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    9/25/2009

    Handel Masterworks: Decca fa concorrenza a Brilliant


    Cofanetto Handel: The Masterworks (Decca)

    Nel mese di marzo 2009, la casa discografica Decca Classics ha rilasciato Handel: The Masterworks, un cofanetto che racchiude in 30 CD i capolavori del compositore tedesco naturalizzato inglese. Le incisioni non sono tratte solo dall'archivio Decca ma anche dai cataloghi Deutsche Grammophon e Philips. Le tre etichette in effetti costituiscono il gruppo Universal Classics. Ecco i contenuti in dettaglio:
    CD 1:
    Music for the Royal Fireworks
    Water Music

    CD 2:
    Concerti grossi, op. 6 nos. 1-6
    CD 3:
    Concerti grossi, op. 6 nos. 7-11
    CD 4:
    Concerto grosso, op. 6 no. 12
    Concerti grossi, op. 3 nos. 1-6

    CD 5:
    Organ Concerti, op. 7 nos. 1-5
    CD 6:
    Organ Concerti, op. 7 no. 6
    Organ Concerti, op. 4 nos. 1-6

    CD 7:
    Sonata: Il trionfo del tempo e del Disinganno;
    Organ Concerti nos. 13-16
    Oboe Concerti, op. 3 nos. 1 & 2a
    Largo in F, HWV 302b
    CD 8:
    Oboe Concerto, op. 3 no. 3
    Arrival of the Queen of Sheba
    Concerto grosso in C “Alexander’s Feast”*;
    3 Concerti a due cori**
    Academy of St Martin in the Fields /
    Marriner Philomusica of London / Granville Jones*
    The Academy of Ancient Music / Christopher Hogwood**

    CD 9-11:
    Chamber Music - selection:
    Trio sonatas, op. 2 nos. 1-6; Sonata in F, HWV 392;
    Sonata in G minor, HWV 393 + flute sonatas,
    HWV 374-376; 378 & 379
    Academy of St Martin in the Fields Chamber Ensemble

    CD 12-13:
    Messiah
    Ameling / Reynolds / Langridge / Howell
    Academy of St Martin in the Fields / Marriner
    CD 14-15:
    Israel in Egypt
    1739 version 1, including the Original Part 1
    The Ways of Zion do Mourn
    Bostridge / Chance / Gritton / Varcoe
    Choir of King’s College / Cleobury

    CD 16:
    4 Coronation Anthems
    Choir of Westminster Abbey
    The English Concert / Pinnock / Preston

    CD 17:
    Dixit Dominus; Nisi Dominus; Salve regina
    Auger / Dawson / Montague / Birchall
    Orchestra of Westminster Abbey / Simon Preston

    CD 18:
    Dettingen Te Deum; Dettingen Anthem
    Choir of Westminster Abbey
    The English Concert / Pinnock / Preston

    CD 19:
    Ode for St Cecilia’s Day
    Lott / Rolfe Johnson
    The English Concert and Choir / Pinnock

    CD 20-21:
    Hercules
    Tomlinson / Rolfe Johnson / Walker / Smith / Denley
    Monteverdi Choir / English Baroque Soloists / Gardiner

    CD 22-24:
    Judas Maccabaeus
    Davies / Palmer / Baker / Shirley-Quirk
    English Chamber Orchestra / Mackerras

    CD 25-27:
    Solomon
    Scholl / Dam-Jensen / Gritton / Hagley
    Gabrieli Consort & Players / McCreesh

    CD 28-30:
    Giulio Cesare
    Mijanovic / Kozena / Von Otter / Hellekant
    Les Musiciens du Louvre / Minkowski
    Poco meno di due anni fa, nell'articolo Händel: Concerti grossi - Neville Marriner sottolineavo come i concerti per organo diretti da Neville Marriner fossero ancora fuori catalogo mentre invece i concerti grossi erano stati reinseriti come cofanetto della serie The Originals. Ebbene ora è possibile arricchire la propria discoteca con questo nuovo cofanetto che contiene, tra l'altro, la stessa identica edizione dei concerti grossi uscita alla fine del 2007 e in più i concerti per organo, non solo i 12 catalogati come opere 4 e 7, ma anche gli ulteriori 4 concerti sfusi (n. 13-16), sempre diretti da Neville Marriner con George Malcolm all'organo. A ben vedere, i primi 8 dischi di questa raccolta corrispondono esattamente ad un cofanetto Decca fuori catalogo da molti anni (458 333-2) che appunto conteneva i capolavori per orchestra eseguiti dall'Academy of St. Martin in the Fields; il gruppo londinese, più numeroso della maggior parte delle orchestre da camera barocche filologiche, utilizza strumenti moderni; l'approccio ai brani di Händel è interessante perché si pone a metà strada tra la filologia moderna, dalla quale riprende entro certi limiti lo stile spedito dell'esecuzione e la precisione nei tempi, e l'interpretazione romantica, a cui si deve un suono dolce, legato, e con dinamiche molto graduali. L'ascolto risulta dunque piacevole e per nulla noioso come invece potrebbe risultare adottando tempi variabili o particolarmente lenti.

    Anche i dischi che seguono sono molto spesso tratti da edizioni già esistenti; di seguito troverete le copertine di alcuni degli album che sono inclusi per intero nel nuovo Masterworks.



    Uno degli aspetti più interessanti di questo nuovo cofanetto di cui non ho ancora parlato è il prezzo assolutamente concorrenziale. Di norma non supera i 60 euro, ma in offerta è possibile trovarlo anche intorno a 40 euro; questo spiega il titolo di questo articolo, dato che l'olandese Brilliant Classics ha messo in commercio il box Handel: Celebration Edition, 39 CD, che include, oltre a molti dei capolavori offerti da Decca (mancano Hercules e Giulio Cesare) anche le suite per clavicembalo (4 CD), Aci, Galatea e Polifemo (2 CD), Jephtha (3 CD), Rinaldo (2 CD), Semele (2 CD), Apollo e Dafne, il tutto ad un prezzo praticamente identico a quello proposto da Decca Classics. Considerando il fatto che gli artisti che incidono per le grandi case discografiche sono generalmente piuttosto rinomati, la battaglia potrebbe sembrare vinta senza alcun dubbio dalla casa discografica inglese, in realtà si commetterebbe un grave errore. E' sufficiente infatti dare uno sguardo ai contenuti del box Brilliant per rendersi conto che i nomi sono spesso di prim'ordine, talvolta persino gli stessi che troviamo nel Masterworks: Neville Marriner con l'Academy of St. Martin in the Fields, Stephen Cleobury, David Willcocks, e la Stuttgarter Kammerorchester.

    Handel: Celebration Edition (Brilliant Classics)
    Handel: Celebration Edition
    (Brilliant Classics)


    Bach: Goldberg Variations - Elena Barshai (Brilliant Classics)
    Bach: Goldberg Variations
    Elena Barshai (Brilliant)


    Che questa iniziativa Decca sia solo l'inizio di una concorrenza all'emergente casa discografica olandese? La Brilliant si è distinta da un paio di anni a questa parte grazie alle sue edizioni supereconomiche degli integrali di Bach e di Mozart, rispettivamente 155 e 160 dischi, proposte al prezzo di 100 euro. Anche la Philips ha in catalogo un integrale di Mozart, ma il prezzo è maggiore di un ordine di grandezza: si aggira intorno ai 1000 euro. E' chiaro che, in un confronto del genere, per quanto gli artisti possano essere più o meno rinomati, la scelta del giovane appassionato, spesso squattrinato in quanto studente, non potrà che cadere sull'offerta Brilliant; nulla poi gli vieterà di acquistare edizioni più prestigiose di questo o quel componimento scoperto durante l'esplorazione del mega-cofanetto (che pone anche qualche difficoltà logistica: i 40 centimetri di lunghezza non sono sempre facilmente disponibili nelle librerie di casa). Probabilmente, di fronte a questo enorme divario di offerta, di fronte al rapporto 10 a 1 dei prezzi, la Universal Classics intraprende una strada forse rischiosa vista l'attuale crisi del mercato discografico, ma che, a mio avviso, potrà invece portarle ossigeno. Il cultore di musica classica è poco incline ad acquistare brani o album in formato elettronico (come download), sia esso senza perdite (FLAC) che, peggio ancora, con perdite (MP3), in quanto è viva la cultura del supporto fisico, il disco, che, banalmente, si può toccare, che ha un valore intrinseco e che ne acquista in ragione della sua rarità.

    Un'ultima indicazione sull'etichetta Brilliant che non riguarda Handel ma che merita una menzione: nel catalogo è disponibile un'esecuzione molto interessante delle Variazioni Goldberg di Bach con Elena Barshai all'organo (1 CD); si può trovare a prezzi stracciati e non posso che consigliarla vivamente. Buon ascolto.
    9/24/2009

    L'ispirazione divina


    Recensione dell'incisione della Messa in si minore BWV 232
    di Johann Sebastian Bach diretta da
    Karl Richter nel 1961

    2 CD, Archiv Production (Universal) 427 155-2.

    Copertina del CD Archiv 427 155-2

    Tratta da KlassikAkzente [Testo originale in tedesco]
    Traduzione a cura di Lidia [The Wedge Blog]

    Gli studiosi hanno a lungo discusso su cosa abbia rappresentato la Messa in si minore di Bach, se un'incursione nelle forme musicali cattoliche, se un grande lavoro al di sopra di ogni confessione o se uno dei punti più alti della cultura protestante. In ogni caso, concordano nella scelta dell'interpretazione che emerge nella storia delle incisioni: quella diretta da Richter nella primavera del 1961, per una serie di fortunate circostanze e la congeniale forza creativa.

    Dove c'è Bach c'è Richter. Per un quarto di secolo è stato in voga questo slogan ed era come un marchio di qualità musicale. Richter aveva raggiunto una sensibilità tale, specialmente nei lavori sacri del Kantor della chiesa di San Tommaso, che gli permetteva di lavorare ai più alti livelli. Nato nel 1926 nel vicariato di Plauen, figlio di un pastore protestante, è entrato in contatto con la musica sacra bachiana sin dall'infanzia. Prima studente a Dresda, poi allievo di musica sacra a Lipsia con Karl Straube e Günther Ramin, venne a conoscenza di diverse tradizioni interpretative ed iniziò presto a lavorare per un anno come organista nella chiesa di San Tommaso, nella scia dei grandi maestri barocchi. Nel 1951 si trasferì a Monaco di Baviera ed iniziò progressivamente, prima come Kantor nella chiesa di San Marco e poi anche come docente alla facoltà di musica, a raccogliere attorno a sé un gruppo di appassionati di Bach. Fondò il Coro Bach (nel 1951) e l'Orchestra Bach (1953) e con tale compagine raggiunse rapidamente la fama di uno dei migliori interpreti bachiani. Richter riunì talenti e stelle come l'organista Hedwig Bilgram ed il baritono Dietrich Fischer-Dieskau, grazie ai quali poteva garantire un livello internazionale delle sue esecuzioni ed incisioni.

