primo insegnante Harold Darke, celebre e stimato organista e compositore inglese, poi continuò dedicandosi contemporaneamente allo studio della musica e della giurisprudenza presso lo Jesus College, Cambridge University, conseguendo la laurea in entrambe le discipline. Grazie alle lezioni prese a Parigi dall’organista francese non vedente André Marchal, Hurford affrontò la musica barocca, con particolare attenzione a J. S. Bach ed ai maestri francesi, apprendendo anche le grandi capacità di improvvisatore dell’insegnante.

Le singolari opinioni di Peter Hurford sull’autentico stile esecutivo presero forma in quello stesso periodo e fuorono ben presto messe in pratica una volta ricevuta la nomina di maestro di cappella (organista e direttore di coro) presso l'abbazia di St. Albans, nel 1958. Lì si dedicò alla sperimentazione ed alla ricostruzione dell’organo secondo le proprie convinzioni, attirando in breve l'attenzione di altri organisti inglesi insoddisfatti dal tradizionale e spesso goffo stile barocco che si ascoltava abitualmente nelle chiese inglesi. Nel 1963 istituì una competizione organistica che aveva anche lo scopo di far conoscere il nuovo organo Harrison & Harrison da lui progettato assieme a Ralph Downes. Tale iniziativa ebbe successo principalmente per la crescente reputazione che il giovane Hurford andava acquistando in Inghilterra e all'estero, grazie alle sue originali idee sullo stile esecutivo autentico. Lì, organisti affermati e studenti potevano ascoltare e discutere assieme diverse esecuzioni e condividere le ultime scoperte sullo stile esecutivo, la registrazione ed il repertorio. Tutto ciò si sviluppò nel St. Albans International Organ Festival, un festival organistico conosciuto in tutto il mondo, che annovera tra i vincitori delle passate edizioni molti grandi nomi della musica organistica attuale, come Dame Gillian Weir, David Sanger, Thomas Trotter e Kevin Bowyer. Più di un concorrente si considera fortunato per aver ricevuto una copia autografata dell'integrale delle composizioni di Bach per organo eseguito da Hurford.

Peter Hurford ha goduto di un'invidiabile reputazione sia per le sue esecuzioni all'organo sia per la sua competenza in ambito musicale. Quest'ultima non solo ha prodotto una revisione della prassi esecutiva nella musica antica, ma anche nelle idee sulla costruzione degli strumenti su cui detta musica dovrebbe essere eseguita. Le sue numerose incisioni per l'etichetta Decca/London lo hanno reso leggendario e le sue esecuzioni dal vivo, accolte positivamente dalla critica, hanno dato vita a numerose discussioni sulla prassi esecutiva e sull'arte della costruzione degli organi. Hurford è noto principalmente per le sue interpretazioni bachiane ma la sua competenza non si limita a Bach: il suo repertorio si estende da Couperin ai compositori romantici. Le sue esecuzioni eccellono per quel che riguarda l'attenzione al dettaglio stilistico. Il suo stile è noto per l'articolazione pulita ed i tempi appropriati. I suoi tempi, spesso vivaci, e la varietà della registrazione hanno notevolmente cambiato l'esecuzione organistica.

Dopo decenni trascorsi a St. Albans, Peter Hurford si dimise per potersi dedicare alla carriera di concertista. Da quel momento le sue registrazioni hanno reso il suo nome familiare anche a coloro che mai l'avevano ascoltato dal vivo. Oltre ad apparire nei concerti, Hurford iniziò a dedicare parte del proprio tempo all'insegnamento e divenne lui stesso uno studente-ospite in diverse località, specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti. Ha raccolto le sue idee, elaborate nell'arco di diversi decenni di conferenze e concerti, in un libro intitolato "Making Music on the Organ" (Fare musica all'organo) e pubblicato nel 1988 per l’Oxford University Press. Il titolo, semplice e diretto, nasconde una miniera di questioni trattate attentamente e di rispettive efficaci soluzioni.

Peter Hurford vanta una certa fama anche come compositore di brani per organo e per coro. Le sue composizioni, in gran parte risalenti agli anni di St. Albans, passano dal dolce lirismo all’animazione più gioiosa, rispecchiando la grande abilità d’improvvisatore dell’autore.

Il maggior progetto discografico di Peter Hurford fu l'incisione dell'integrale delle composizioni organistiche di Bach, un progetto iniziato negli anni '70 e durato 12 anni. Il cofanetto è a tuttora disponibile (Decca 444 4102), accanto a un più piccolo doppio CD contenente un'antologia (Decca 443 4852). Un altro doppio CD interessante contiene le messe per organo di Couperin (Decca 455 0262 fuori catalogo). Hurford ha inoltre inciso varie composizioni romantiche per organo (Decca 466 7422). Ulteriori informazioni su questi dischi sono disponibili cliccando sulle rispettive copertine:


L'organo Rieger-Schwarzach del duomo di Ratzeburg (1978)

L'organo Rieger-Schwarzach del duomo di Ratzeburg

(Foto e disposizione tratte dal sito www.messfeldt.de)

Disposizione fonica:

Pedal
Groß Pedal
1. Prinzipal 32'
2. Prinzipal 16'
3. Octave 8'
4. Octave 4'
5. Rauschpfeife 6-fach 2 2/3'
6. Kontrafagott 32'
7. Bombarde 16'
8. Posaune 8'
9. Rauschwerk
Klein Pedal
10. Subbaß 16'
11. Gedackt 8'
12. Rohrpfeife 4'
13. Schalmei 4'
Pedalkoppel und Hilfszüge
14. IV/P
15. III/P
16. II/P
17. I/P
18. Sperrventil für Großpedal

Hauptwerk (II. Manual)
19. Prinzipal 16'
20. Prinzipal 8'
21. Octave 4'
22. Quinte 2 2/3'
23. Superoktave 2'
24. Mixtur maior VI 2'
25. Mixtur minor IV 2/3'
26. Fagott 16'
27. Trompete 8'
28. Spanische Trompete 8'
29. Spanische Trompete 4'
30. Spitzflöte 8'
31. Nachthorn 4'
32. Cornett 5-fach 8'
Hauptwerkskoppeln und Hilfszüge
33. IV/II
34. III/II
35. I/II
36. Glockenspiel in C (5 Glocken)


Rückpositiv (I. Manual)
37. Prinzipal 8'
38. Oktave 4'
39. Sesquialter 2-fach 2 2/3'
40. Scharff IV 1'
41. Rankett 16'
42. Krummhorn 8'
43. Koppel
44. Quintade 8'
45. Rohrflöte 8'
46. Koppelflöte 4'
47. Gemshorn 2'
48. Quinte 1 1/3'
49. Tremulant
50. Zimbelstern in G (5 Glocken)

Schwellwerk (III. Manual)
51. Holzprinzcipal 8'
52. Oktave 4'
53. Mixtur VI 2 2/3'
54. Gamba 8'
55. Schwebung 8'
56. Viola 4'
57. Dulzian 16'
58. Oboe 8'
59. Französische Trompete 4'
60. Bordun 16'
61. Bleigedackt 8'
62. Blockflöte 4'
63. Nasat 2 2/3'
64. Waldflöte 2'
65. Terz 1 3/5'
66. Sifflet 1'
67. Tremulant
68. Carillon (37 Bronze-Glocken)

Brustwerk (IV. Manual)
69. Holzgedackt 8'
70. Holzrohrflöte 4'
71. Prinzipal 2'
72. Terzsept 1 3/5'+8/9'+8/15'+1 1/3'
73. Zimbel II 1/3'+1/4'
74. Regal 16'
75. Vox Humana 8'
76. Tremulant

6/15/2008

Albert Schweitzer: Il documentario RAI


Con riferimento al precedente articolo su Albert Schweitzer, filosofo, teologo, medico e organista alsaziano, propongo oggi un documentario tratto dal programma RAI "La Storia siamo noi", condotto da Giovanni Minoli.

   

Buona visione.

