Alberto's profileAlberto * Musica classic...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
9/25/2009 Handel Masterworks: Decca fa concorrenza a BrilliantNel mese di marzo 2009, la casa discografica Decca Classics ha rilasciato Handel: The Masterworks, un cofanetto che racchiude in 30 CD i capolavori del compositore tedesco naturalizzato inglese. Le incisioni non sono tratte solo dall'archivio Decca ma anche dai cataloghi Deutsche Grammophon e Philips. Le tre etichette in effetti costituiscono il gruppo Universal Classics. Ecco i contenuti in dettaglio:
Anche i dischi che seguono sono molto spesso tratti da edizioni già esistenti; di seguito troverete le copertine di alcuni degli album che sono inclusi per intero nel nuovo Masterworks.
Uno degli aspetti più interessanti di questo nuovo cofanetto di cui non ho ancora parlato è il prezzo assolutamente concorrenziale. Di norma non supera i 60 euro, ma in offerta è possibile trovarlo anche intorno a 40 euro; questo spiega il titolo di questo articolo, dato che l'olandese Brilliant Classics ha messo in commercio il box Handel: Celebration Edition, 39 CD, che include, oltre a molti dei capolavori offerti da Decca (mancano Hercules e Giulio Cesare) anche le suite per clavicembalo (4 CD), Aci, Galatea e Polifemo (2 CD), Jephtha (3 CD), Rinaldo (2 CD), Semele (2 CD), Apollo e Dafne, il tutto ad un prezzo praticamente identico a quello proposto da Decca Classics. Considerando il fatto che gli artisti che incidono per le grandi case discografiche sono generalmente piuttosto rinomati, la battaglia potrebbe sembrare vinta senza alcun dubbio dalla casa discografica inglese, in realtà si commetterebbe un grave errore. E' sufficiente infatti dare uno sguardo ai contenuti del box Brilliant per rendersi conto che i nomi sono spesso di prim'ordine, talvolta persino gli stessi che troviamo nel Masterworks: Neville Marriner con l'Academy of St. Martin in the Fields, Stephen Cleobury, David Willcocks, e la Stuttgarter Kammerorchester.
Un'ultima indicazione sull'etichetta Brilliant che non riguarda Handel ma che merita una menzione: nel catalogo è disponibile un'esecuzione molto interessante delle Variazioni Goldberg di Bach con Elena Barshai all'organo (1 CD); si può trovare a prezzi stracciati e non posso che consigliarla vivamente. Buon ascolto. 9/24/2009 L'ispirazione divinaRecensione dell'incisione della Messa in si minore BWV 232 di Johann Sebastian Bach diretta da Karl Richter nel 1961 2 CD, Archiv Production (Universal) 427 155-2.
Tratta da KlassikAkzente [Testo originale in tedesco] Traduzione a cura di Lidia [The Wedge Blog] Gli studiosi hanno a lungo discusso su cosa abbia rappresentato la Messa in si minore di Bach, se un'incursione nelle forme musicali cattoliche, se un grande lavoro al di sopra di ogni confessione o se uno dei punti più alti della cultura protestante. In ogni caso, concordano nella scelta dell'interpretazione che emerge nella storia delle incisioni: quella diretta da Richter nella primavera del 1961, per una serie di fortunate circostanze e la congeniale forza creativa. Dove c'è Bach c'è Richter. Per un quarto di secolo è stato in voga questo slogan ed era come un marchio di qualità musicale. Richter aveva raggiunto una sensibilità tale, specialmente nei lavori sacri del Kantor della chiesa di San Tommaso, che gli permetteva di lavorare ai più alti livelli. Nato nel 1926 nel vicariato di Plauen, figlio di un pastore protestante, è entrato in contatto con la musica sacra bachiana sin dall'infanzia. Prima studente a Dresda, poi allievo di musica sacra a Lipsia con Karl Straube e Günther Ramin, venne a conoscenza di diverse tradizioni interpretative ed iniziò presto a lavorare per un anno come organista nella chiesa di San Tommaso, nella scia dei grandi maestri barocchi. Nel 1951 si trasferì a Monaco di Baviera ed iniziò progressivamente, prima come Kantor nella chiesa di San Marco e poi anche come