    Così accadde anche nel febbraio e nell'aprile del 1961, quando in un momento musicale insolito, Richter e il suo ensemble fecero la loro apparizione nella facoltà di Musica di Monaco proponendo la Messa in si minore di Bach. Il pubblico si avvicinò a quest'opera d'arte caratterizzata da una grande stabilità del tempo che garantiva l'equilibrio tra l'importanza spirituale e l'arte astratta profana. L'esperimento di Bach con l'uso delle voci, che nel Kyrie iniziale o anche nel Symbolum Nicenum supera i limiti dell'espressione formale della tradizione musicale barocca, viene riprodotto dai solisti come anche da entrambi i gruppi Bach con una sicurezza ed una determinazione che possono venire solamente da una simbiotica interpretazione dell'opera. Tale incisione eccelle assolutamente, anche dopo quattro decenni, grazie alla sua chiarezza, che resiste ad ogni tentazione puramente manieristica. Sotto la direzione di Richter, Bach appare come un alchimista dei mattoni della musica, che, in un laboratorio della Storia della Musica, con l'aiuto di Dio combina gli ingredienti disponibili nel miglior composto possibile.

    "Nonostante l'interpretazione di Richter risalga ai primi anni '60 del XX secolo, è ancora considerevole per la parte del coro sempre a tempo, forte e chiara" (Guida Penguin).

    7/30/2009

    Altro ritiro dal mercato

    Cofanetto 75 cantate dirette da Karl Richter

    Apprendo oggi, per caso, che la Deutsche Grammophon (Archiv Produktion) sta ponendo fuori catalogo le cantate di Bach dirette da Karl Richter. Fino a circa un anno fa le cantate erano disponibili sia sottoforma di unico cofanetto da 26 CD (439 368-2), sia suddivise in 5 cofanetti a tema [Link]:

    I. Advent und Weihnachten (Avvento e Natale) - 4 CD
    II. Ostern (Pasqua) - 5 CD
    III. Himmelfahrt, Pfingsten, Trinitatis (Ascensione, Pentecoste, SS. Trinità) - 6 CD
    IV. Sonntage nach Trinitatis I (Domeniche dopo la Santissima Trinità I) - 6 CD
    V. Sonntage nach Trinitatis II (Domeniche dopo la Santissima Trinità II) - 5 CD

    Oggi, consultando il sito della casa discografica tedesca, ho notato che solo il volume II (439 374-2) è ancora disponibile nei negozi, i primi tre volumi sono ordinabili e acquistabili per corrispondenza sul sito stesso (oltre che in MP3), mentre gli ultimi due volumi si possono solo scaricare in formato MP3, sempre dal sito della Deutsche Grammophon. Molto probabilmente sarà ritirato a breve anche il volume II. Il cofanetto unico contenente tutti i 26 CD è sparito del tutto. Consiglio a chi è interessato a queste interpretazioni, di muoversi al più presto prima che le poche copie rimaste nei negozi di dischi si esauriscano. Su Amazon [Link al prodotto] questi cofanetti si trovano già con difficoltà e a caro prezzo, anche usati.

    Questa raccolta di cantate, 75 per la precisione (meno della metà di tutte quelle che il Kantor di Lipsia ci ha lasciato), è da molti anni uno dei fiori all'occhiello della Archiv Produktion (la branca della Deutsche Grammophon che tratta la musica antica). L'interpretazione di Karl Richter è piuttosto diversa da quella cosiddetta "filologica" maggiormente diffusa oggigiorno. Coro numeroso come pure l'orchestra, strumenti moderni, continuo all'organo piuttosto colorito, La a 440 Hz. Ciò nonostante queste interpretazioni apparentemente datate stanno trovando via via alcune giustificazioni filologiche. Lo studio sulla comprensione e l'interpretazione autentica della musica di Bach è in continuo sviluppo e sembra, a giudicare dalla disposizione della balconata dell’organo e di quella per il coro e gli strumenti, che Bach accompagnasse le sue cantate con l'organo grande (alla Richter) e non con il positivo che è stato e viene quasi sempre utilizzato nelle interpretazioni filologiche. In ogni caso, a prescindere dalle considerazioni sulla prassi esecutiva, rimane indiscutibile il valore storico e artistico di queste incisioni, pietre miliari della discografia e dell'interpretazione di Bach. Non so se le ritroveremo presto sugli scaffali, la speranza è in una riedizione rimasterizzata con le tecniche di campionamento più moderne (l'edizione attuale risale al lontano 1993).
    1/31/2009

    Perché


    Perché all'Auditorium Parco della Musica non c'è un organo? Com'è potuta accadere una cosa simile a Roma, nel ventunesimo secolo?

    Come si fa ora con la Sinfonia delle Alpi e con Così parlo Zarathustra di Richard Strauss? Come si fa con la terza sinfonia di Saint-Saëns, e poi la Manfred di Tchaikovsky, la seconda e l'ottava di Mahler, I pianeti di Holst, e chissà quante altre composizioni mi sfuggono; senza parlare poi delle opere: Cavalleria rusticana di Mascagni tanto per citarne una.

    Sala Santa Cecilia: interno

    Una cattedrale senza campanile...

    Un documento interessante: Premio Valentino Bucchi XXIX edizione (pagg. 4-5) [PDF, 106 KB, si apre in una nuova finestra/scheda]
    Foto tratta da http://www.thema96.it.
    1/27/2009

    Ewald Kooiman †


    Lutto nel mondo dell'organo: domenica 25 gennaio 2009 uno dei più eminenti organisti e musicologi dei nostri giorni, Ewald Kooiman, è improvvisamente mancato mentre si trovava in vacanza in Egitto,
    all'età di settant'anni.

    Ewald Kooiman

    Tradotto dal sito ufficiale di Ewald Kooiman:

    Nato nel 1938, era conosciuto in tutto il mondo come organista ed editore delle importanti serie di pubblicazioni "Incognita Organo" e "Repro Organo", circa 50 volumi di musica organistica dal XVII al XIX secolo. E' stato molto richiesto per diversi anni come insegnante di Bach e di musica classica francese. Ha partecipato a molti importanti festival ed è stato autore di una sessantina di incisioni. Ha registrato su LP l'integrale delle composizioni per organo di J. S. Bach su organi storici in Olanda, Germania, Francia e Svizzera; nel 1997 ha completato il suo secondo ciclo di incisioni dell'intergrale organistico bachiano, sempre su organi storici in Olanda e in Germania.
    Ewald Kooiman è comparso in televisione e in radio in diverse nazioni e ha tenuto concerti e masterclass nella maggior parte degli stati europei, in Giappone, in Korea, in Sudafrica e negli Stati Uniti. E' stato professore di Ars Organi alla Libera Università di Amsterdam e Professore di Organo al conservatorio Sweelinck di Amsterdam. Ha insegnato l'interpretazione delle opere per organo di Bach alla famosa International Summer Academy di Haarlem.

    Ewald Kooiman ha pubblicato vari libri e diversi articoli in varie lingue sull'interpretazione della musica d'organo del XVIII e XIX secolo.

    E' membro onorario della Royal Dutch Society of Organists. Nel 2003 la Regina olandese gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere.
    Video di Ewald Kooiman all'organo su YouTube:
    Toccata in re minore, BWV 913
    Corale "Aus tiefer Not schrei ich zu dir", BWV 1099

    Fonti:
    http://www.refdag.nl/artikel/1387820/In+memoriam:+Ewald+Kooiman+(1938-2009).html
    http://www.organist.nl/wcms/modules/news/article.php?storyid=3001

    12/28/2008

    Fuori catalogo


    Copertina del box 'Karl Richter: A Universal Musician'

    Il cofanetto Karl Richter: A Universal Musician, edito dalla Deutsche Grammophon nel giugno del 2006 (codice prodotto: 477 6210), non è più in vendita presso i negozi di dischi. Il box risulta ancora disponibile sul sito della casa discografica sotto forma di download MP3 o invio postale.

    L'uscita di catalogo può risalire al massimo all'ottobre 2008 dato che il cofanetto è citato nella brochure della promozione "Box irresistibili" risalente al settembre dello stesso anno:

    Karl Richter / Musiche di J. S. Bach, Haendel, Mozart, Brahms, Haydn, Schütz, Scarlatti, Mendelssohn-Bartholdy, J. C. Bach, Liszt. / Karl Richter: clavicembalo, organo e direttore / Berliner Philharmoniker / Münchener Bach-Orchester / 477 6210, ADD, 8 CD, Euro 39.20, DG

    Ciò significa che potrebbe essere possibile trovarlo ancora in qualche negozio.

    Ecco altri album di Karl Richter posti fuori catalogo in tempi più o meno recenti ma acquistabili in formato MP3 presso il sito della Deutsche Grammophon; riporto solo quelli contenenti registrazioni irreperibili, non ripubblicate in nessun altro album:
    12/1/2008

    Cofanetti a metà prezzo


    Offerte box Deutsche Grammophon, Decca e Philips, 2008

    Ultimo mese di sconti per i cofanetti di musica classica della Deutsche Grammophon, Decca e Philips, proposti solitamente a un prezzo di circa 9 euro a CD e oggi disponibili eccezionalmente a meno di 5 euro a disco fino a fine anno. Sebbene il catalogo ufficiale indichi 4.90 euro/disco come prezzo suggerito, è possibile trovare offerte ancora più vantaggiose presso alcuni rivenditori.

    Dal sito www.universalmusic.it:
    CAMPAGNA BOX IRRESISTIBILI 2008
    Torna la grande campagna dedicata alle più importanti integrali Deutsche Grammophon, Philips e Decca
    236 Box Irresistibili offerti ad un prezzo incredibile
    Solo euro 4,90 a CD

    Inoltre
    27 Album della serie Gold, 3 CD a soli euro 16,90
    25 Box prodotti in esclusiva per l'Italia
    7 Box Super budget tra cui 2 novità

    Iniziativa valida solo fino al 31 dicembre 2008.

    A questo punto non posso non suggerire qualche buon acquisto per sfruttare queste offerte:
    8/8/2008

    Brahms: Complete Organ Works - Robert Parkins


    Copertina CD Brahms-Parkins

    Johannes Brahms (1833 - 1897): Complete Organ Works

    1. Prelude and Fugue in G Minor
    2. Fugue in A Flat Minor
    3. Eleven Chorale Preludes, Op. 122
    4. Chorale Prelude and Fugue on "O Traurigkeit, O Herzeleid"
    5. Prelude and Fugue in A Minor

    Robert Parkins
    Organo Flentrop della Duke Chapel, Duke University, Durham, U.S.A.