Le nostre priorità


Logo TG1 RAI

Ecco la scaletta del TG1 RAI di sabato 14/06/2008, edizione delle ore 13.30:

1 - Nazionale, appesi ai tulipani
2 - Nucleare: Teheran va avanti
3 - Discarica, rifiuti sotto scorta
4 - Morti sul lavoro, vittime clandestine
5 - Giappone, la terra trema
6 - Auto: metti l'acqua nel motore

Urge tornare a ragionare sul concetto di "informazione" e non solo...
6/11/2008

Il Nostro primo mese




Il mio cuore sarà tuo per sempre...

5/11/2008

Valentina


...le cose più belle accadono sempre per caso, quando proprio non te lo aspetti...


Valentina

Grazie Valentina!!!


3/16/2008

Passio Domini nostri Iesu Christi secundum Matthaeum

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

Vangelo  Mt 26,14-27,66
La passione del Signore

Copertina DVD Matthäus-Passion (Karl Richter)

Indicazioni per la lettura dialogata: + = Gesù;  C = Cronista;  P = Popolo

Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni? 
C
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: P «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». C E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. 

Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?  
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:
P «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». C Ed egli rispose: + «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». C I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. 

Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: + «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». C Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: P «Sono forse io, Signore?» . C Ed egli rispose: + «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». C Giuda, il traditore, disse: P «Rabbì, sono forse io?». C Gli rispose: + «Tu l'hai detto». 

Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
C Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: + «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». C Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: + «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». 
C E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 

Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: + «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge", ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 
C E Pietro gli disse: P «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». C Gli disse Gesù: + «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». C E Pietro gli rispose: P «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». C Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. 

Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: + «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». C E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: + «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». C E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: + «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».   
C
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: + «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». C E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: + «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». C E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: + «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». 

Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
C Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: P «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». C E subito si avvicinò a Gesù e disse: P «Salve, Rabbì!». C E lo baciò. E Gesù gli disse: + «Amico, per questo sei qui!» . C Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: + «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». C In quello stesso momento Gesù disse alla folla: + «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». C Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. 

Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio
Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. 
I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono:
P «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni» . C Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: P «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». C Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: P «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». + «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo». 
C Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: P «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». C E quelli risposero: P «E' reo di morte!». C Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: P «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?». 

Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte
C Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: P «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». C Ed egli negò davanti a tutti: P «Non capisco che cosa tu voglia dire». C Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: P «Costui era con Gesù, il Nazareno». C Ma egli negò di nuovo giurando: P «Non conosco quell'uomo». C Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: P «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». C Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: P «Non conosco quell'uomo!». C E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente. 

Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. 
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo:
P «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». C Ma quelli dissero: P «Che ci riguarda? Veditela tu!». C Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: P «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». C E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. 
Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. 

Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: P «Sei tu il re dei Giudei?». C Gesù rispose + «Tu lo dici». C E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.   
Allora Pilato gli disse:
P «Non senti quante cose attestano contro di te?». C Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. 
Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro:
P «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». C Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. 
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
P «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». C Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: P «Chi dei due volete che vi rilasci?». C Quelli risposero: P «Barabba!». C Disse loro Pilato: P «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?» . Tutti gli risposero: P «Sia crocifisso!». C Ed egli aggiunse: P «Ma che male ha fatto?». C Essi allora urlarono: P «Sia crocifisso!» . 
C
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: P «Non sono responsabile (disse) di questo sangue; vedetevela voi!». C E tutto il popolo rispose: P «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». C Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. 

Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: P «Salve, re dei Giudei!». C E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. 
Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. 

Insieme con lui furono crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. 

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: P «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». C Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: P «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E' il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». C Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Elì, Elì, lemà sabactàni?
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: + «Elì, Elì, lemà sabactàni?» , C che significa: + «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: P «Costui chiama Elia». C E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: P «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». C E Gesù, emesso un alto grido, spirò. 

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)  

Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:
P «Davvero costui era Figlio di Dio!». 
C C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. 

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo depose nella sua tomba nuova
Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete
Il giorno dopo, che era quello successivo alla Parascève, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E' risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». C Pilato disse loro: P «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». C Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

[Tratto da www.maranatha.it. Immagini: Deutsche Grammophon]

Copertina CD Matthäus-Passion (Karl Richter)

3/14/2008

Ravel: Concerto per pianoforte in sol maggiore


Dopo aver assistito, il primo marzo scorso, alla bella esecuzione di Martha Argerich, oggi voglio proporre questo video in cui Arturo Benedetti Michelangeli esegue lo stesso concerto interpretandolo in modo molto diverso. La London Symphony Orchestra è diretta da Sergiu Celibidache. Buon ascolto.


     
2/17/2008

Hélène Grimaud (pianista)

Prima di tutto qualche informazione biografica tratta da Wikipedia.


Hélène Grimaud (Aix-en-Provence7 novembre 1969) è una pianista e scrittrice francese.

La Grimaud è nata da una famiglia di sangue corso, tedesco, nordafricano ed ebraico, che aveva cambiato il proprio cognome da Grimaldi poco prima che lei nascesse. Nella sua autobiografia racconta di un’infanzia costellata di avventure da bambina iperattiva e precocemente intelligente.

Iniziata al pianoforte sin dal 1976, Hélène Grimaud compie i primi studi sotto la guida di Jacqueline Courtin al Conservatorio di Aix-en-Provence. Prosegue poi a Marsiglia con Pierre Barbizet, ed entra nel 1982 a Parigi nella classe di Jacques Rouvier. Si diplomerà con il massimo dei voti nel 1985. Nello stesso anno incide il suo primo disco, il Secondo Concerto di Sergei Rachmaninov, che le varrà il Grand Prix du Disque dell’Accademia Charles Cros. Ha lanciato la sua carriera di pianista professionista nel 1987, quando ha eseguito un recital da solista a Parigi ed uno spettacolo con l’Orchestre de Paris sotto la direzione di Daniel Barenboim. Nello stesso anno, ha partecipato al Midem di Cannes e al festival di La Roque-d’Anthéron.

A ventun anni, si è trasferita in Florida e più tardi ha vissuto anche fuori New York. Questo periodo negli Stati Uniti ha coinciso con una lunga crisi, ma anche con la nascita del suo amore per i lupi. Si occupa infatti notoriamente della tutela di questi animali, per la quale ha fondato con il fotografo Henry Fair il Wolf Conservation Center.

Attualmente (2007) la pianista risiede a Berlino.


Nel sito helenegrimaud.free.fr sono disponibili varie fotografie scattate in diverse occasioni di carattere musicale.

Ed ora eccovi la sua interpretazione della Ciaccona di J. S. Bach (trascrizione di F. Busoni dalla Partita per violino solo BWV 1004). Buon ascolto.


    
1/28/2008

Händel: Concerti grossi - Neville Marriner


Copertina CD Concerti Grossi

Tornano dopo molti anni nel catalogo Decca i "Concerti grossi" di Georg Friedrich Händel eseguiti dall'Academy of St. Martin in the Fields, diretta da Neville Marriner
(475 8673). Possedevo già i primi otto concerti grossi op. 6 in LP, tra l'altro dischi di ottima qualità che ancora oggi restituiscono un suono chiaro e brillante, ma certamente meno pratici rispetto al supporto digitale.

Ho sempre considerato eccellenti queste interpretazioni, avendo avuto la possibilità di confrontarle con quelle filologiche di Christopher Hogwood (sempre Decca) e anche con quelle di Karl Richter (DG 453 2492, fuori catalogo).

Marriner ha la capacità di esaltare particolarmente la bellezza del “concerto barocco”
raggiungendo un equilibrio sonoro a mio avviso ineguagliato. L'organico adottato non è ristretto come vorrebbe l’odierna prassi filologica, e la scelta del basso continuo è sorprendente: lorgano e il clavicembalo si alternano nell’accompagnamento dell'orchestra, accompagnamento che a volte si fa piacevolmente più movimentato rispetto a quanto si è soliti ascoltare. E' noto che non è compito facile trovare un compromesso tra numero di esecutori e chiarezza espositiva; Marriner, e, aggiungerei, Karl Richter, penso ci siano riusciti rispettivamente per i concerti barocchi e per le composizioni sacre di Bach. Quanto detto vale sia per queste incisioni che per quelle di Vivaldi; mi riferisco, perdonatemi la digressione, alle “Quattro stagioni” (quattro concerti da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”, op. 8 n. 1 - 4, e in particolare “L’inverno”), all’“Estro armonico” (dodici concerti op. 3) e alla “Stravaganza” (dodici concerti op. 4), disponibili in cd Decca [link], e anche al “Gloria” RV 589, disco EMI [link], in cui il delicato basso continuo eseguito all’organo accompagna un commovente “Et in terra pax”.