docente alla facoltà di musica, a raccogliere attorno a sé un gruppo di appassionati di Bach. Fondò il Coro Bach (nel 1951) e l'Orchestra Bach (1953) e con tale compagine raggiunse rapidamente la fama di uno dei migliori interpreti bachiani. Richter riunì talenti e stelle come l'organista Hedwig Bilgram ed il baritono Dietrich Fischer-Dieskau, grazie ai quali poteva garantire un livello internazionale delle sue esecuzioni ed incisioni. Così accadde anche nel febbraio e nell'aprile del 1961, quando in un momento musicale insolito, Richter e il suo ensemble fecero la loro apparizione nella facoltà di Musica di Monaco proponendo la Messa in si minore di Bach. Il pubblico si avvicinò a quest'opera d'arte caratterizzata da una grande stabilità del tempo che garantiva l'equilibrio tra l'importanza spirituale e l'arte astratta profana. L'esperimento di Bach con l'uso delle voci, che nel Kyrie iniziale o anche nel Symbolum Nicenum supera i limiti dell'espressione formale della tradizione musicale barocca, viene riprodotto dai solisti come anche da entrambi i gruppi Bach con una sicurezza ed una determinazione che possono venire solamente da una simbiotica interpretazione dell'opera. Tale incisione eccelle assolutamente, anche dopo quattro decenni, grazie alla sua chiarezza, che resiste ad ogni tentazione puramente manieristica. Sotto la direzione di Richter, Bach appare come un alchimista dei mattoni della musica, che, in un laboratorio della Storia della Musica, con l'aiuto di Dio combina gli ingredienti disponibili nel miglior composto possibile. "Nonostante l'interpretazione di Richter risalga ai primi anni '60 del XX secolo, è ancora considerevole per la parte del coro sempre a tempo, forte e chiara" (Guida Penguin). 7/30/2009 Altro ritiro dal mercatoApprendo oggi, per caso, che la Deutsche Grammophon (Archiv Produktion) sta ponendo fuori catalogo le cantate di Bach dirette da Karl Richter. Fino a circa un anno fa le cantate erano disponibili sia sottoforma di unico cofanetto da 26 CD (439 368-2), sia suddivise in 5 cofanetti a tema [Link]: I. Advent und Weihnachten (Avvento e Natale) - 4 CD II. Ostern (Pasqua) - 5 CD III. Himmelfahrt, Pfingsten, Trinitatis (Ascensione, Pentecoste, SS. Trinità) - 6 CD IV. Sonntage nach Trinitatis I (Domeniche dopo la Santissima Trinità I) - 6 CD V. Sonntage nach Trinitatis II (Domeniche dopo la Santissima Trinità II) - 5 CD Oggi, consultando il sito della casa discografica tedesca, ho notato che solo il volume II (439 374-2) è ancora disponibile nei negozi, i primi tre volumi sono ordinabili e acquistabili per corrispondenza sul sito stesso (oltre che in MP3), mentre gli ultimi due volumi si possono solo scaricare in formato MP3, sempre dal sito della Deutsche Grammophon. Molto probabilmente sarà ritirato a breve anche il volume II. Il cofanetto unico contenente tutti i 26 CD è sparito del tutto. Consiglio a chi è interessato a queste interpretazioni, di muoversi al più presto prima che le poche copie rimaste nei negozi di dischi si esauriscano. Su Amazon [Link al prodotto] questi cofanetti si trovano già con difficoltà e a caro prezzo, anche usati. Questa raccolta di cantate, 75 per la precisione (meno della metà di tutte quelle che il Kantor di Lipsia ci ha lasciato), è da molti anni uno dei fiori all'occhiello della Archiv Produktion (la branca della Deutsche Grammophon che tratta la musica antica). L'interpretazione di Karl Richter è piuttosto diversa da quella cosiddetta "filologica" maggiormente diffusa oggigiorno. Coro numeroso come pure l'orchestra, strumenti moderni, continuo all'organo piuttosto colorito, La a 440 Hz. Ciò nonostante queste interpretazioni apparentemente datate stanno trovando via via alcune giustificazioni filologiche. Lo studio sulla comprensione e l'interpretazione autentica della musica di Bach è in continuo sviluppo e sembra, a giudicare dalla disposizione della balconata dell’organo e di quella