    Naxos - 8.550824

    Di seguito riporto, tradotte e in colore nero, le note dell'organista Robert Parkins sulle composizioni per organo di Johannes Brahms, più una breve biografia dello stesso organista. Note tratte dal sito www.naxos.com.


    La maggior parte degli ascoltatori non pensa a Johannes Brahms (1833-1897) come a un compositore di musica per organo poiché di lui ci vengono in mente subito le sinfonie, i concerti, composizioni per piano, musica da camera - o forse il Requiem tedesco. Eppure l'ultimissima composizione scaturita dalla penna di Brahms è stata una raccolta di Preludi corali per organo, pubblicati postumi nel 1902. E' piuttosto curioso che le sue precedenti composizioni per questo strumento risalgano invece a molti anni prima.

    Nel 1850, quando Brahms era ancora un giovane pianista e compositore, egli accennò alla sua aspirazione di diventare un virtuoso dell'organo. Sebbene avesse trovato il complesso strumento più difficile da dominare di quanto avesse pensato, iniziò a comporre seriamente per organo. Tra i suoi primi tentativi vi foruno due preludi e fughe, una cosciente emulazione di una forma sviluppata nel periodo barocco, ma filtrata attraverso il linguaggio armonico di Brahms stesso. Egli considerò entrambi questi lavori come progetti da principiante, non degni di essere pubblicati, e pare che pensasse che i manoscritti fossero andati distrutti. Furono in realtà ritrovati molto tempo dopo, e pubblicati nel 1927, trent'anni dopo la morte del compositore.

    Il Preludio e fuga in sol minore, il secondo e più maturo dei due, fu scritto nel 1857. Il fiammeggiante preludio richiama lo stile rapsodico dei preludi e delle toccate scritte dai precedenti compositori tedeschi come Buxtehude o anche il giovane J. S. Bach. Brahms fu un appassionato studente della musica scritta prima del diciannovesimo secolo, e non è una coincidenza che spesso abbia scritto lui stesso seguendo forme musicali arcaiche.

    Il contrappunto, specialmente il canone e la fuga, assorbirono l'attenzione di Brahms durante questo periodo in particolare. La prima versione della sua Fuga in la bemolle minore, completata nel 1856, fu successivamente revisionata e pubblicata nel 1864 (come supplemento al giornale "Allgemeine musikalische Zeitung"). Il preludio che la accompagnava in questa chiave inconsueta, è andato perduto - sempre se sia mai stato completato - ma la fuga, intima (riporta l'indicazione "langsam"), si regge da sé, come una creazione di artigianato magistrale e di sentimento profondo. L'ingegnosità contrappuntistica di Brahms è evidente sin dall'inizio, quando al soggetto principale, di grande espressività, risponde l'inversione dello stesso.

    Dopo il 1860 Brahms abbandonò la composizione per l'organo, eccezion fatta per la revisione di vecchi componimenti per la pubblicazione; tuttavia in vecchiaia, proprio poco prima della morte della sua cara amica Clara Schumann, Brahms tornò a scrivere per l'organo. Ne risultarono gli Undici preludi corali, completati nel maggio e nel giugno del 1896, i quali rappresentano una vetta nella letteratura organistica romantica tedesca. Molti sono piuttosto brevi e simili, nella forma, ai pezzi dell'Orgelbüchlein di J. S. Bach (un ciclo di 45 preludi corali per l'anno liturgico), dato che le frasi della melodia del corale, semplice o abbellita, non sono separate da lunghi interludi.

    Tuttavia ad aprire la raccolta troviamo una notevole eccezione. "Mein Jesu, derdu mich", una tra le frasi più trattate nell'ambito barocco del preludio corale in stile Pachelbel, adombra ogni frase della melodia dell'inno con l'imitazione fugale di un soggetto derivato da quella stessa frase. Brahms era particolarmente affezionato ai corali "O Welt, ich muss dich lassen" e "Herzlich tut mich verlangen", e scrisse per ognuno due versioni contrastanti tra loro. Come per "Herzliebster Jesu" e "Herzlich tut mich erfreuen", i loro testi riguardano temi legati alla fine della vita: la passione di Gesù Cristo, la morte e l'aldilà. Appena superata la metà della raccolta troviamo "O Gott, du frommer Gott", una composizione potente in cui la melodia suona a mezza voce su un manuale secondario, fino all'ultima frase. A bilanciare le pesanti strutture che caratterizzano molti di questi preludi, ne troviamo tre più pacati, senza pedale: "O wie selig seid ihr doch", ihr Frommen", altra riflessione sulla morte e l'eternità, lo splendido inno di comunione "Schmücke dich, o liebe Seele", e la dolce melodia natalizia "Es ist ein Ros' entsprungen".

    Nel 1857, molti anni prima di dedicarsi ai temi eterni in parecchi dei suoi undici corali, Brahms aveva già scritto un bellissimo preludio corale su "O Traurigkeit, o Herzeleid". Una fuga basata sulla melodia di questo corale vi fu apposta qualche tempo dopo, e una versione revizionata del preludio corale seguito dalla fuga venne pubblicato nel 1882, ancora una volta come supplemento musicale di un periodico, "Musikalisches Wochenblatt". Il soggetto della fuga è derivato dalla melodia dell'inno, mentre il corale, disadorno, appare in lunghe note di pedale. Come la fuga in la bemolle minore, è lento, (l'indicazione di tempo è Adagio), e la risposta al soggetto è invertita allo stesso modo.

    Il preludio e fuga in la minore, apparentemente il primo saggio di composizione organistica di Brahms, fu inviato a Clara Schumann come regalo per celebrare il compleanno del compositore stesso nel 1856. La mancanza di maturità ed eleganza che vi si riscontra è più che compensata dalla sua energia e impetuosità giovanile, ma non a scapito della sperimentazione, con artifici contrappuntistici di antica tradizione. In particolare il soggetto della fuga - già anticipato nella parte di pedale del breve preludio - compare anche in inversione, precedendo un'altra trasformazione per augmentationem. Analogamente a molti dei primi preludi e fughe di Bach, il contrappunto di Brahms si dissolve verso la fine nello stile libero del preludio, e la frase finale del soggetto è quasi seppellita da un raffica furiosa di note.

    Robert Parkins

    L'organista americano Robert Parkins ha studiato all'università di Cincinnati con Gerre Hancock e all'università di Yale con Charles Krigbaum, Michael Schneider e con il clavicembalista Ralph Kirkpatrick. Ha continuato i suoi studi come studente Fulbright a Vienna, con Anton Heiller. Ha tenuto concerti in tutti gli Stati Uniti, in America centrale e in Europa, specializzandosi nella letteratura iberica per tastiera e nella musica per organo romantica tedesca. Le sue registrazioni da solista includono musiche spagnole e portoghesi eseguite all'organo e al clavicembalo, così come composizioni per organo di Mendelssohn e di Brahms. Attualmente è organista universitario e professiore associato di pratica della musica alla Duke University.

    Le esecuzioni dei preludi e fughe sono curate nei dettagli: la dinamica e le registrazioni sono abbastanza varie, in particolare il Preludio e fuga in sol minore è assolutamente da non perdere, ho avuto modo di ascoltarne anche altre interpretazioni e questa mi sembra la più rifinita; unico, nonché essenziale, a mio avviso, è il crescendo che inizia al minuto 5:44. Non gradisco alcune scelte sui tempi per quel che riguarda i corali op. 122, ma si tratta di gusti, e non posso negare di essere stato condizionato dall'ascolto dell'esecuzione di Karl Richter del 1964 all'organo della Herkules-Saal, che infatti resta quella che preferisco (contenuta nel Box "Karl Richter - A Universal Musician" della Deutsche Grammophon).

    Purtroppo l'organo scelto non dispone di nessuna ancia di 32' al pedale, che invece ritengo fondamentale soprattutto per gli autori romantici, in realtà lo strumento non dispone di nessun registro di 32', e infatti Parkins si affida, devo dire molto abilmente, alla Quint 10-2/3' unita al Prestant 16' per ottenere un effetto 32' al pedale (molto lontano comunque dall'effetto di un'ancia). La disposizione è pubblicata a fondo articolo, ed è tratta dal sito della Duke Chapel.

    Dal punto di vista tecnico il disco è discreto: la risposta in frequenza e la dinamica si attestano su valori in linea con quelli delle registrazioni digitali degli anni '90 ma in qualche passaggio forte c'è qualcosa che satura (non so se microfono o registratore, ma si sente la distorsione), un difetto assolutamente indesiderabile e che sarebbe stato opportuno prevedere ed evitare.




    Hoofdwerk
    Fluework
    Prestant 16'
    Bourdan 16'
    Octaaf 8'
    Octaaf 4'
    Quint 2-2/3'
    Terts 1-3/5'
    Mixtuur 2'
    Scherp 1'
    Cornet (from C3)
    Reedwork
    Bombarde 16'
    Trompette 8'
    Clairon 4'
    Trompet 8'
    Trompeta Magna (from C3) 16'
    Clarin (from C3) 8'
    Trompeta Batalla (C1 - B2) 4'

    Rugwerk
    Fluework
    Prestant 8'
    Gedekt 8'
    Octaaf 4'
    Fluit 4' (gedekt)
    Nasard 2-2/3' (roerfluit)
    Octaaf 2'
    Fluit 2'
    Terts 1-3/5'
    Larigot 1-1/3'
    Sesquialter 2-2/3'
    Sesquialter 1-3/5'
    Mixtuur 2'
    Scherp 1'
    Reedwork
    Cromorne 8'
    Schalmey 8'
    Trompet 4'





    Echo
    Fluework
    Gedekt 8'
    Prestant 4'
    Fluit 4' (C' - E' gedekt)
    Nachthoorn 2'
    Cornet (from C3)
    Reedwork
    Hautbois 8'

    Bovenwerk
    Fluework
    Prestant 8'
    Baarpijp 8'
    Gedekt 8'
    Quintadeen 8'
    Octaaf 4'
    Roerfluit 4'
    Nasard 2-2/3' (C1 - B2 gedekt)
    Fluit 2'
    Terts 1-3/5'
    Sifflet 1'
    Mixtuur 2'
    Reedwork
    Trompet 8'
    Hobo 8'
    Fox Humana 8'

    Pedaal
    Fluework
    Prestant 16'
    Subbas 16'
    Quint 10-2/3' (gedekt)
    Octaaf 4'
    Quint 5-1/3'
    Octaaf 4'
    Nachthoorn 2'
    Mixtuur 4'
    Reedwork
    Bazuin 16'
    Trompette 8'
    Trompet 8'
    Clairon 4'
    Zink 2'

    6/15/2008

    Albert Schweitzer: Il documentario RAI


    Con riferimento al precedente articolo su Albert Schweitzer, filosofo, teologo, medico e organista alsaziano, propongo oggi un documentario tratto dal programma RAI "La Storia siamo noi", condotto da Giovanni Minoli.