Tornando ai concerti grossi di Händel, quest’album, datato settembre 2007 (le registrazioni risalgono al 1964 e al 1968), include anche i concerti grossi op. 3, e si inserisce nella serie “The Originals” a medio prezzo, motivo in più per consigliarne l’acquisto.

La qualità sonora è più che buona, a questo proposito l’etichetta dell’LP recitava “Full Frequency Stereophonic Sound”, indicazione che è stata riprodotta anche sui cd. Avrei detto qualità ottima se non fosse per un po’ di rumore di fondo a bassa frequenza, il cosiddetto “rumble”, dovuto sia ad un filtraggio della tensione di rete non eccellente (in particolare la seconda armonica, a 100 Hz), sia probabilmente al rumore ovattato del traffico stradale circostante. In ogni caso è un disturbo che risulta assolutamente tollerabile, non c’è da preoccuparsi. Questo tipo di rumore non è una novità nelle incisioni di Marriner con l’Academy of St. Martin-in-the-Fields, tanto che alcune delle succitate registrazioni di Vivaldi presentano un filtraggio passa alto con frequenza di taglio intorno a 50 Hz proprio al fine di ridurre il rumble.

Per altre informazioni e opinioni su quest
’album si può consultare il forum 'Musicisti italiani' [link alla discussione].

Attendo ora anche la riedizione dei “Concerti per organo” di Händel (op. 4 e op. 7) diretti sempre da Neville Marriner e con George Malcolm all’organo.
Già pubblicati in cd nella serie “Double Decca” (452 235-2), questi concerti sono stati eliminati dal catalogo da ormai più di due anni.
Non sarebbe stata una cattiva idea raccogliere in un cofanetto sia i concerti grossi opp. 3 e 6 (3 CD) che i concerti per organo opp. 4 e 7 (2 CD), analogamente a quanto fatto per i concerti di Vivaldi. In ogni caso la ristampa dei concerti per organo è ora il tassello mancante per avere a disposizione tutti i grandi concerti barocchi (inclusi i concerti grossi di Corelli, disponibili come doppio album Decca 443 8622) eseguiti dalla Academy of St. Martin-in-the-Fields col suo storico direttore. Non resta che sperare che questo avvenga quanto prima.
1/26/2008

Arturo Benedetti Michelangeli


Arturo Benedetti Michelangeli

«... Detestavo il pianoforte, da piccolo se sentivo un pianoforte urlavo...» (*)


Invece di pubblicare una biografia, tra l’altro facilmente reperibile in rete, stavolta ho pensato di ricordare questa leggenda della musica con le parole di chi lo ha conosciuto. A mio avviso, queste citazioni aiutano a scoprire e a comprendere i lati straordinari che caratterizzavano questo grande maestro. Non penso ci sia altro da aggiungere, perciò buona lettura!

NOTA:
il materiale che segue è tratto in gran parte dal libretto che accompagna il cofanetto “Arturo Benedetti Michelangeli: The Complete EMI Recordings” della EMI Classics.

«Sosteneva che si deve toccare il pedale nella sua parte più esterna con la punta del piede, idealmente con le dita, per avere la massima sensibilità e calibrare al millimetro l'azione di diverse porzioni di corsa del pedale stesso. Diceva spesso scherzando che bisogna rifuggire dall’“effetto arrotino”... Dovevo suonare a Milano per i Pomeriggi Musicali; Michelangeli mi dette appuntamento ad Arezzo dove, per tre giorni, mi fece eseguire il brano più volte e sempre più forte, dicendo che non si sentiva niente. Obbedii, ma non capivo il motivo di tale richiesta. Capii il giorno delle prove a Milano quando, iniziato il concerto, non riuscivo a udire niente di quello che facevo io né di ciò che suonava l'orchestra, a causa di un'acustica tremendamente assorbente. Suonai allora nel modo che aveva preteso Michelangeli tre giorni prima, e riuscii a salvare il concerto».
(Franco Gei, allievo, insegnante al Conservatorio di Ferrara)

«Le prime lezioni con Michelangeli mi misero in difficoltà in quanto mi aspettavo di ricevere una “scuola”, un metodo di lavoro che creasse delle basi sui vari aspetti della musica (il legato, lo staccato, il fraseggio...). Michelangeli era invece totalmente distante da questo approccio “rassicurante” per l'allievo: lui forniva un input musicale dal quale si dovevano ricavare le conclusioni, facendosi in un certo senso scuola da sé... Una volta mi disse una cosa che capii poi molto tempo dopo: “La tecnica è fantasia musicale”; solo attraverso l'immaginazione e l'ispirazione si può trovare il gesto adatto per suonare».
(Virginio Pavarana, allievo, insegnante al Conservatorio di Verona)

«In vista di un concerto che avrei dovuto tenere a Perugia, il Maestro mi imponeva un po' in tutti i brani tempi piuttosto moderati, sempre al disotto di quelli che sentivo. Una settimana prima del concerto mi chiese di eseguire il programma, e in quell'occasione mi spinse a suonare molto più rapidamente: mi adeguai a questa situazione in modo molto naturale, senza alcuno sforzo. La preparazione effettuata “sottotempo” mi aveva costretto ad approfondire il testo nell'intento di evidenziare ogni possibile contenuto musicale».
(Renzo Bonizzato, allievo, insegnante al Conservatorio di Verona)

«Mi capitava di ascoltare il maestro al lavoro; mi colpì il fatto che quasi mai sentivo dei passaggi interi, ma note singole ripetute in continuazione per ore e ore. Ricordo una giornata in cui Michelangeli senza interruzione per mangiare o per riposarsi, ripeté un mi nel registro centrale del pianoforte per dodici ore di seguito in mille modi diversi!».
(Carlo Dominici, allievo, insegnante al Conservatorio di Pescara)

«L'aspetto fondamentale era il timbro, la qualità del suono; su questo era assolutamente intransigente. Un brutto suono riproduce brutta musica, diceva, e un pianista deve essere in grado di far ascoltare una grande varietà timbrica, un'ampia gamma di piani sonori. A questo proposito lo studio di Bach è fondamentale, poiché permette di assimilare la capacità di riprodurre la polifonia con una sola mano, che è alla base di molta musica di Chopin».
(Maria Cristina Mohovic, allieva, insegnante al Conservatorio di Bolzano)

«Infine, pronti “al centotrenta per cento per arrivare almeno all'ottanta per cento”, come amava ripetere, si giungeva al giorno fatidico del concerto; ci raccomandava di arrivare in anticipo nella sala per tentare di “riempirla di suono” ancora prima di iniziare e, una volta seduti al pianoforte, immaginare di trovarsi all'interno di uno spazio circolare ove cercare energia e concentrazione. E trovare “unicamente dentro la tastiera la calma della mano e del cuore”».
(Olga Schevkenova, allieva, insegnante al Conservatorio di Milano)

«La scelta della postura al pianoforte dipende da tanti fattori, anche dall'aspetto fisico. Michelangeli era un bellissimo uomo, alto, magro, con un rapporto armoniosissimo fra corpo e arti. Le mani erano grandi, prendeva con facilità la decima, il palmo era largo e solidissimo, le dita robuste. Il rapporto delle lunghezze fra busto, braccio, mano, dito era tale che il peso del retro braccio veniva facilmente, direi “naturalmente”, convogliato sulla punta del dito, che lo trasferiva sul tasto... Non inclinava il busto oltre l'angolo critico, arretrava raramente il piede sinistro, non avanzava la spalla destra, non chinava neppure la testa né in avanti, fissando la tastiera, né all'indietro, guardando verso l'alto. E, detto per inciso, il suo viso rimaneva impassibile, e non canticchiava mai».
(Piero Rattalino, storico del pianoforte)