per il coro e gli strumenti, che Bach accompagnasse le sue cantate con l'organo grande (alla Richter) e non con il positivo che è stato e viene quasi sempre utilizzato nelle interpretazioni filologiche. In ogni caso, a prescindere dalle considerazioni sulla prassi esecutiva, rimane indiscutibile il valore storico e artistico di queste incisioni, pietre miliari della discografia e dell'interpretazione di Bach. Non so se le ritroveremo presto sugli scaffali, la speranza è in una riedizione rimasterizzata con le tecniche di campionamento più moderne (l'edizione attuale risale al lontano 1993). 7/14/2009 Cloud computing
Dagli anni '50 fino, in alcuni casi, a pochi anni fa, i lavoratori che avevano a che fare con un computer (si pensi ad esempio agli impiegati di banca) si trovavano in realtà davanti ad un terminale cosiddetto stupido, ossia un monitor, una tastiera e una connessione ad una rete telematica. Questo terminale, insieme con tutti gli altri terminali stupidi, era collegato ad un grosso elaboratore centrale chiamato mainframe. Poiché i terminali non avevano né unità di memorizzazione di massa né processore, gli operatori non potevano installare nulla in locale, né potevano elaborare nulla in locale. Meglio ancora: non esisteva il "locale", era esattamente come essere perennemente connessi in remoto ad un altro computer. Dati e applicazioni erano memorizzati nel mainframe e tutto ciò che compariva sullo schermo era unicamente frutto dell'elaborazione dei dati presenti sul mainframe stesso (che disponeva di potenza di calcolo e spazio di archiviazione a volontà) e dell'interazione dell'operatore mediante tastiera. Negli anni '80 iniziarono ad affermarsi i primi personal computer (PC) ossia sistemi dotati di microprocessore e unità di memorizzazione di massa (tipicamente un disco rigido), che permettevano sia di connettersi a un mainframe come i terminali stupidi, sia di eseguire ed installare altre applicazioni in locale grazie alla presenza di un sistema operativo. Fu una svolta epocale: gli operatori potevano lavorare esattamente come prima, ma, in più, potevano eseguire rapidamente calcoli in locale o fare un solitario "elettronico" durante i momenti di pausa semplicemente eseguendo l'applicazione desiderata. Negli anni la potenza di calcolo è divenuta man mano sempre maggiore, e oggi abbiamo a disposizione personal computer che sopportano tranquillamente il carico di più utenti connessi contemporaneamente tanto da assottigliare quella che dieci anni fa era una differenza enorme tra la potenza di calcolo di server e workstation. Possiamo disporre di decine, anche centinaia di applicazioni installate e richiamabili in pochi secondi, e utilizzabili contemporaneamente. Abbiamo a disposizione tutto lo spazio di archiviazione necessario per i nostri documenti, la musica, i filmati, le fotografie eccetera; tutto in locale, sempre a disposizione ma, attenzione, tutto legato a un ben preciso PC. Proprio quest'ultimo legame, talvolta scomodo, ha spinto il progresso in una direzione che potremmo definire "nuova", ma ben presto vedremo che lo è fino a un certo punto. Domanda: chi scarica ancora la posta elettronica con un client in locale, cioè con Outlook, Thunderbird e simili? Fatta eccezione per alcuni ambienti di lavoro, direi quasi nessuno. La consultazione online, tramite browser, è oggettivamente più comoda, permette di controllare la posta e inviare messaggi ovunque ci si trovi, non si è più legati ad una macchina in particolare, ne va bene una qualsiasi, è sufficiente che sia collegata ad Internet. Negli ultimi anni le applicazioni online di gestione della posta elettronica si sono sviluppate enormemente e permettono all'utente di fruire di una grafica invitante e di funzionalità avanzate, tanto da non far rimpiangere i "vecchi" client installabili in locale. Probabilmente già si sarà notato qualcosa di "anomalo" in questo, una deviazione dalla direttrice