       

    Buona visione.
    3/16/2008

    Passio Domini nostri Iesu Christi secundum Matthaeum

    Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

    Vangelo  Mt 26,14-27,66
    La passione del Signore

    Copertina DVD Matthäus-Passion (Karl Richter)

    Indicazioni per la lettura dialogata: + = Gesù;  C = Cronista;  P = Popolo

    Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni? 
    C
    In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: P «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». C E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. 

    Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?  
    Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:
    P «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». C Ed egli rispose: + «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». C I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. 

    Uno di voi mi tradirà
    Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: + «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». C Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: P «Sono forse io, Signore?» . C Ed egli rispose: + «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». C Giuda, il traditore, disse: P «Rabbì, sono forse io?». C Gli rispose: + «Tu l'hai detto». 

    Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
    C Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: + «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». C Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: + «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». 
    C E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 

    Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
    Allora Gesù disse loro: + «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge", ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 
    C E Pietro gli disse: P «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». C Gli disse Gesù: + «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». C E Pietro gli rispose: P «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». C Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli. 

    Cominciò a provare tristezza e angoscia
    Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: + «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». C E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: + «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». C E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: + «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».   
    C
    Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: + «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». C E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: + «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». C E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: + «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». 

    Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
    C Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: P «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». C E subito si avvicinò a Gesù e disse: P «Salve, Rabbì!». C E lo baciò. E Gesù gli disse: + «Amico, per questo sei qui!» . C Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: + «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». C In quello stesso momento Gesù disse alla folla: + «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». C Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. 

    Vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio
    Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. 
    I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono:
    P «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni» . C Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: P «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». C Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: P «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». + «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo». 
    C Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: P «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». C E quelli risposero: P «E' reo di morte!». C Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: P «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?». 

    Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte
    C Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: P «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». C Ed egli negò davanti a tutti: P «Non capisco che cosa tu voglia dire». C Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: P «Costui era con Gesù, il Nazareno». C Ma egli negò di nuovo giurando: P «Non conosco quell'uomo». C Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: P «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». C Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: P «Non conosco quell'uomo!». C E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente. 

    Consegnarono Gesù al governatore Pilato
    Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. 
    Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo:
    P «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». C Ma quelli dissero: P «Che ci riguarda? Veditela tu!». C Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: P «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». C E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. 
    Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. 

    Sei tu il re dei Giudei?
    Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: P «Sei tu il re dei Giudei?». C Gesù rispose + «Tu lo dici». C E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.   
    Allora Pilato gli disse:
    P «Non senti quante cose attestano contro di te?». C Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. 
    Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro:
    P «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». C Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. 
    Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:
    P «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». C Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: P «Chi dei due volete che vi rilasci?». C Quelli risposero: P «Barabba!». C Disse loro Pilato: P «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?» . Tutti gli risposero: P «Sia crocifisso!». C Ed egli aggiunse: P «Ma che male ha fatto?». C Essi allora urlarono: P «Sia crocifisso!» . 
    C
    Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: P «Non sono responsabile (disse) di questo sangue; vedetevela voi!». C E tutto il popolo rispose: P «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». C Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. 

    Salve, re dei Giudei!
    Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: P «Salve, re dei Giudei!». C E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. 
    Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. 

    Insieme con lui furono crocifissi due ladroni
    Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. 

    Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
    E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: P «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». C Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: P «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E' il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». C Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

    Elì, Elì, lemà sabactàni?
    Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: + «Elì, Elì, lemà sabactàni?» , C che significa: + «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: P «Costui chiama Elia». C E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: P «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». C E Gesù, emesso un alto grido, spirò. 

    (Qui si genuflette e si fa una breve pausa)  

    Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:
    P «Davvero costui era Figlio di Dio!». 
    C C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. 

    Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo depose nella sua tomba nuova
    Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

    Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete
    Il giorno dopo, che era quello successivo alla Parascève, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E' risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». C Pilato disse loro: P «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». C Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

    [Tratto da www.maranatha.it. Immagini: Deutsche Grammophon]

    Copertina CD Matthäus-Passion (Karl Richter)

    3/14/2008

    Ravel: Concerto per pianoforte in sol maggiore


    Dopo aver assistito, il primo marzo scorso, alla bella esecuzione di Martha Argerich, oggi voglio proporre questo video in cui Arturo Benedetti Michelangeli esegue lo stesso concerto interpretandolo in modo molto diverso. La London Symphony Orchestra è diretta da Sergiu Celibidache. Buon ascolto.


         
    2/17/2008

    Hélène Grimaud (pianista)

    Prima di tutto qualche informazione biografica tratta da Wikipedia.


    Hélène Grimaud (Aix-en-Provence7 novembre 1969) è una pianista e scrittrice francese.

    La Grimaud è nata da una famiglia di sangue corso, tedesco, nordafricano ed ebraico, che aveva cambiato il proprio cognome da Grimaldi poco prima che lei nascesse. Nella sua autobiografia racconta di un’infanzia costellata di avventure da bambina iperattiva e precocemente intelligente.

    Iniziata al pianoforte sin dal 1976, Hélène Grimaud compie i primi studi sotto la guida di Jacqueline Courtin al Conservatorio di Aix-en-Provence. Prosegue poi a Marsiglia con Pierre Barbizet, ed entra nel 1982 a Parigi nella classe di Jacques Rouvier. Si diplomerà con il massimo dei voti nel 1985. Nello stesso anno incide il suo primo disco, il Secondo Concerto di Sergei Rachmaninov, che le varrà il Grand Prix du Disque dell’Accademia Charles Cros. Ha lanciato la sua carriera di pianista professionista nel 1987, quando ha eseguito un recital da solista a Parigi ed uno spettacolo con l’Orchestre de Paris sotto la direzione di Daniel Barenboim. Nello stesso anno, ha partecipato al Midem di Cannes e al festival di La Roque-d’Anthéron.

    A ventun anni, si è trasferita in Florida e più tardi ha vissuto anche fuori New York. Questo periodo negli Stati Uniti ha coinciso con una lunga crisi, ma anche con la nascita del suo amore per i lupi. Si occupa infatti notoriamente della tutela di questi animali, per la quale ha fondato con il fotografo Henry Fair il Wolf Conservation Center.

    Attualmente (2007) la pianista risiede a Berlino.


    Nel sito helenegrimaud.free.fr sono disponibili varie fotografie scattate in diverse occasioni di carattere musicale.

    Ed ora eccovi la sua interpretazione della Ciaccona di J. S. Bach (trascrizione di F. Busoni dalla Partita per violino solo BWV 1004). Buon ascolto.


        
    1/28/2008

    Händel: Concerti grossi - Neville Marriner


    Copertina CD Concerti Grossi

    Tornano dopo molti anni nel catalogo Decca i "Concerti grossi" di Georg Friedrich Händel eseguiti dall'Academy of St. Martin in the Fields, diretta da Neville Marriner
    (475 8673). Possedevo già i primi otto concerti grossi op. 6 in LP, tra l'altro dischi di ottima qualità che ancora oggi restituiscono un suono chiaro e brillante, ma certamente meno pratici rispetto al supporto digitale.

    Ho sempre considerato eccellenti queste interpretazioni, avendo avuto la possibilità di confrontarle con quelle filologiche di Christopher Hogwood (sempre Decca) e anche con quelle di Karl Richter (DG 453 2492, fuori catalogo).

    Marriner ha la capacità di esaltare particolarmente la bellezza del “concerto barocco”
    raggiungendo un equilibrio sonoro a mio avviso ineguagliato. L'organico adottato non è ristretto come vorrebbe l’odierna prassi filologica, e la scelta del basso continuo è sorprendente: lorgano e il clavicembalo si alternano nell’accompagnamento dell'orchestra, accompagnamento che a volte si fa piacevolmente più movimentato rispetto a quanto si è soliti ascoltare. E' noto che non è compito facile trovare un compromesso tra numero di esecutori e chiarezza espositiva; Marriner, e, aggiungerei, Karl Richter, penso ci siano riusciti rispettivamente per i concerti barocchi e per le composizioni sacre di Bach. Quanto detto vale sia per queste incisioni che per quelle di Vivaldi; mi riferisco, perdonatemi la digressione, alle “Quattro stagioni” (quattro concerti da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”, op. 8 n. 1 - 4, e in particolare “L’inverno”), all’“Estro armonico” (dodici concerti op. 3) e alla “Stravaganza” (dodici concerti op. 4), disponibili in cd Decca [link], e anche al “Gloria” RV 589, disco EMI [link], in cui il delicato basso continuo eseguito all’organo accompagna un commovente “Et in terra pax”.

    Tornando ai concerti grossi di Händel, quest’album, datato settembre 2007 (le registrazioni risalgono al 1964 e al 1968), include anche i concerti grossi op. 3, e si inserisce nella serie “The Originals” a medio prezzo, motivo in più per consigliarne l’acquisto.

    La qualità sonora è più che buona, a questo proposito l’etichetta dell’LP recitava “Full Frequency Stereophonic Sound”, indicazione che è stata riprodotta anche sui cd. Avrei detto qualità ottima se non fosse per un po’ di rumore di fondo a bassa frequenza, il cosiddetto “rumble”, dovuto sia ad un filtraggio della tensione di rete non eccellente (in particolare la seconda armonica, a 100 Hz), sia probabilmente al rumore ovattato del traffico stradale circostante. In ogni caso è un disturbo che risulta assolutamente tollerabile, non c’è da preoccuparsi. Questo tipo di rumore non è una novità nelle incisioni di Marriner con l’Academy of St. Martin-in-the-Fields, tanto che alcune delle succitate registrazioni di Vivaldi presentano un filtraggio passa alto con frequenza di taglio intorno a 50 Hz proprio al fine di ridurre il rumble.

    Per altre informazioni e opinioni su quest
    ’album si può consultare il forum 'Musicisti italiani' [link alla discussione].

    Attendo ora anche la riedizione dei “Concerti per organo” di Händel (op. 4 e op. 7) diretti sempre da Neville Marriner e con George Malcolm all’organo.
    Già pubblicati in cd nella serie “Double Decca” (452 235-2), questi concerti sono stati eliminati dal catalogo da ormai più di due anni.
    Non sarebbe stata una cattiva idea raccogliere in un cofanetto sia i concerti grossi opp. 3 e 6 (3 CD) che i concerti per organo opp. 4 e 7 (2 CD), analogamente a quanto fatto per i concerti di Vivaldi. In ogni caso la ristampa dei concerti per organo è ora il tassello mancante per avere a disposizione tutti i grandi concerti barocchi (inclusi i concerti grossi di Corelli, disponibili come doppio album Decca 443 8622) eseguiti dalla Academy of St. Martin-in-the-Fields col suo storico direttore. Non resta che sperare che questo avvenga quanto prima.
    1/26/2008

    Arturo Benedetti Michelangeli


    Arturo Benedetti Michelangeli

    «... Detestavo il pianoforte, da piccolo se sentivo un pianoforte urlavo...» (*)


    Invece di pubblicare una biografia, tra l’altro facilmente reperibile in rete, stavolta ho pensato di ricordare questa leggenda della musica con le parole di chi lo ha conosciuto. A mio avviso, queste citazioni aiutano a scoprire e a comprendere i lati straordinari che caratterizzavano questo grande maestro. Non penso ci sia altro da aggiungere, perciò buona lettura!