«Il solismo è un incubo, una catena. O si è dei placidi alla Magaloff, o dei mostri sacri alla Rubinstein... Ma se il temperamento naturale ha risvolti psicologici e contempla anche interessi estranei alla tastiera, il solismo induce saturazione, angoscia, perfino avversione... Tenga presente che un pianista come Horowitz è stato dieci anni senza suonare, per usura nervosa... Mi ricordo di una settimana a Napoli. Benedetti doveva incidere con l'Orchestra Scarlatti, e non incise niente. Lo incontravo ogni mattina all'Excelsior egli dicevo: “Oggi incidi?”; mi rispondeva: “Non so, non trovo il suono”».
(Gianandrea Gavazzeni, direttore)

«Il problema era di portarlo al pianoforte. Nel 1979, quando a Vienna incidevamo i Concerti di Beethoven, aveva a disposizione cinque pianoforti e decidere quale usare per lui era un grande problema: conosceva come nessun altro la meccanica dello strumento e perciò aveva sempre con sé un accordatore. Non le dico come lo faceva tribolare perché ogni nota, ogni suono doveva essere quello e non poteva essere altro che quello, e lui sapeva come e perché. Perciò il problema era quello di fare uscire un pianoforte in palcoscenico. Da quel momento in poi, quando lui si sedeva, i problemi erano finiti».
(Carlo Maria Giulini, direttore)

«Era in grado di rilevare infallibilmente differenze minime quali, e non esagero, lo spessore di un foglio di carta velina; le prime volte credevo si trattasse di un caso, ma mi dovetti poi ricredere perché compresi quanto grande fosse la sua sensibilità ai minimi particolari; era così sensibile all'aria condizionata perché il grado di umidità, che può oscillare dal 40 al 70% ed oltre, cambia l'insieme del peso della tastiera. Inoltre il cambiamento di umidità può far variare la reazione delle molle, ma anche l'aderenza della meccanica sul tavolaccio squinternando tutto il lavoro sin lì fatto e provocando una disuguaglianza che il Maestro non poteva assolutamente tollerare. In certi momenti avevo l'impressione che cercasse nel pianoforte il contatto della corda che si ottiene col clavicordo, tanto viscerale era il suo rapporto col suono».
(Angelo Fabbrini, accordatore)

«Aveva studiato composizione, conosceva il travaglio costituito dal riempire quel “deserto” che è la pagina vuota, e questo gli permetteva di intuire cosa si celasse dietro al segno di un autore. L'osservazione diretta e profonda del brano, da attuarsi eventualmente a tavolino, è quindi premessa fondamentale per possedere pienamente il senso formale richiesto a un interprete».
(Isacco Rinaldi, pianista e amico)

«Esiste una regione trascendentale della tecnica, fatta di qualità e di controllo della sonorità, dove in questo secolo pochissimi artisti eccelsero e Michelangeli ne possedeva il segreto». (**)
(Maurizio Pollini, pianista)

«…Ma sopra tutti Benedetti Michelangeli, forse il più grande come artigiano del pianoforte. Elegante, semplice, riservato. Non era un intellettuale, e forse non era neppure consapevole fino in fondo del suo talento. Studiava in modo maniacale, per potersi dare una ragione di un dono che invece gli veniva dal cielo». (***)
(Ramin Bahrami, pianista)

————————
(*) Da un’intervista al Corriere del Ticino, raccolta da Carla Jelmorini.

(**) Dal volume “Il grembo del suono” (Editore Skira), pubblicato in occasione della mostra dedicata a Benedetti Michelangeli dalla città di Brescia nel 1996.

(***) Da un’intervista di Enrico Regazzoni per Repubblica.

Tutto questo materiale, eccetto l’intervista a Ramin Bahrami, è tratto dal libretto che accompagna il cofanetto “Arturo Benedetti Michelangeli: The Complete EMI Recordings” della EMI Classics.
La fotografia è tratta dalla copertina del disco "Debussy: Préludes, Volume I" (DG 413 450-2).


Chiudo consigliandovi l'ascolto di questa sua interpretazione della Ballata n. 1 in sol minore, op. 23 di Chopin, tratta da Google Video.

     
12/26/2007

Albert Schweitzer


Albert Schweitzer

Proprio ieri mattina Rai Tre ha trasmesso un documentario su Albert Schweitzer. Colgo quindi l’occasione per ricordare questa figura storica, e lo faccio con l’aiuto del maestro Federico Borsari, del quale riporto il seguente articolo
(testo di colore nero) tratto dal suo sito internet e a cui mi permetto di aggiungere qualche nota citando informazioni per lo più tratte dal succitato documentario.