intrapresa con l'avvento dei PC. Ma guardiamo ancora più avanti: Google annuncia qualche giorno fa il suo sistema operativo per PC, uscirà nel 2010 e sarà disponibile gratuitamente. Sarà un sistema basato sulla filosofia del "tutto online", ciò significa che le applicazioni non saranno installate in locale, ma risiederanno sui server di Google e per accedervi sarà necessario essere connessi ad Internet. Si pensi ad esempio all'elaboratore di testi: si avvia l'applicazione (che gira sul server, dunque con poco carico di lavoro per il PC) e si lavora su un testo, dopodiché lo si salva sul server, non in locale. Si potrà certamente salvarlo anche in locale, ma come impostazione predefinita il salvataggio sarà online, come già succede con Google Docs. Dunque niente documento in locale se non scaricandolo manualmente; ovviamente c'è un vantaggio: quel documento sarà disponibile sempre aggiornato su Internet, ci si slega così dal PC su cui ci si lavora e ci si sbarazza dell'annoso problema della sincronizzazione delle diverse versioni dei documenti tra vari computer. Lo svantaggio è che il documento non è "nelle proprie mani", ma caricato su un server che non è non sotto il proprio controllo. Se per qualche motivo non fosse disponibile la rete, il documento risulterebbe inaccessibile. Niente documento in locale, niente elaboratore di testi in locale. Tutto su server, accessibile via rete Internet. Non si nota qualche somiglianza con quanto accadeva cinquant'anni fa? Riferimenti: http://en.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/tech_and_web/article3874599.ece 1/31/2009 PerchéPerché all'Auditorium Parco della Musica non c'è un organo? Com'è potuta accadere una cosa simile a Roma, nel ventunesimo secolo? Come si fa ora con la Sinfonia delle Alpi e con Così parlo Zarathustra di Richard Strauss? Come si fa con la terza sinfonia di Saint-Saëns, e poi la Manfred di Tchaikovsky, la seconda e l'ottava di Mahler, I pianeti di Holst, e chissà quante altre composizioni mi sfuggono; senza parlare poi delle opere: Cavalleria rusticana di Mascagni tanto per citarne una. ![]() Una cattedrale senza campanile... Un documento interessante: Premio Valentino Bucchi XXIX edizione (pagg. 4-5) [PDF, 106 KB, si apre in una nuova finestra/scheda] Foto tratta da http://www.thema96.it. 1/27/2009 Ewald Kooiman †Lutto nel mondo dell'organo: domenica 25 gennaio 2009 uno dei più eminenti organisti e musicologi dei nostri giorni, Ewald Kooiman, è improvvisamente mancato mentre si trovava in vacanza in Egitto, all'età di settant'anni. Tradotto dal sito ufficiale di Ewald Kooiman: Nato nel 1938, era conosciuto in tutto il mondo come organista ed editore delle importanti serie di pubblicazioni "Incognita Organo" e "Repro Organo", circa 50 volumi di musica organistica dal XVII al XIX secolo. E' stato molto richiesto per diversi anni come insegnante di Bach e di musica classica francese. Ha partecipato a molti importanti festival ed è stato autore di una sessantina di incisioni. Ha registrato su LP l'integrale delle composizioni per organo di J. S. Bach su organi storici in Olanda, Germania, Francia e Svizzera; nel 1997 ha completato il suo secondo ciclo di incisioni dell'intergrale organistico bachiano, sempre su organi storici in Olanda e in Germania. Ewald Kooiman è comparso in televisione e in radio in diverse nazioni e ha tenuto concerti e masterclass nella maggior parte degli stati europei, in Giappone, in Korea, in Sudafrica e negli Stati Uniti. E' stato professore di Ars Organi alla Libera Università di Amsterdam e Professore di Organo al conservatorio Sweelinck di Amsterdam. Ha insegnato l'interpretazione delle opere per organo di Bach alla famosa International Summer Academy di Haarlem. Ewald Kooiman ha pubblicato vari libri e diversi articoli in varie lingue sull'interpretazione della musica d'organo del XVIII e XIX secolo. E' membro onorario della Royal Dutch Society of