    NOTA:
    il materiale che segue è tratto in gran parte dal libretto che accompagna il cofanetto “Arturo Benedetti Michelangeli: The Complete EMI Recordings” della EMI Classics.

    «Sosteneva che si deve toccare il pedale nella sua parte più esterna con la punta del piede, idealmente con le dita, per avere la massima sensibilità e calibrare al millimetro l'azione di diverse porzioni di corsa del pedale stesso. Diceva spesso scherzando che bisogna rifuggire dall’“effetto arrotino”... Dovevo suonare a Milano per i Pomeriggi Musicali; Michelangeli mi dette appuntamento ad Arezzo dove, per tre giorni, mi fece eseguire il brano più volte e sempre più forte, dicendo che non si sentiva niente. Obbedii, ma non capivo il motivo di tale richiesta. Capii il giorno delle prove a Milano quando, iniziato il concerto, non riuscivo a udire niente di quello che facevo io né di ciò che suonava l'orchestra, a causa di un'acustica tremendamente assorbente. Suonai allora nel modo che aveva preteso Michelangeli tre giorni prima, e riuscii a salvare il concerto».
    (Franco Gei, allievo, insegnante al Conservatorio di Ferrara)

    «Le prime lezioni con Michelangeli mi misero in difficoltà in quanto mi aspettavo di ricevere una “scuola”, un metodo di lavoro che creasse delle basi sui vari aspetti della musica (il legato, lo staccato, il fraseggio...). Michelangeli era invece totalmente distante da questo approccio “rassicurante” per l'allievo: lui forniva un input musicale dal quale si dovevano ricavare le conclusioni, facendosi in un certo senso scuola da sé... Una volta mi disse una cosa che capii poi molto tempo dopo: “La tecnica è fantasia musicale”; solo attraverso l'immaginazione e l'ispirazione si può trovare il gesto adatto per suonare».
    (Virginio Pavarana, allievo, insegnante al Conservatorio di Verona)

    «In vista di un concerto che avrei dovuto tenere a Perugia, il Maestro mi imponeva un po' in tutti i brani tempi piuttosto moderati, sempre al disotto di quelli che sentivo. Una settimana prima del concerto mi chiese di eseguire il programma, e in quell'occasione mi spinse a suonare molto più rapidamente: mi adeguai a questa situazione in modo molto naturale, senza alcuno sforzo. La preparazione effettuata “sottotempo” mi aveva costretto ad approfondire il testo nell'intento di evidenziare ogni possibile contenuto musicale».
    (Renzo Bonizzato, allievo, insegnante al Conservatorio di Verona)

    «Mi capitava di ascoltare il maestro al lavoro; mi colpì il fatto che quasi mai sentivo dei passaggi interi, ma note singole ripetute in continuazione per ore e ore. Ricordo una giornata in cui Michelangeli senza interruzione per mangiare o per riposarsi, ripeté un mi nel registro centrale del pianoforte per dodici ore di seguito in mille modi diversi!».
    (Carlo Dominici, allievo, insegnante al Conservatorio di Pescara)

    «L'aspetto fondamentale era il timbro, la qualità del suono; su questo era assolutamente intransigente. Un brutto suono riproduce brutta musica, diceva, e un pianista deve essere in grado di far ascoltare una grande varietà timbrica, un'ampia gamma di piani sonori. A questo proposito lo studio di Bach è fondamentale, poiché permette di assimilare la capacità di riprodurre la polifonia con una sola mano, che è alla base di molta musica di Chopin».
    (Maria Cristina Mohovic, allieva, insegnante al Conservatorio di Bolzano)

    «Infine, pronti “al centotrenta per cento per arrivare almeno all'ottanta per cento”, come amava ripetere, si giungeva al giorno fatidico del concerto; ci raccomandava di arrivare in anticipo nella sala per tentare di “riempirla di suono” ancora prima di iniziare e, una volta seduti al pianoforte, immaginare di trovarsi all'interno di uno spazio circolare ove cercare energia e concentrazione. E trovare “unicamente dentro la tastiera la calma della mano e del cuore”».
    (Olga Schevkenova, allieva, insegnante al Conservatorio di Milano)

    «La scelta della postura al pianoforte dipende da tanti fattori, anche dall'aspetto fisico. Michelangeli era un bellissimo uomo, alto, magro, con un rapporto armoniosissimo fra corpo e arti. Le mani erano grandi, prendeva con facilità la decima, il palmo era largo e solidissimo, le dita robuste. Il rapporto delle lunghezze fra busto, braccio, mano, dito era tale che il peso del retro braccio veniva facilmente, direi “naturalmente”, convogliato sulla punta del dito, che lo trasferiva sul tasto... Non inclinava il busto oltre l'angolo critico, arretrava raramente il piede sinistro, non avanzava la spalla destra, non chinava neppure la testa né in avanti, fissando la tastiera, né all'indietro, guardando verso l'alto. E, detto per inciso, il suo viso rimaneva impassibile, e non canticchiava mai».
    (Piero Rattalino, storico del pianoforte)

    «Il solismo è un incubo, una catena. O si è dei placidi alla Magaloff, o dei mostri sacri alla Rubinstein... Ma se il temperamento naturale ha risvolti psicologici e contempla anche interessi estranei alla tastiera, il solismo induce saturazione, angoscia, perfino avversione... Tenga presente che un pianista come Horowitz è stato dieci anni senza suonare, per usura nervosa... Mi ricordo di una settimana a Napoli. Benedetti doveva incidere con l'Orchestra Scarlatti, e non incise niente. Lo incontravo ogni mattina all'Excelsior egli dicevo: “Oggi incidi?”; mi rispondeva: “Non so, non trovo il suono”».
    (Gianandrea Gavazzeni, direttore)

    «Il problema era di portarlo al pianoforte. Nel 1979, quando a Vienna incidevamo i Concerti di Beethoven, aveva a disposizione cinque pianoforti e decidere quale usare per lui era un grande problema: conosceva come nessun altro la meccanica dello strumento e perciò aveva sempre con sé un accordatore. Non le dico come lo faceva tribolare perché ogni nota, ogni suono doveva essere quello e non poteva essere altro che quello, e lui sapeva come e perché. Perciò il problema era quello di fare uscire un pianoforte in palcoscenico. Da quel momento in poi, quando lui si sedeva, i problemi erano finiti».
    (Carlo Maria Giulini, direttore)

    «Era in grado di rilevare infallibilmente differenze minime quali, e non esagero, lo spessore di un foglio di carta velina; le prime volte credevo si trattasse di un caso, ma mi dovetti poi ricredere perché compresi quanto grande fosse la sua sensibilità ai minimi particolari; era così sensibile all'aria condizionata perché il grado di umidità, che può oscillare dal 40 al 70% ed oltre, cambia l'insieme del peso della tastiera. Inoltre il cambiamento di umidità può far variare la reazione delle molle, ma anche l'aderenza della meccanica sul tavolaccio squinternando tutto il lavoro sin lì fatto e provocando una disuguaglianza che il Maestro non poteva assolutamente tollerare. In certi momenti avevo l'impressione che cercasse nel pianoforte il contatto della corda che si ottiene col clavicordo, tanto viscerale era il suo rapporto col suono».
    (Angelo Fabbrini, accordatore)

    «Aveva studiato composizione, conosceva il travaglio costituito dal riempire quel “deserto” che è la pagina vuota, e questo gli permetteva di intuire cosa si celasse dietro al segno di un autore. L'osservazione diretta e profonda del brano, da attuarsi eventualmente a tavolino, è quindi premessa fondamentale per possedere pienamente il senso formale richiesto a un interprete».
    (Isacco Rinaldi, pianista e amico)

    «Esiste una regione trascendentale della tecnica, fatta di qualità e di controllo della sonorità, dove in questo secolo pochissimi artisti eccelsero e Michelangeli ne possedeva il segreto». (**)
    (Maurizio Pollini, pianista)

    «…Ma sopra tutti Benedetti Michelangeli, forse il più grande come artigiano del pianoforte. Elegante, semplice, riservato. Non era un intellettuale, e forse non era neppure consapevole fino in fondo del suo talento. Studiava in modo maniacale, per potersi dare una ragione di un dono che invece gli veniva dal cielo». (***)
    (Ramin Bahrami, pianista)

    ————————
    (*) Da un’intervista al Corriere del Ticino, raccolta da Carla Jelmorini.

    (**) Dal volume “Il grembo del suono” (Editore Skira), pubblicato in occasione della mostra dedicata a Benedetti Michelangeli dalla città di Brescia nel 1996.

    (***) Da un’intervista di Enrico Regazzoni per Repubblica.

    Tutto questo materiale, eccetto l’intervista a Ramin Bahrami, è tratto dal libretto che accompagna il cofanetto “Arturo Benedetti Michelangeli: The Complete EMI Recordings” della EMI Classics.
    La fotografia è tratta dalla copertina del disco "Debussy: Préludes, Volume I" (DG 413 450-2).


    Chiudo consigliandovi l'ascolto di questa sua interpretazione della Ballata n. 1 in sol minore, op. 23 di Chopin, tratta da Google Video.

         
    12/26/2007

    Albert Schweitzer


    Albert Schweitzer

    Proprio ieri mattina Rai Tre ha trasmesso un documentario su Albert Schweitzer. Colgo quindi l’occasione per ricordare questa figura storica, e lo faccio con l’aiuto del maestro Federico Borsari, del quale riporto il seguente articolo
    (testo di colore nero) tratto dal suo sito internet e a cui mi permetto di aggiungere qualche nota citando informazioni per lo più tratte dal succitato documentario.