«E' molto difficoltoso parlare in qualsivoglia maniera di un personaggio come Albert Schweitzer. Morto nel 1965 in Africa, nell'ospedale che egli stesso aveva fondato per curare i lebbrosi, nel giro di pochi anni è stato quasi completamente dimenticato, obnubilato da quella grande massa di pseudo-filantropi che mai come oggi trovano modo di parlare troppo ed agire poco, esattamente il contrario di quanto aveva fatto questo grande alsaziano, che, avendo in una tasca la laurea in Filosofia conseguita alla Sorbona e nell'altra la brillante carriera di organista concertista, allievo nientepopodimeno che di Charles-Marie Widor, all'età di soli ventotto anni, dopo aver letto un opuscolo missionario e dopo essersi reso conto che in Africa c'era molta gente che stava molto, ma molto peggio di lui, consegue anche la laurea in Medicina e, detto fatto, si imbarca sul primo vapore diretto in Africa e non appena arrivato vi fonda un ospedale che funzionerà per oltre cinquant'anni, alleviando le sofferenze fisiche di migliaia e migliaia di disperati.
E' difficile, dicevo, parlare di questo grande uomo, definito come "il più grande uomo vivente" da Albert Einstein, poiché la sua figura trascende ogni umana classificazione. Albert Schweitzer è stato una leggenda vivente. Amato e odiato, sostenuto e boicottato per ragioni politiche, forte di un'educazione e di una tradizione religiosa saldamente ancorata al protestantesimo evangelico, Schweitzer non guarda in faccia a nessuno e, una volta effettuata la scelta di servire il prossimo, non l'abbandona più, facendone la sua unica ragione di vita e morendo in mezzo a coloro ai quali aveva restituito o, perlomeno, cercato di restituire vita e dignità. Ma noi qui non ci occuperemo del benefattore dell'umanità, così come non citeremo il premio Nobel per la Pace che gli venne attribuito nel 1952, e non tratteremo neppure delle innumerevoli e quasi leggendarie peripezie dell'ospedale che egli fondò a Lambaréné utilizzando come prima struttura un ricovero per animali. Noi vedremo qui l'organista ed il musicista, aspetto che egli utilizzerà dapprima come mezzo di notorietà e di successo e, poi, come strumento per finanziare le sue opere benefiche.
Albert Schweitzer nasce a Kaiserberg (Alta Alsazia) il 14 Gennaio 1875. Figlio di un pastore evangelico e nipote di un valente organista, cresce in un ambiente dove la musica e la teologia sono di casa. Si dedica quindi fin da giovanissimo alla musica ed alla filosofia. Trasferitosi a Münster, frequenta assiduamente le lezioni di musica dei fratelli Münch e poi si trasferisce a Strasburgo da dove, all'età di diciotto anni, spicca il grande balzo verso Parigi, dove diviene allievo di Charles-Marie Widor, che vede subito in lui un allievo prediletto, con cui instaura subito un rapporto di vera amicizia. Conseguito con esiti strepitosi il diploma in Organo, Albert Schweitzer consegue anche la laurea in Filosofia presso la Sorbona ed inizia una acclamatissima carriera di concertista e musicologo. La sua attenzione si rivolge subito alla musica di Johann Sebastian Bach, che lo affascina e della quale egli cerca di penetrare la più segreta ispirazione umana e religiosa. Risultato degli approfonditi studi che egli compie sulla musica del Kantor è il famosissimo volume "Bach il musicista poeta", che egli pubblica nel 1905, all'età di soli trent'anni, e che dimostra quanto profondo ed acuto fosse lo spirito di approfondimento musicologico di questo personaggio, che in questa sua opera scava forse per la prima volta nelle pieghe più profonde dell'ispirazione musicale bachiana. Ma Schweitzer non è solo un grande concertista, ed anche se i suoi concerti alla Società Bach di Parigi erano celebrati da entusiastici successi di pubblico e di critica, egli si dedica anche all'approfondimento delle tematiche organarie. In questo campo, Schweitzer è forse il progenitore di quell'"Orgelbewegung" che nei decenni successivi porterà alla riscoperta dell'organo germanico classico. Egli, infatti, mediante un imponente lavoro di approfondimento e di ricerca, è il primo che si rende conto che gli strumenti moderni non sono adatti per l'esecuzione della musica antica. Nelle diverse altre sue trattazioni dedicate all'arte organaria, infatti, Schweitzer propone - e non solo per ciò che riguarda l'organo - l'adozione di strumenti più aderenti alla tradizione classica.
In breve, Albert Schweitzer diventa una delle personalità musicali più famose e conosciute d'Europa e la sua brillante carriera di concertista internazionale pare non avere confini né ostacoli. Ma è proprio nel 1905 che avviene la svolta della sua vita.
Dopo avere letto, per caso, un opuscolo missionario in cui erano descritte le miserevoli condizioni di vita (e di morte) delle popolazioni africane, prive delle più elementari cure mediche, Albert Schweitzer prende la decisione che cambierà la sua vita per sempre. Per prima cosa si iscrive alla facoltà di Medicina e dopo sei anni consegue la laurea con brillantissimi voti. Nello stesso tempo si dimette dall'incarico di Professore presso l'università di Strasburgo. Continua però la sua attività concertistica presso la Società Bach di Parigi, ma i proventi dei suoi concerti egli li mette da parte per il suo progetto futuro. Sempre nello stesso periodo, prepara e pubblica il primo volume di quella che sarà la sua più grande opera musicologica, l'edizione "pratica" della musica organistica bachiana, ed anche in questo caso i proventi della pubblicazione e della vendita del volume (realizzato insieme a Widor) vengono destinati a quella che sarà la sua più grande avventura: fondare un ospedale in Africa.
E così, il 26 Marzo 1913, Albert Schweitzer si imbarca sul vapore "Europa" e, accompagnato da settanta casse di libri, medicinali, materiale di prima necessità ed un piccolo armonium, con la moglie Helen sbarca in Congo (attuale Zaire) e, arrivato a Lambaréné, sulle rive del fiume Ogooue (ora in territorio del Gabon), mette in piedi il suo ospedale utilizzando una vecchia struttura adibita a ricovero degli animali (*). Da quel momento la sua attività è senza sosta e dopo soli nove mesi sono già più di duemila le persone che hanno ricevuto le prime cure. L'attività è frenetica ma lo scoppio della prima guerra mondiale fa in modo che i coniugi Schweitzer si ritrovino ad essere cittadini germanici in un territorio (colonia) francese. Dapprima l'attività dell'ospedale viene salvaguardata, ma le esigenze belliche e politiche determinate dagli eventi costringono le autorità militari a condurre Albert Schweitzer e la moglie in Francia come prigionieri di guerra. Per Albert Schweitzer è un ritorno forzato, ma a Parigi egli è una personalità famosa e viene trattato con tutti gli onori. Egli ne approfitta, quindi, per scrivere altri trattati dedicati alla musica ed alla filosofia. Riprende anche le sue tournée europee come organista fino a che, nel 1925, raccolta una discreta mole di aiuti e di fondi, riparte per la sua Africa, dove riprende con accanimento e assoluta dedizione la sua opera a favore degli indigeni, dei malati e dei lebbrosi (**).
E' in questo periodo che la sua iniziativa attrae la curiosità e l'interesse del mondo intero. Studiosi, medici, scienziati, giornalisti ed anche semplici curiosi si recano a visitare il suo Ospedale di Lambaréné ed è in questi anni che sorgono le polemiche sul suo "metodo" di gestione. Egli, infatti, non obbliga i suoi malati a vivere in una struttura "europea", in cui essi si troverebbero spaesati ed estranei, ma permette loro di mantenere anche all'interno dell'ospedale le loro usanze ed i loro stili di vita. Per questo motivo, Albert Schweitzer viene criticato talvolta anche molto duramente, da diversi "santoni" della medicina europea, che arrivano a definirlo come una specie di "stregone bianco" che sacrifica la deontologia medica sull'altare di barbare usanze tribali. Ma le polemiche non turbano il grande Schweitzer, a cui importa solamente di poter alleviare il più possibile le sofferenze dei suoi ammalati. Al tempo stesso, decine di persone - medici, infermieri ed anche semplici volontari - partono dall'Europa per andare a dare una mano a Lambaréné, che diventa in breve una delle più grandi strutture ospedaliere dell'Africa.
Nel 1952 Albert Schweitzer viene insignito del premio Nobel per la pace (***), ed in occasione della sua venuta in Europa per ritirare il premio, effettua una spettacolare serie di concerti organistici e quella storica serie di incisioni discografiche che ancora oggi rimangono a testimoniare la sua arte interpretativa e che costituiscono il suo testamento musicale. Anche in questo caso, tutti i soldi del premio Nobel ed i proventi dei concerti e delle incisioni vengono destinate all'ospedale di Lambaréné per la costruzione di nuovi padiglioni.
Dopo questa pausa europea, Albert Schweitzer torna nella sua Africa, da cui non si separerà più fino al 4 Settembre 1965 quando, novantenne ma ancora attivissimo, morirà nel suo ospedale, in mezzo ai suoi ammalati ed a tutte le persone che avevano voluto condividere la sua sorte di benefattore dell'umanità.
Albert Schweitzer è stato forse uno dei più grandi organisti europei del primo Novecento, ma la sua attività musicale va di pari passo alla sua opera di ricercatore, musicologo, filosofo e teologo, in un misto inscindibile che rende questa figura assolutamente unica nel panorama musicale mondiale di tutti i tempi. Delle sue interpretazioni bachiane (e non) rimangono le incisioni del 1952, dalle quali emerge una splendida tecnica organistica - talora affaticata da anni di poco esercizio - ed una sensibilità musicale che scava l'interiorità dell'opera di Bach e ce ne presenta aspetti che ancora oggi, nonostante tutte le nuove filologie e teorie interpretative, ci aprono orizzonti del tutto nuovi sulla musica del Kantor di Lipsia. A tutto questo si aggiunga una rigorosissima e misuratissima registrazione organistica. Schweitzer, infatti, non utilizza mai i registri "romantici"; predilige, piuttosto, le tessiture degli 8 piedi con alcune mutazioni ed i ripieni. Se consideriamo il fatto che questa scelta è pressoché obbligata dalle disposizioni foniche degli organi su cui si esibisce, ben chiara ci appare la filosofia interpretativa e filologica di Schweitzer, che privilegia sempre e comunque il messaggio musicale e che adotta gli accorgimenti fonici e timbrici più adatti per rendere al meglio la polifonia bachiana a prescindere dallo strumento utilizzato.
Di Albert Schweitzer oggi rimane poco nella memoria musicale, organistica ed organologica del Mondo. Anch'egli è ormai un residuato del passato, di un passato che spesso viene dimenticato e, se ricordato, molto spesso criticato dai nuovi "profeti" della filologia interpretativa e musicale. Noi vogliamo invece ricordarlo come una delle figure più importanti dell'organo non solo del Novecento ma di tutti i tempi, e ci piace ricordarlo non solo nelle sue interpretazioni organistiche o nei suoi trattati filosofici e musicologici, ma anche nella sua immacolata camicia bianca, con l'immancabile papillon nero ed il casco coloniale, burbero e scorbutico all'apparenza ma talmente grande da sacrificare una vita intera al servizio degli altri. Una figura da cui ci sarà sempre qualcosa, e non solo organisticamente parlando, da imparare.»

L'articolo precedente è opera del maestro Federico Borsari.


———————

(*) inizialmente non dispone né di medicine né di molti degli strumenti chirurgici necessari per la cura degli ammalati, le condizioni igieniche sono misere, molti dei suoi primi pazienti muoiono e la sua fama presso gli stregoni del posto, che fino ad allora erano gli unici che si vantavano di guarire le persone (in verità non era raro che ne accelerassero la morte), diviene ben presto pessima. Solo dopo alcune settimane le casse con i medicinali giungono a destinazione, da quel momento Schweitzer inizia a salvare molte vite. La notizia si diffonde rapidamente nelle terre circostanti e molti malati affrontano lunghi viaggi per farsi visitare e curare nell’ospedale fondato da Albert Schweitzer.

(**) Quando Schweitzer tornò a Lambaréné dopo la prima guerra mondiale, dovette praticamente ricominciare tutto da capo poiché l’ospedale era andato in rovina, essendo stato totalmente dismesso.
Mi piace ricordare un dettaglio: le temperature e l’umidità di Lambaréné non permettevano l’uso di un organo e così i colleghi europei di Albert Schweitzer gli fecero recapitare uno speciale pianoforte, con i tasti ricoperti di zinco e dotato di una pedaliera analoga a quella dell’organo, in modo tale che egli potesse eseguire il repertorio organistico.

(***) sembrò, all’epoca, che nessuno prima di lui avesse veramente meritato quel premio.


Aggiungo ora qualche altra informazione che ho appreso dal documentario trasmesso. A causa del suo impegno in africa, Schweitzer vedeva raramente la moglie e la figlia, che vivevano in europa; per questo manteneva una fitta corrispondenza con loro, come pure con i suoi colleghi musicisti e intellettuali; passava sere, notti, a scrivere. Con gli intellettuali discuteva dei problemi che affliggevano il mondo in quei periodi, in particolare della minaccia nucleare, cercando, con il loro aiuto, soluzioni concrete.
Sua moglie, che morì prima di lui, chiese, come sua ultima volontà, di essere sepolta a Lambaréné, vicino al marito. Quando ella morì, la figlia accompagnò la salma in Africa, e rimase insieme al padre ormai quasi ottantenne, ma ancora a capo dell'organizzazione dell'ospedale.
A Schweitzer fu rimproverato di non essersi mai aggiornato dal punto di vista medico, in effetti all'ospedale di Lambaréné il tempo pareva si fosse fermato agli anni '20, mentre in 40 anni la medicina aveva fatto passi da gigante; gli fu rimproverato anche l'atteggiamento, a detta di alcuni, di onnipotenza: qualcuno lo paragonò a Gesù, paragonando anche i suoi colleghi ai discepoli; ciò nonostante non v'è dubbio che la struttura, per quanto obsoleta fosse diventata negli ultimi tempi, abbia migliorato enormemente le condizioni di vita di quelle popolazioni.


Fotografie tratte da: http://www.saalbau.com/presse/archiv2006/schweitzer.htm

12/12/2007

Trilogia «Karl Richter in München»


Cover KRM Trilogy 1 Cover KRM Trilogy 2 Cover KRM Trilogy 3

La trilogia di documentari in DVD
«Karl Richter in München» ripercorre e documenta minuziosamente tutta l’attività di Karl Richter a partire dal 1951 fino alla sua prematura scomparsa nel 1981 con l’ausilio di filmati e registrazioni d’epoca, locandine, articoli di giornale e soprattutto grazie alle preziose testimonianze di molti solisti, coristi e strumentisti che hanno lavorato con lui e che Johannes Martin, lui stesso membro del Münchener Bach-Chor dal 1965 al 1970, ha potuto intervistare in questi ultimi anni.

Ognuno dei tre volumi è organizzato in ordine cronologico, ma i vari volumi non procedono in serie tra loro come si potrebbe pensare: tutti e tre percorrono il trentennio ’51-’81 ma ciascuno con un diverso punto di vista.
Il primo volume, intitolato «Solisti - Concerti - Tournée
», dà un inquadramento generale abbastanza completo dell’attività del maestro e della sua orchestra nell’arco del trentennio 1951-1981 inclusi gli ultimi mesi di vita; abbiamo così la possibilità di venire in contatto con la realtà di Richter e del coro e orchestra Bach di Monaco.
Il secondo volume, «Bach-Chor e Bach-Orchester» è dedicato in particolare alle caratteristiche del coro e dell’orchestra e all’attività di Richter come direttore. Si assiste dunque al progressivo sviluppo del coro e all’avvicendamento dei vari solisti, molti dei quali sono oggi di fama mondiale, e non parlo solo dei cantori, basti pensare a Maurice André, che fu membro dell’orchestra per alcuni anni.
Il terzo e ultimo volume, «Fascino e interpretazione», analizza più da vicino la figura di Karl Richter, cerca di spiegare l’influenza che aveva sui coristi e sugli strumentisti, ma non solo: buona parte di questo volume è dedicata alle sue capacità di solista, come organista o clavicembalista, e di improvvisatore quando ad esempio si trovava a suonare il basso continuo delle composizioni di Bach; poiché infatti l’indicazione del basso continuo è solo di massima, ogni esecuzione risultava unica.


I racconti dei testimoni ci presentano quei lati di Karl Richter che molti di noi non hanno potuto conoscere: il rapporto che aveva con i musicisti, i criteri con cui sceglieva i componenti, il modo di spiegare ed insegnare la musica agli studenti, il carattere, il carisma. Tra le testimonianze più significative troviamo a mio avviso quelle del solista basso Kieth Engen e del flautista Aurèle Nicolet, i quali, avendo avuto un rapporto particolarmente stretto con Karl Richter, raccontano spesso episodi a cui hanno assistito, che dimostrano chiaramente il valore artistico del maestro.

Le numerose interviste ai testimoni, che costituiscono gran parte del documentario, sono inframmezzate da estratti musicali più o meno ampi oppure da filmati d’epoca riguardanti attività concertistiche, prove o audizioni. Nelle prove si nota la capacità che aveva Richter di comunicare con gli esecutori, di far «scorrere» la musica attraverso di lui, capacità propria di pochi altri direttori nella storia. Nel terzo volume inoltre si trovano confronti tra diverse direzioni dello stesso Richter in cui vengono fatte notare scelte interpretative spesso diametralmente opposte tra loro, in particolare per quello che riguarda i tempi.

Si tratta dunque di una documentazione che non dovrebbe mancare nelle videoteche degli estimatori di Karl Richter. Una miniera di informazioni che sarebbe praticamente impossibile reperire autonomamente e che permette anche di apprezzare qualche dettaglio delle sue interpretazioni che magari ci è sempre sfuggito, pur avendole ascoltate e riascoltate dai dischi. A chi, come me, non ha avuto anagraficamente la possibilità di assistere a nessun concerto diretto dal «professor Richter», consiglio a maggior ragione questa trilogia che racconta un pezzo di storia della musica, che è anche storia dell’arte (cosa che in Italia si tende troppo spesso a dimenticare).

Tutti i DVD contengono due tracce audio: una in tedesco e un’altra identica ma con una traduzione simultanea in inglese. Coloro che hanno una conoscenza anche solo scolastica dell’inglese non dovrebbero incontrare grosse difficoltà di comprensione, anche se dovranno quasi certamente ascoltare più volte alcuni passi a causa di qualche vocabolo o forma che potrebbe essere poco familiare.

Riassunto della trilogia ‘Karl Richter in Munich’ in DVD:


Parte I: Solisti-Concerti-Tournée
Doppio DVD, Durata: 135 minuti (tedesco/inglese)
ISBN 978-3-00-019277-8
Uscita: settembre 2006

Parte II: Bach-Chor e Bach-Orchester
DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
ISBN 978-3-00-020726-6
Uscita: marzo 2007

Parte III: Fascino e interpretazione
DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
ISBN 978-3-00-022647-2
Uscita: novembre 2007

Per ulteriori informazioni sulla trilogia Karl Richter in München consultare il sito omonimo http://karlrichtermunich.blogspot.com, che è curato direttamente da Johannes Martin, autore di questi tre documentari.