    «E' molto difficoltoso parlare in qualsivoglia maniera di un personaggio come Albert Schweitzer. Morto nel 1965 in Africa, nell'ospedale che egli stesso aveva fondato per curare i lebbrosi, nel giro di pochi anni è stato quasi completamente dimenticato, obnubilato da quella grande massa di pseudo-filantropi che mai come oggi trovano modo di parlare troppo ed agire poco, esattamente il contrario di quanto aveva fatto questo grande alsaziano, che, avendo in una tasca la laurea in Filosofia conseguita alla Sorbona e nell'altra la brillante carriera di organista concertista, allievo nientepopodimeno che di Charles-Marie Widor, all'età di soli ventotto anni, dopo aver letto un opuscolo missionario e dopo essersi reso conto che in Africa c'era molta gente che stava molto, ma molto peggio di lui, consegue anche la laurea in Medicina e, detto fatto, si imbarca sul primo vapore diretto in Africa e non appena arrivato vi fonda un ospedale che funzionerà per oltre cinquant'anni, alleviando le sofferenze fisiche di migliaia e migliaia di disperati.
    E' difficile, dicevo, parlare di questo grande uomo, definito come "il più grande uomo vivente" da Albert Einstein, poiché la sua figura trascende ogni umana classificazione. Albert Schweitzer è stato una leggenda vivente. Amato e odiato, sostenuto e boicottato per ragioni politiche, forte di un'educazione e di una tradizione religiosa saldamente ancorata al protestantesimo evangelico, Schweitzer non guarda in faccia a nessuno e, una volta effettuata la scelta di servire il prossimo, non l'abbandona più, facendone la sua unica ragione di vita e morendo in mezzo a coloro ai quali aveva restituito o, perlomeno, cercato di restituire vita e dignità. Ma noi qui non ci occuperemo del benefattore dell'umanità, così come non citeremo il premio Nobel per la Pace che gli venne attribuito nel 1952, e non tratteremo neppure delle innumerevoli e quasi leggendarie peripezie dell'ospedale che egli fondò a Lambaréné utilizzando come prima struttura un ricovero per animali. Noi vedremo qui l'organista ed il musicista, aspetto che egli utilizzerà dapprima come mezzo di notorietà e di successo e, poi, come strumento per finanziare le sue opere benefiche.
    Albert Schweitzer nasce a Kaiserberg (Alta Alsazia) il 14 Gennaio 1875. Figlio di un pastore evangelico e nipote di un valente organista, cresce in un ambiente dove la musica e la teologia sono di casa. Si dedica quindi fin da giovanissimo alla musica ed alla filosofia. Trasferitosi a Münster, frequenta assiduamente le lezioni di musica dei fratelli Münch e poi si trasferisce a Strasburgo da dove, all'età di diciotto anni, spicca il grande balzo verso Parigi, dove diviene allievo di Charles-Marie Widor, che vede subito in lui un allievo prediletto, con cui instaura subito un rapporto di vera amicizia. Conseguito con esiti strepitosi il diploma in Organo, Albert Schweitzer consegue anche la laurea in Filosofia presso la Sorbona ed inizia una acclamatissima carriera di concertista e musicologo. La sua attenzione si rivolge subito alla musica di Johann Sebastian Bach, che lo affascina e della quale egli cerca di penetrare la più segreta ispirazione umana e religiosa. Risultato degli approfonditi studi che egli compie sulla musica del Kantor è il famosissimo volume "Bach il musicista poeta", che egli pubblica nel 1905, all'età di soli trent'anni, e che dimostra quanto profondo ed acuto fosse lo spirito di approfondimento musicologico di questo personaggio, che in questa sua opera scava forse per la prima volta nelle pieghe più profonde dell'ispirazione musicale bachiana. Ma Schweitzer non è solo un grande concertista, ed anche se i suoi concerti alla Società Bach di Parigi erano celebrati da entusiastici successi di pubblico e di critica, egli si dedica anche all'approfondimento delle tematiche organarie. In questo campo, Schweitzer è forse il progenitore di quell'"Orgelbewegung" che nei decenni successivi porterà alla riscoperta dell'organo germanico classico. Egli, infatti, mediante un imponente lavoro di approfondimento e di ricerca, è il primo che si rende conto che gli strumenti moderni non sono adatti per l'esecuzione della musica antica. Nelle diverse altre sue trattazioni dedicate all'arte organaria, infatti, Schweitzer propone - e non solo per ciò che riguarda l'organo - l'adozione di strumenti più aderenti alla tradizione classica.
    In breve, Albert Schweitzer diventa una delle personalità musicali più famose e conosciute d'Europa e la sua brillante carriera di concertista internazionale pare non avere confini né ostacoli. Ma è proprio nel 1905 che avviene la svolta della sua vita.
    Dopo avere letto, per caso, un opuscolo missionario in cui erano descritte le miserevoli condizioni di vita (e di morte) delle popolazioni africane, prive delle più elementari cure mediche, Albert Schweitzer prende la decisione che cambierà la sua vita per sempre. Per prima cosa si iscrive alla facoltà di Medicina e dopo sei anni consegue la laurea con brillantissimi voti. Nello stesso tempo si dimette dall'incarico di Professore presso l'università di Strasburgo. Continua però la sua attività concertistica presso la Società Bach di Parigi, ma i proventi dei suoi concerti egli li mette da parte per il suo progetto futuro. Sempre nello stesso periodo, prepara e pubblica il primo volume di quella che sarà la sua più grande opera musicologica, l'edizione "pratica" della musica organistica bachiana, ed anche in questo caso i proventi della pubblicazione e della vendita del volume (realizzato insieme a Widor) vengono destinati a quella che sarà la sua più grande avventura: fondare un ospedale in Africa.
    E così, il 26 Marzo 1913, Albert Schweitzer si imbarca sul vapore "Europa" e, accompagnato da settanta casse di libri, medicinali, materiale di prima necessità ed un piccolo armonium, con la moglie Helen sbarca in Congo (attuale Zaire) e, arrivato a Lambaréné, sulle rive del fiume Ogooue (ora in territorio del Gabon), mette in piedi il suo ospedale utilizzando una vecchia struttura adibita a ricovero degli animali (*). Da quel momento la sua attività è senza sosta e dopo soli nove mesi sono già più di duemila le persone che hanno ricevuto le prime cure. L'attività è frenetica ma lo scoppio della prima guerra mondiale fa in modo che i coniugi Schweitzer si ritrovino ad essere cittadini germanici in un territorio (colonia) francese. Dapprima l'attività dell'ospedale viene salvaguardata, ma le esigenze belliche e politiche determinate dagli eventi costringono le autorità militari a condurre Albert Schweitzer e la moglie in Francia come prigionieri di guerra. Per Albert Schweitzer è un ritorno forzato, ma a Parigi egli è una personalità famosa e viene trattato con tutti gli onori. Egli ne approfitta, quindi, per scrivere altri trattati dedicati alla musica ed alla filosofia. Riprende anche le sue tournée europee come organista fino a che, nel 1925, raccolta una discreta mole di aiuti e di fondi, riparte per la sua Africa, dove riprende con accanimento e assoluta dedizione la sua opera a favore degli indigeni, dei malati e dei lebbrosi (**).
    E' in questo periodo che la sua iniziativa attrae la curiosità e l'interesse del mondo intero. Studiosi, medici, scienziati, giornalisti ed anche semplici curiosi si recano a visitare il suo Ospedale di Lambaréné ed è in questi anni che sorgono le polemiche sul suo "metodo" di gestione. Egli, infatti, non obbliga i suoi malati a vivere in una struttura "europea", in cui essi si troverebbero spaesati ed estranei, ma permette loro di mantenere anche all'interno dell'ospedale le loro usanze ed i loro stili di vita. Per questo motivo, Albert Schweitzer viene criticato talvolta anche molto duramente, da diversi "santoni" della medicina europea, che arrivano a definirlo come una specie di "stregone bianco" che sacrifica la deontologia medica sull'altare di barbare usanze tribali. Ma le polemiche non turbano il grande Schweitzer, a cui importa solamente di poter alleviare il più possibile le sofferenze dei suoi ammalati. Al tempo stesso, decine di persone - medici, infermieri ed anche semplici volontari - partono dall'Europa per andare a dare una mano a Lambaréné, che diventa in breve una delle più grandi strutture ospedaliere dell'Africa.
    Nel 1952 Albert Schweitzer viene insignito del premio Nobel per la pace (***), ed in occasione della sua venuta in Europa per ritirare il premio, effettua una spettacolare serie di concerti organistici e quella storica serie di incisioni discografiche che ancora oggi rimangono a testimoniare la sua arte interpretativa e che costituiscono il suo testamento musicale. Anche in questo caso, tutti i soldi del premio Nobel ed i proventi dei concerti e delle incisioni vengono destinate all'ospedale di Lambaréné per la costruzione di nuovi padiglioni.
    Dopo questa pausa europea, Albert Schweitzer torna nella sua Africa, da cui non si separerà più fino al 4 Settembre 1965 quando, novantenne ma ancora attivissimo, morirà nel suo ospedale, in mezzo ai suoi ammalati ed a tutte le persone che avevano voluto condividere la sua sorte di benefattore dell'umanità.
    Albert Schweitzer è stato forse uno dei più grandi organisti europei del primo Novecento, ma la sua attività musicale va di pari passo alla sua opera di ricercatore, musicologo, filosofo e teologo, in un misto inscindibile che rende questa figura assolutamente unica nel panorama musicale mondiale di tutti i tempi. Delle sue interpretazioni bachiane (e non) rimangono le incisioni del 1952, dalle quali emerge una splendida tecnica organistica - talora affaticata da anni di poco esercizio - ed una sensibilità musicale che scava l'interiorità dell'opera di Bach e ce ne presenta aspetti che ancora oggi, nonostante tutte le nuove filologie e teorie interpretative, ci aprono orizzonti del tutto nuovi sulla musica del Kantor di Lipsia. A tutto questo si aggiunga una rigorosissima e misuratissima registrazione organistica. Schweitzer, infatti, non utilizza mai i registri "romantici"; predilige, piuttosto, le tessiture degli 8 piedi con alcune mutazioni ed i ripieni. Se consideriamo il fatto che questa scelta è pressoché obbligata dalle disposizioni foniche degli organi su cui si esibisce, ben chiara ci appare la filosofia interpretativa e filologica di Schweitzer, che privilegia sempre e comunque il messaggio musicale e che adotta gli accorgimenti fonici e timbrici più adatti per rendere al meglio la polifonia bachiana a prescindere dallo strumento utilizzato.
    Di Albert Schweitzer oggi rimane poco nella memoria musicale, organistica ed organologica del Mondo. Anch'egli è ormai un residuato del passato, di un passato che spesso viene dimenticato e, se ricordato, molto spesso criticato dai nuovi "profeti" della filologia interpretativa e musicale. Noi vogliamo invece ricordarlo come una delle figure più importanti dell'organo non solo del Novecento ma di tutti i tempi, e ci piace ricordarlo non solo nelle sue interpretazioni organistiche o nei suoi trattati filosofici e musicologici, ma anche nella sua immacolata camicia bianca, con l'immancabile papillon nero ed il casco coloniale, burbero e scorbutico all'apparenza ma talmente grande da sacrificare una vita intera al servizio degli altri. Una figura da cui ci sarà sempre qualcosa, e non solo organisticamente parlando, da imparare.»

    L'articolo precedente è opera del maestro Federico Borsari.


    ———————

    (*) inizialmente non dispone né di medicine né di molti degli strumenti chirurgici necessari per la cura degli ammalati, le condizioni igieniche sono misere, molti dei suoi primi pazienti muoiono e la sua fama presso gli stregoni del posto, che fino ad allora erano gli unici che si vantavano di guarire le persone (in verità non era raro che ne accelerassero la morte), diviene ben presto pessima. Solo dopo alcune settimane le casse con i medicinali giungono a destinazione, da quel momento Schweitzer inizia a salvare molte vite. La notizia si diffonde rapidamente nelle terre circostanti e molti malati affrontano lunghi viaggi per farsi visitare e curare nell’ospedale fondato da Albert Schweitzer.

    (**) Quando Schweitzer tornò a Lambaréné dopo la prima guerra mondiale, dovette praticamente ricominciare tutto da capo poiché l’ospedale era andato in rovina, essendo stato totalmente dismesso.
    Mi piace ricordare un dettaglio: le temperature e l’umidità di Lambaréné non permettevano l’uso di un organo e così i colleghi europei di Albert Schweitzer gli fecero recapitare uno speciale pianoforte, con i tasti ricoperti di zinco e dotato di una pedaliera analoga a quella dell’organo, in modo tale che egli potesse eseguire il repertorio organistico.

    (***) sembrò, all’epoca, che nessuno prima di lui avesse veramente meritato quel premio.


    Aggiungo ora qualche altra informazione che ho appreso dal documentario trasmesso. A causa del suo impegno in africa, Schweitzer vedeva raramente la moglie e la figlia, che vivevano in europa; per questo manteneva una fitta corrispondenza con loro, come pure con i suoi colleghi musicisti e intellettuali; passava sere, notti, a scrivere. Con gli intellettuali discuteva dei problemi che affliggevano il mondo in quei periodi, in particolare della minaccia nucleare, cercando, con il loro aiuto, soluzioni concrete.
    Sua moglie, che morì prima di lui, chiese, come sua ultima volontà, di essere sepolta a Lambaréné, vicino al marito. Quando ella morì, la figlia accompagnò la salma in Africa, e rimase insieme al padre ormai quasi ottantenne, ma ancora a capo dell'organizzazione dell'ospedale.
    A Schweitzer fu rimproverato di non essersi mai aggiornato dal punto di vista medico, in effetti all'ospedale di Lambaréné il tempo pareva si fosse fermato agli anni '20, mentre in 40 anni la medicina aveva fatto passi da gigante; gli fu rimproverato anche l'atteggiamento, a detta di alcuni, di onnipotenza: qualcuno lo paragonò a Gesù, paragonando anche i suoi colleghi ai discepoli; ciò nonostante non v'è dubbio che la struttura, per quanto obsoleta fosse diventata negli ultimi tempi, abbia migliorato enormemente le condizioni di vita di quelle popolazioni.


    Fotografie tratte da: http://www.saalbau.com/presse/archiv2006/schweitzer.htm

    12/12/2007

    Trilogia «Karl Richter in München»


    Cover KRM Trilogy 1 Cover KRM Trilogy 2 Cover KRM Trilogy 3

    La trilogia di documentari in DVD
    «Karl Richter in München» ripercorre e documenta minuziosamente tutta l’attività di Karl Richter a partire dal 1951 fino alla sua prematura scomparsa nel 1981 con l’ausilio di filmati e registrazioni d’epoca, locandine, articoli di giornale e soprattutto grazie alle preziose testimonianze di molti solisti, coristi e strumentisti che hanno lavorato con lui e che Johannes Martin, lui stesso membro del Münchener Bach-Chor dal 1965 al 1970, ha potuto intervistare in questi ultimi anni.

    Ognuno dei tre volumi è organizzato in ordine cronologico, ma i vari volumi non procedono in serie tra loro come si potrebbe pensare: tutti e tre percorrono il trentennio ’51-’81 ma ciascuno con un diverso punto di vista.
    Il primo volume, intitolato «Solisti - Concerti - Tournée
    », dà un inquadramento generale abbastanza completo dell’attività del maestro e della sua orchestra nell’arco del trentennio 1951-1981 inclusi gli ultimi mesi di vita; abbiamo così la possibilità di venire in contatto con la realtà di Richter e del coro e orchestra Bach di Monaco.
    Il secondo volume, «Bach-Chor e Bach-Orchester» è dedicato in particolare alle caratteristiche del coro e dell’orchestra e all’attività di Richter come direttore. Si assiste dunque al progressivo sviluppo del coro e all’avvicendamento dei vari solisti, molti dei quali sono oggi di fama mondiale, e non parlo solo dei cantori, basti pensare a Maurice André, che fu membro dell’orchestra per alcuni anni.
    Il terzo e ultimo volume, «Fascino e interpretazione», analizza più da vicino la figura di Karl Richter, cerca di spiegare l’influenza che aveva sui coristi e sugli strumentisti, ma non solo: buona parte di questo volume è dedicata alle sue capacità di solista, come organista o clavicembalista, e di improvvisatore quando ad esempio si trovava a suonare il basso continuo delle composizioni di Bach; poiché infatti l’indicazione del basso continuo è solo di massima, ogni esecuzione risultava unica.


    I racconti dei testimoni ci presentano quei lati di Karl Richter che molti di noi non hanno potuto conoscere: il rapporto che aveva con i musicisti, i criteri con cui sceglieva i componenti, il modo di spiegare ed insegnare la musica agli studenti, il carattere, il carisma. Tra le testimonianze più significative troviamo a mio avviso quelle del solista basso Kieth Engen e del flautista Aurèle Nicolet, i quali, avendo avuto un rapporto particolarmente stretto con Karl Richter, raccontano spesso episodi a cui hanno assistito, che dimostrano chiaramente il valore artistico del maestro.

    Le numerose interviste ai testimoni, che costituiscono gran parte del documentario, sono inframmezzate da estratti musicali più o meno ampi oppure da filmati d’epoca riguardanti attività concertistiche, prove o audizioni. Nelle prove si nota la capacità che aveva Richter di comunicare con gli esecutori, di far «scorrere» la musica attraverso di lui, capacità propria di pochi altri direttori nella storia. Nel terzo volume inoltre si trovano confronti tra diverse direzioni dello stesso Richter in cui vengono fatte notare scelte interpretative spesso diametralmente opposte tra loro, in particolare per quello che riguarda i tempi.

    Si tratta dunque di una documentazione che non dovrebbe mancare nelle videoteche degli estimatori di Karl Richter. Una miniera di informazioni che sarebbe praticamente impossibile reperire autonomamente e che permette anche di apprezzare qualche dettaglio delle sue interpretazioni che magari ci è sempre sfuggito, pur avendole ascoltate e riascoltate dai dischi. A chi, come me, non ha avuto anagraficamente la possibilità di assistere a nessun concerto diretto dal «professor Richter», consiglio a maggior ragione questa trilogia che racconta un pezzo di storia della musica, che è anche storia dell’arte (cosa che in Italia si tende troppo spesso a dimenticare).

    Tutti i DVD contengono due tracce audio: una in tedesco e un’altra identica ma con una traduzione simultanea in inglese. Coloro che hanno una conoscenza anche solo scolastica dell’inglese non dovrebbero incontrare grosse difficoltà di comprensione, anche se dovranno quasi certamente ascoltare più volte alcuni passi a causa di qualche vocabolo o forma che potrebbe essere poco familiare.

    Riassunto della trilogia ‘Karl Richter in Munich’ in DVD:


    Parte I: Solisti-Concerti-Tournée
    Doppio DVD, Durata: 135 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN 978-3-00-019277-8
    Uscita: settembre 2006

    Parte II: Bach-Chor e Bach-Orchester
    DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN 978-3-00-020726-6
    Uscita: marzo 2007

    Parte III: Fascino e interpretazione
    DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN 978-3-00-022647-2
    Uscita: novembre 2007

    Per ulteriori informazioni sulla trilogia Karl Richter in München consultare il sito omonimo http://karlrichtermunich.blogspot.com, che è curato direttamente da Johannes Martin, autore di questi tre documentari.

    11/28/2007

    Musicisti italiani


    Banner Forum Musicisti Italiani

    Elena mi informa della nascita di un nuovo forum per parlare di musica classica e non solo:
    http://musicistiitaliani.forumfree.net. Un luogo piacevole, serio (ma non serioso), in cui parlare di letteratura musicale, ma anche di strumenti, orchestre, interpretazioni, concerti, concorsi e altro ancora.

    Inoltre, grazie al sito http://musicistiitaliani.googlepages.com collegato al forum,
    i musicisti possono condividere le proprie incisioni personali. Sono disponibili anche fotografie, una chat dedicata al forum e altre informazioni.

    Registratevi numerosi!

    11/20/2007

    Documentario su Karl Richter, Parte III: «Fascino e interpretazione»


    Copertina DVD Karl Richter in Muenchen Vol. 3

    Dal sito
    «Karl Richter in München»


    Nella terza e ultima parte del documentario su Karl Richter, Johannes Martin ha intervistato 20 testimoni (tra cui Hertha Töpper, Edda Moser, Julia Hamari, Kieth Engen, Christian Kabitz e Paul Meisen) e raccolto 26 estratti musicali (da registrazioni dal vivo) che aiutano a comprendere l'interpretazione e il fascino che Karl Richter trasmetteva sia ai musicisti che agli ascoltatori e che tutt'ora affascina amanti della musica in tutto il mondo.

    Il 17 febbraio del 1981 Joachim Kaiser scriveva nel necrologio per Karl Richter:
    «era proprio la sua istintiva versatilità ad essere all'origine della conoscenza e delle qualità artistiche di Richter. Durante la sua eccellente, ma sicuramente troppo breve, carriera di direttore, è riuscito a interpretare le grandi composizioni di Bach in modo totalmente nuovo. Il coro, sorpreso ma al tempo stesso affascinato, si è trovato a lavorare con tempi nuovi e insoliti, mantenendo però sempre la sonorità tersa e toccante tipica della prima esecuzione assoluta, nonostante le frequenti prove.
    » (Sueddeutsche Zeitung)

    DVD, uscita ufficiale: 15 novembre 2007
    Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN-978-3-00-022647-2

    Questa terza parte propone 92 minuti di passi scelti da interviste realizzate con artisti dell'epoca di Karl Richter, elementi del Munich Bach-Choir e della Bach-Orchestra di allora e anche con i suoi cantanti solisti, e rappresenta in maniera davvero brillante come le interpretazioni uniche di Karl Richter e la musica che ne scaturiva affascinavano gli ascoltatori. In più ci sono vari estratti musicali nonché confronti tra interpretazioni da parte dei suoi stessi testimoni.

    Karl Richter è stato uno dei più importanti interpreti di Bach del '900. Grazie ai suoi concerti e alle registrazioni degli anni sessanta e settanta, ha rappresentato e rappresenta tuttora un punto di riferimento a livello internazionale come direttore, clavicembalista e organista.