12/3/2007

Organo Karl Schuke della Berlin Philharmonie


Alcuni mesi fa ho inserito un breve articolo sulla Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss e, parlando dell'esecuzione dei Berliner Philharmoniker diretti da Karajan nel 1981 (DG), non avevo fornito quasi nessuna informazione sull'organo della Berlin Philharmonie. Pubblico qui la disposizione fonica, tratta dal sito Organ Database (e disponibile anche sul sito della fabbrica di organi Karl Schuke) e due foto che ho trovato nel bellissimo album di Bramstercate su Flickr [Link], nel quale potrete ammirare foto di tanti altri organi.

Organo Karl Schuke della Filarmonica di Berlino (1965)

Disposizione fonica:

Positiv (I. manuale)
Quintadena 16'
Principal 8'
Spillpfeife 8'
Gedackt 8'
Oktave 4'
Blockflöte 4'
Waldflöte 2'
Sesquialtera 2 fach
Nassat 1 1/3'
Mixtur 4-6 fach Cymbel 3 fach
Cor Anglais 16'
Cromorne 8'
Tremulant

Hauptwerk (II. manuale)
Principal 16'
Oktave 8'
Spielflöte 8'
Rohrflöte 8'
Oktave 4'
Gedacktflöte 4'
Nassat 2 2/3'
Oktave 2'
Mixtur major 6-8 fach
Mixtur minor 4 fach
Bombarde 16'
Trompete 8'
Trompete 4'

Oberwerk (III. manuale, in cassa espr.)
Holzgedackt 8'
Quintadena 8'
Principal 4'
Rohrflöte 4'
Oktave 2'
Gemshorn 2'
Terz 1 3/5'
Quinte 1 1/3'
Septime 1 1/7'
Sifflöte 1'
None 8/9'
Scharff 4-5 fach
Dulcian 16'
Trichterregal 8'
Tremulant

Accessori
Pleno
8x8 Setzerkombinationen
General Crescendo (Walze)




Récit (IV. manuale, in cassa espr.)
Bordun 16'
Holzflöte 8'
Gemshorn 8'
Gedackt 8'
Unda Maris 8'
Principal 4'
Flûte Douce 4'
Quintflöte 2 2/3'
Nachthorn 2'
Terz 1 3/5'
Flageolett 1'
Fourniture 5 fach
Scharffcymbel 3 fach
Trompete 16'
Trompete harmonique 8'
Oboe 8'
Clairon 4'
Tremulant

Solo (II. manuale)
Trompeta Magna 16'
Trompeta Real 8'
Clairon 4'
Cornett 2'

Pedal
Principal 32'
Principal 16'
Flötenbaß 16'
Subbaß 16'
Oktave 8'
Gedackt 8'
Oktave 4'
Bauernflöte 2'
Hintersatz 6 fach (2/3')
Posaune 32'
Posaune 16'
Fagott 16'
Trompete 8'
Schalmei 4'

Unioni
Hauptwerk - Positiv
Hauptwerk - Oberwerk
Hauptwerk - Récit
Positiv - Oberwerk
Positiv - Récit
Positiv - Solo
Oberwerk - Récit
Pedal - Hauptwerk
Pedal - Positiv
Pedal - Oberwerk
Pedal - Récit
Pedal - Solo

(Estensione dei manuali: C-a'''. Estensione della pedialiera: C-g')

Dal sito della Berlin Philharmonie:
Diversamente dagli auditorium tradizionali, nei quali l'organo è posizionato subito sopra l'orchestra, Scharoun spostò lo strumento sulla destra della sala. L'organo dispone di 72 registri, quattro manuali e pedale, e può essere suonato sia da una consolle meccanica che da una elettrica mobile. L'organo è opera della fabbrica di organi Karl Schuke di Berlino.

Grazie al libro di Douglas Earl Bush "The Organ: An Encyclopedia", sappiamo anche qualche dettaglio su un organo antecedente allo Schuke: realizzato nel 1888 dalla fabbrica di organi Schlag und Söhne, disponeva di una consolle indipendente con trasmissione elettropneumatica, sette registri a forte pressione, somiere a valvole coniche e otto combinazioni libere (cfr. Douglas Earl Bush, The Organ: An Encyclopedia, pag. 494, Routledge, 2006).
11/28/2007

Musicisti italiani


Banner Forum Musicisti Italiani

Elena mi informa della nascita di un nuovo forum per parlare di musica classica e non solo:
http://musicistiitaliani.forumfree.net. Un luogo piacevole, serio (ma non serioso), in cui parlare di letteratura musicale, ma anche di strumenti, orchestre, interpretazioni, concerti, concorsi e altro ancora.

Inoltre, grazie al sito http://musicistiitaliani.googlepages.com collegato al forum,
i musicisti possono condividere le proprie incisioni personali. Sono disponibili anche fotografie, una chat dedicata al forum e altre informazioni.

Registratevi numerosi!

11/20/2007

Documentario su Karl Richter, Parte III: «Fascino e interpretazione»


Copertina DVD Karl Richter in Muenchen Vol. 3

Dal sito
«Karl Richter in München»


Nella terza e ultima parte del documentario su Karl Richter, Johannes Martin ha intervistato 20 testimoni (tra cui Hertha Töpper, Edda Moser, Julia Hamari, Kieth Engen, Christian Kabitz e Paul Meisen) e raccolto 26 estratti musicali (da registrazioni dal vivo) che aiutano a comprendere l'interpretazione e il fascino che Karl Richter trasmetteva sia ai musicisti che agli ascoltatori e che tutt'ora affascina amanti della musica in tutto il mondo.

Il 17 febbraio del 1981 Joachim Kaiser scriveva nel necrologio per Karl Richter:
«era proprio la sua istintiva versatilità ad essere all'origine della conoscenza e delle qualità artistiche di Richter. Durante la sua eccellente, ma sicuramente troppo breve, carriera di direttore, è riuscito a interpretare le grandi composizioni di Bach in modo totalmente nuovo. Il coro, sorpreso ma al tempo stesso affascinato, si è trovato a lavorare con tempi nuovi e insoliti, mantenendo però sempre la sonorità tersa e toccante tipica della prima esecuzione assoluta, nonostante le frequenti prove.
» (Sueddeutsche Zeitung)

DVD, uscita ufficiale: 15 novembre 2007
Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
ISBN-978-3-00-022647-2

Questa terza parte propone 92 minuti di passi scelti da interviste realizzate con artisti dell'epoca di Karl Richter, elementi del Munich Bach-Choir e della Bach-Orchestra di allora e anche con i suoi cantanti solisti, e rappresenta in maniera davvero brillante come le interpretazioni uniche di Karl Richter e la musica che ne scaturiva affascinavano gli ascoltatori. In più ci sono vari estratti musicali nonché confronti tra interpretazioni da parte dei suoi stessi testimoni.

Karl Richter è stato uno dei più importanti interpreti di Bach del '900. Grazie ai suoi concerti e alle registrazioni degli anni sessanta e settanta, ha rappresentato e rappresenta tuttora un punto di riferimento a livello internazionale come direttore, clavicembalista e organista.

Per realizzare questo documentario, Johannes Martin ha lavorato intensamente negli ultimi tre anni e mezzo insieme ad amici e colleghi di Karl Richter e ad ammiratori della sua musica. Nel 2006, in occasione dell'ottantesimo anniversario della nascita di Karl Richter (e venticinquesimo anniversario della morte), è uscito il libro «Karl Richter in Muenchen - ricordi dei testimoni dell'epoca», a cui sono seguiti i tre film che ripercorrono la carriera trentennale di Karl Richter a Monaco. Numerose fotografie, pellicole, riprese in 8 mm e super 8, registrazioni audio di concerti dal vivo ed estratti da interviste con testimoni dell'epoca, testimoniano l'eccezionale reputazione di Karl Richter nel mondo musicale di Monaco.

Riassunto della trilogia ‘Karl Richter in Munich’ in DVD:

Parte I: Solisti-Concerti-Tournée
Doppio DVD, Durata: 135 minuti (tedesco/inglese)
ISBN 978-3-00-019277-8
Uscita: settembre 2006

Parte II: Bach-Chor e Bach-Orchester
DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
ISBN 978-3-00-020726-6
Uscita: marzo 2007

Parte III: Fascino e interpretazione
DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
ISBN 978-3-00-022647-2
Uscita: novembre 2007

Documentazione cartacea (libro in tedesco):

Karl Richter in München (1951 - 1981)
- Zeitzeugen erinnern sich (ricordi dei testimoni dell'epoca)
Dimensioni: 20 x 20 cm, 276 pagine, 370 fotografie (bianco e nero)
ISBN 978-3-00-016864-8

Per maggiori informazioni su come acquistare i DVD e il libro, consultare direttamente il sito
«Karl Richter in Muenchen», e in particolare l'articolo Karl Richter Video-Documentary Part 3.
10/26/2007

Pre-emphasis nei CD audio


La «pre-emphasis» per i CD audio è una particolare equalizzazione che gli ingegneri del suono possono scegliere di adottare in sede di masterizzazione. Questa equalizzazione prevede, in breve, un'enfatizzazione dei toni acuti, che viene poi compensata in riproduzione; il lettore CD infatti può riconoscere che è stato adottato questo meccanismo grazie ad un'informazione appositamente inserita nel disco (un flag chiamato «PRE», invisibile all'utente) e procede quindi a un'equalizzazione compensativa, detta
«de-emphasis».

Chi ha avuto a che fare con i nastri magnetici sa bene che esisteva una tecnica simile adottata proprio per i nastri, il Dolby Noise Reduction, che, per ridurre il rumore di fondo tipico delle registrazioni su nastro, prevedeva di amplificare i toni acuti del segnale in registrazione; per riprodurre queste registrazioni su nastro occorreva quindi attivare il circuito Dolby NR che operava in riproduzione attenuando i toni acuti nella stessa misura in cui erano stati amplificati in registrazione; l'attenuazione degli acuti in realtà aveva come effetto, in riproduzione, anche l'attenuazione di buona parte del rumore di fondo intrinseco del nastro, il che era proprio l'obbiettivo che si prefiggeva il sistema Dolby NR.

Perché adottare la pre-enfasi nei CD? Non conosco con precisione il motivo, c'è chi dice che l'obiettivo sia quello di ridurre il rumore di quantizzazione alle alte frequenze. Fatto sta che la maggior parte dei CD in commercio non fa uso di questa tecnica; personalmente possiedo qualche decina di CD audio di musica classica, specialmente della BIS, ma anche qualcosa della Naxos e Harmonia Mundi. Tra di dischi DG, Decca e Philips non ho mai trovato traccia di pre-emphasis. Si tratta comunque di una caratteristica che, secondo me, non migliora in modo percettibile la qualità sonora, a differenza del sistema Dolby NR per i nastri.

La pre-emphasis può procurare qualche difficoltà agli ascoltatori, e questo mi ha spinto a trattare la questione qui. Innanzi tutto ho constatato che un mio lettore CD portatile economico non è in grado di operare la compensazione, sicché il CD suona con gli acuti enfatizzati (analogamente a quanto succedeva quando si suonava un nastro registrato con il Dolby NR su un lettore che non disponeva del circuito Dolby NR). Ma lo svantaggio più pesante riguarda oggigiorno il salvataggio di questi CD nei computer (e di conseguenza nei lettori digitali portatili): con la maggior parte dei programmi di estrazione audio, infatti, si ottengono file audio (eventualmente MP3 o comunque compressi) non compensati. Dopo qualche giorno di ricerche ho visto che uno dei programmi in grado di estrarre l'audio dai CD operando al volo la decodifica è iTunes della Apple. Si può specificare di comprimere l'audio estratto in MP3 e altri formati, oppure di salvarlo in formato WAV non compresso. So che esistono anche filtri, come il «Q10» della Waves, in grado di operare, tra le altre cose, la de-emphasis, ma si tratta spesso di software non gratuiti, diversamente da iTunes, e che richiedono la presenza di un programma di elaborazione audio installato.

Grafico tratto dalla pagina: http://www.picosound.de/D_soft.htm


 
«...e il naufragar m'è dolce in questo mare»
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<Ciao Amoreee! Sono
il tuo polipetto paffutoo>

Nov. 7
Valentinawrote:

Il mio dolce wall-e...
Sei proprio unico , Alberto.
Cuore rossoCuore rosso
Oct. 22
Valentinawrote:

Senza te, Alberto,
non ci sarebbe vita...
Sarebbe tutto arido e inanimato

Oct. 17
Valentinawrote:

Con te si colora ogni cosa..
Non potrei vivere senza di te.

Oct. 12
Valentinawrote:

Stupendo stare insieme a te..
Sai indicarmi qualcosa più dolce del tuo cuore?
Cuore rosso
Nulla , direi..
Cuore rosso


Oct. 6
Valentinawrote:

Siamo in autunno, è vero,
 ma con te,
Alberto,
vivo sempre nella primavera dell'anima.

Ti Amo

Oct. 1
Valentinawrote:

Stupendo il concerto di ieri..
A dire il vero,
sei tu la Musica più
Sublime che possa esistere...
Cuore rosso

Sept. 29
Valentinawrote:

<Sei il mio dolcetto preferitoo>
ImbarazzatoCuore rosso


Sept. 25
Valentinawrote:

Solo tu, Amore, hai accesso al mio cuore,
lo conosci per intero,
ne fai parte..


Sept. 21
Valentinawrote:

Potrei dirti di amarti come il primo giorno...
Non può essere così..
Ti Amo più di ieri e meno di domani
Cuore rossoCuore rosso
Sept. 17
Valentinawrote:

Sei tutto il mio Universo..
 Ti Amo 
Tua per sempre,

Valentina
Cuore rosso

Sept. 13
Valentinawrote:

4 mesi.. il tempo scorre veloce e ogni attimo è meraviglioso insieme a te..
Ti Amerò Sempre
Sept. 11
Valentinawrote:

Sei dolcissimo , Amore... I tuoi occhioni sono così splendidi.. Cuore rosso
Sept. 10
Valentinawrote:

E' il tuo Amore, Alberto, solo il tuo , ad esplodere ogni giorno nel mio cuore
Cuore rosso
Sept. 4
Valentinawrote:

Ti Amo Tantissimo Amoreeee!!!! (scrivo da casa di mia cugina!!!) Ti penso tantissimo, sei sempre con me Alberto Cuore rossoCuore rosso

Aug. 2
Valentinawrote:

Cuore rossoI tuoi occhioni sono i più dolci che possano esistere..Cuore rosso
Ti Amo più della mia stessa vita, Alberto Mio..
July 29
Valentinawrote:

Sei tutte le mie ragioni, Alberto mio.
Io Vivo per Te, solo per Te.
Le parole sono ormai poche , troppo poche per descrivere
l'Immenso Amore che provo per te.
Basteranno i nostri sguardi..

July 28
Valentinawrote:

Più penso a te, a noi due, alla fortuna che ho ad avere te, più il mio cuore si riempie di gioia infinita, pura, autentica, incondizionata..
Cuore rossoTi Amo Alberto Mio Cuore rosso
July 23
Valentinawrote:

Sei il mio Sole, Alberto.
Sei tutto ciò che di più bello possa esistere.
Sei tutte le mie ragioni.
Sei il mio Amore Eterno.
July 20
Valentinawrote:

Sai sempre sorprendermi con la tua straordinaria semplicità.
Ti Amo  Alberto , per sempre
July 17
Valentinawrote:

Cuore rossoSei il mio dolcissimo angioletto Cuore rosso
July 15
Valentinawrote:

Ti Amo Alberto
July 14
Valentinawrote:

I nostri cuori sono per sempre legati
uno all'altro con fiocchi di infinita dolcezza.
Ti Amo Alberto Mio Cuore rosso
July 13
Valentinawrote:

Il mio cuore sarà sempre tuo.
Un dolce pensiero per te in occasione dei primi due mesi passati insieme..
Cuore rossoTi Amo Alberto Cuore rosso
July 11
Valentinawrote:

Sei tutti i colori della mia vita..
Ti amo più di ogni altra cosa
July 9

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