    Per realizzare questo documentario, Johannes Martin ha lavorato intensamente negli ultimi tre anni e mezzo insieme ad amici e colleghi di Karl Richter e ad ammiratori della sua musica. Nel 2006, in occasione dell'ottantesimo anniversario della nascita di Karl Richter (e venticinquesimo anniversario della morte), è uscito il libro «Karl Richter in Muenchen - ricordi dei testimoni dell'epoca», a cui sono seguiti i tre film che ripercorrono la carriera trentennale di Karl Richter a Monaco. Numerose fotografie, pellicole, riprese in 8 mm e super 8, registrazioni audio di concerti dal vivo ed estratti da interviste con testimoni dell'epoca, testimoniano l'eccezionale reputazione di Karl Richter nel mondo musicale di Monaco.

    Riassunto della trilogia ‘Karl Richter in Munich’ in DVD:

    Parte I: Solisti-Concerti-Tournée
    Doppio DVD, Durata: 135 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN 978-3-00-019277-8
    Uscita: settembre 2006

    Parte II: Bach-Chor e Bach-Orchester
    DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN 978-3-00-020726-6
    Uscita: marzo 2007

    Parte III: Fascino e interpretazione
    DVD, Durata: 92 minuti (tedesco/inglese)
    ISBN 978-3-00-022647-2
    Uscita: novembre 2007

    Documentazione cartacea (libro in tedesco):

    Karl Richter in München (1951 - 1981)
    - Zeitzeugen erinnern sich (ricordi dei testimoni dell'epoca)
    Dimensioni: 20 x 20 cm, 276 pagine, 370 fotografie (bianco e nero)
    ISBN 978-3-00-016864-8

    Per maggiori informazioni su come acquistare i DVD e il libro, consultare direttamente il sito
    «Karl Richter in Muenchen», e in particolare l'articolo Karl Richter Video-Documentary Part 3.
    10/16/2007

    Dvořák: Sinfonia n. 9 «Dal nuovo mondo»


    Cover Dvorak Karajan Cover Dvorak Kubelik

    La prima volta che ascoltai la nona di
    Antonín Dvořák avrò avuto non più di 16 anni; l'esecuzione era diretta da Karel Ancerl (De Agostini/Supraphon). Io non sapevo nemmeno chi fosse Dvořák, sapevo solo che era un moderno. Si sa, da piccoli la fantasia lavora alla grande, per cui mi piace ricordare le sensazioni che mi provocò l'ascolto. Il primo movimento dava l'idea di una battaglia in corso, quella tra gli indigeni americani e gli europei, pensavo, anche se dalle sonorità evincevo un concetto di guerra un po’ più attuale: mi pareva di essere nel ‘700, più che nel ‘500. L'alternanza tra passaggi sorridenti e tragici era davvero notevole per uno come me, abituato al barocco e al classicismo, per cui è facile immaginare quante novità stessi assaporando tutte insieme. La vera rivelazione fu il secondo movimento, il largo. Mai avevo ascoltato un tale romanticismo. L'immagine che ne scaturì fu quella di una visione impersonale del campo di battaglia dopo la battaglia stessa, al tramonto. Una musica che descrive e allo stesso tempo commemora, e che a tratti ricorda anche lucidamente.
    I due movimenti successivi invece escono da questa ottica. L'unica interpretazione che riuscivo a dare era quella della nuova “civilizzazione” che iniziava, per quanto si potessero definire civili i conquistatori dopo i crimini commessi su chi, in quella terra, c'era da chissà quando (ma non mi addentro in dissertazioni di questo tipo, che non mi competono).
    Questa descrizione, che risale appunto a qualche anno fa, non si fonda su nessuna interpretazione scritta da chicchessia, lo ripeto, è semplicemente ciò che ho provato al primo ascolto e magari per alcuni non avrà molto senso.
    In ogni caso da allora i movimenti che preferisco sono in generale quelli lenti, li trovo quasi sempre i più profondi, specie nelle composizioni romantiche.

    Dopo l'esecuzione diretta da Karel Ancerl, ho ascoltato anche quella di Karajan registrata in digitale con i Wiener Philharmoniker nel 1985 (DG 439 009-2 serie
    "Karajan Gold"), e quella diretta da Rafael Kubelik con i Berliner Philharmoniker (DG 447 412-2 o 463 158-2). A me sono piaciute tutte; apprezzo il romanticismo di Karajan, e la brillantezza di Kubelik; purtroppo la qualità tecnica non eccelle nella registrazione con Ancerl, mentre al contrario le edizioni con Karajan e Kubelik, entrambe Deutsche Grammophon, sono molto buone. Nel caso di Karajan è presente comunque il solito tono fisso a 15.625 Hz cioè la frequenza orizzontale del sistema televisivo PAL; ricordo che a 17 anni lo sentivo chiaramente durante il secondo movimento(*), pur non conoscendone la frequenza precisa e i motivi, e ritengo dunque che sia da tenere in considerazione quando si valuta la qualità di una registrazione. Tale tono è presente anche nell'esecuzione diretta da Kubelik, ma è molto meno intenso, probabilmente inudibile per la maggior parte degli ascoltatori.

    ———————
    (*) essendo il tono di ampiezza costante, esso è più facilmente udibile durante le pause o i passaggi più tenui; risultando per contro impercettibile nei passaggi forti.

    4/30/2007

    Bach: Sacred Masterpieces - Karl Richter


    Bach Sacred Masterworks Box

    Le composizioni sacre di Johann Sebastian Bach per coro e orchestra dirette da Karl Richter, alle quali è doveroso aggiungere anche il Messiah di Händel, costituiscono un’eredità artistica notevole per le loro caratteristiche uniche. Vorrei parlarne, almeno per cenni, poiché ho iniziato ad ascoltarle anni fa per semplice curiosità, spinto fondamentalmente dal fatto che conoscevo le capacità di Richter come organista e mi chiedevo se fosse altrettanto valido come direttore: ancora non sapevo che fosse più conosciuto come direttore che come organista. Queste esecuzioni, senza entrare nello specifico di questa o quella composizione, sono caratterizzate dall’adozione di un organico medio-grande (tutte tranne il Messiah - London Philharmonic Orchestra), nutrito se paragonato alle attuali edizioni filologiche, ma più piccolo, soprattutto l’orchestra, rispetto a molte orchestre sinfoniche e filarmoniche: a questultimo proposito si pensi alle esecuzioni dirette da Eugen Jochum. Dunque definire non filologiche le interpretazioni di Karl Richter non è del tutto esatto, in realtà con lui ha inizio un processo di riduzione dell'organico, che giungerà anche ad esagerazioni più o meno recenti da parte di altri direttori. Gradirle o meno è questione di gusti.

    Intanto ecco l’elenco delle registrazioni su cui mi sto basando:

    Johann Sebastian Bach:
    Matthäus-Passion (Passione secondo Matteo) BWV 244
    Archiv Produktion 463 635-2 |G|OR3|, OIBP, 1958
    Messe in h-moll (Messa in si minore) BWV 232
    Archiv Produktion 427 155-2 |A|GA2|, 1962 e 453 242-2 |A|X2|, 1969 fuori catalogo
    Weihnachtsoratorium (Oratorio di Natale) BWV 248
    Archiv Produktion 427 236-2 |A|X3|, 1965
    Johannes-Passion (Passione secondo Giovanni) BWV 245
    Deutsche Grammophon 453 007-2 |G|TA2|, OIBP, 1964
    Magnificat BWV 243 & Cantata BWV 140
    Deutsche Grammophon 419 466-2 |G|GA|, 1962 (BWV 243)/1979

    Georg Friedrich Händel:
    Messiah HWV 56
    Deutsche Grammophon 453 028-2 |G|TA2|, 1973

    Oltre che separatamente, le composizioni sacre di Bach più celebri sono disponibili anche come cofanetto della Deutsche Grammophon 463 701-2 |A|B10| (10 CD). Le esecuzioni incluse sono:
    1) Messa in si minore BWV 232 (1969) da 453 242-2
    2) Passione secondo Giovanni BWV 245 (1964) da 453 007-2 (OIBP)
    3) Passione secondo Matteo BWV 244 (1958) da 439 338-2 e non 463 635-2*
    4) Oratorio di Natale BWV 248 (1965) da 413 625-2 che equivale a 427 236-2
    5) Magnificat BWV 232 (1962) incluso nel terzo disco dell'Oratorio di Natale
    *
    439 338-2, a differenza di 463 635-2, non risulta OIBP (Original Image Bit Processing)

    Trovare il giusto equilibrio per quel che riguarda il numero di esecutori costituisce buona parte della riuscita di un’interpretazione: si deve poter rendere la maestosità di tali composizioni sacre (quindi pensate per l’esecuzione nelle chiese, ricche di riverbero) senza generare confusione. Richter, appunto, riesce a rendere distinguibile e brillante ogni singola “voce”, sia che si tratti del coro che dell’orchestra, evitando di creare un impasto sonoro opaco e pesante. La chiarezza delle voci è dunque eccellente e veramente unica: non ho trovato ancora nessuna registrazione simile. L’attacco dei coristi è netto, senza sbavature, e indubbiamente forte quando deve esserlo, ad esempio nel Kyrie della Messa in si minore o nel coro iniziale della Passione secondo Giovanni; e proprio nelle passioni è presente una buona dose di emotività sia da parte dei solisti che dei coristi.

    Altra annotazione interessante è il tipo di basso continuo adottato: l’accompagnamento, all’organo, è molto presente e si fa notare piacevolmente soprattutto nei recitativi, talvolta con registrazioni più ricche (qualche fila di ripieno) e certo più fantasiose rispetto all’uso odierno (solo bordoni, per carità), che rendono molto più gustose le parti notoriamente più noiose come, appunto, i recitativi. Ma non solo: registrazioni più ricche sottolineano anche alcuni passaggi drammatici e gloriosi delle Passioni. Il clavicembalo è adottato solo in alcune parti del Messiah e in una edizione non citata della Matthäus-Passion del 1979 (427 704-2 |A|X3|) nella quale - curiosità - il direttore del coro era Georg Ratzinger, fratello dell'attuale Papa.

    Karl Richter dunque, insieme con il Coro e Orchestra Bach di Monaco, ha inciso gran parte del repertorio di musica sacra vocale di Bach e anche se per molti non si tratta di esecuzioni affidabili, trovo che Richter riesca a esaltare a livelli unici la bellezza e la maestosità di queste composizioni.

    Per concludere, vorrei indicare da quale di queste registrazioni conviene partire: la Passione secondo Giovanni. Nonostante quella secondo Matteo sia universalmente ritenuta il capolavoro di musica sacra di Bach, consiglio di partire da Giovanni per la sua più breve durata, due ore contro le tre della Passione secondo Matteo. Musicalmente sono eccellenti entrambe, ma non credo sia saggio indirizzarsi subito su tre ore di musica di un genere che non si conosce: il rischio di annoiarsi può non essere così remoto.