Organists. Nel 2003 la Regina olandese gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere. Video di Ewald Kooiman all'organo su YouTube: Toccata in re minore, BWV 913 Corale "Aus tiefer Not schrei ich zu dir", BWV 1099 Fonti: http://www.refdag.nl/artikel/1387820/In+memoriam:+Ewald+Kooiman+(1938-2009).html http://www.organist.nl/wcms/modules/news/article.php?storyid=3001 12/28/2008 Fuori catalogoIl cofanetto Karl Richter: A Universal Musician, edito dalla Deutsche Grammophon nel giugno del 2006 (codice prodotto: 477 6210), non è più in vendita presso i negozi di dischi. Il box risulta ancora disponibile sul sito della casa discografica sotto forma di download MP3 o invio postale. L'uscita di catalogo può risalire al massimo all'ottobre 2008 dato che il cofanetto è citato nella brochure della promozione "Box irresistibili" risalente al settembre dello stesso anno: Ciò significa che potrebbe essere possibile trovarlo ancora in qualche negozio. Ecco altri album di Karl Richter posti fuori catalogo in tempi più o meno recenti ma acquistabili in formato MP3 presso il sito della Deutsche Grammophon; riporto solo quelli contenenti registrazioni irreperibili, non ripubblicate in nessun altro album: 12/1/2008 Cofanetti a metà prezzoUltimo mese di sconti per i cofanetti di musica classica della Deutsche Grammophon, Decca e Philips, proposti solitamente a un prezzo di circa 9 euro a CD e oggi disponibili eccezionalmente a meno di 5 euro a disco fino a fine anno. Sebbene il catalogo ufficiale indichi 4.90 euro/disco come prezzo suggerito, è possibile trovare offerte ancora più vantaggiose presso alcuni rivenditori. Dal sito www.universalmusic.it: CAMPAGNA BOX IRRESISTIBILI 2008 Torna la grande campagna dedicata alle più importanti integrali Deutsche Grammophon, Philips e Decca 236 Box Irresistibili offerti ad un prezzo incredibile Solo euro 4,90 a CD Inoltre 27 Album della serie Gold, 3 CD a soli euro 16,90 25 Box prodotti in esclusiva per l'Italia 7 Box Super budget tra cui 2 novità Iniziativa valida solo fino al 31 dicembre 2008. A questo punto non posso non suggerire qualche buon acquisto per sfruttare queste offerte: 9/14/2008 Melchiorre Gioia e la Repubblica Italiana![]() Prima di proporvi questo breve brano di Melchiorre Gioia, tratto da "Dissertazione sul problema: quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell'Italia" (Opere minori), ricordo solo qualche data importante: 1767: nasce Melchiorre Gioia 1829: muore Melchiorre Gioia 1847: inizia il Risorgimento 1861: nasce il Regno d'Italia 1946: nasce la Repubblica Italiana Buona lettura. «Italiani di tutte le età, di tutte le condizioni! la natura vi chiama alla marina, all'agricoltura, all'arti, al commercio ed alle scienze. Ella vi ha prodigalizzato i suoi tesori, ella vuole che facciate una figura brillante in mezzo alle altre nazioni. Comparite dunque colle doti che vi sono necessarie: come uomini, la libertà; come socievoli, l'eguaglianza; come italiani, l'unione: cercate la forza nei buoni costumi e nelle virtù; l'entusiasmo nell'amor della gloria; la felicità in una sola repubblica indivisibile, o preparatevi a cadere nella tomba del dispotismo o nei vortici dell'anarchia». (Fotografie di Giovanni Dall'Orto, 2007 - Licenza "Creative Commons") 9/1/2008 L'organo F.A.O. della Chiesa Abbaziale di Santa Maria e i XII Apostoli (Bagnara Calabra)
8/8/2008 Brahms: Complete Organ Works - Robert ParkinsJohannes Brahms (1833 - 1897): Complete Organ Works 1. Prelude and Fugue in G Minor 2. Fugue in A Flat Minor 3. Eleven Chorale Preludes, Op. 122 4. Chorale Prelude and Fugue on "O Traurigkeit, O Herzeleid" 5. Prelude and Fugue in A Minor Robert Parkins Organo Flentrop della Duke Chapel, Duke University, Durham, U.S.A. Naxos - 8.550824 Di seguito riporto, tradotte e in colore nero, le note dell'organista Robert Parkins sulle composizioni per organo di Johannes Brahms, più una breve biografia dello stesso organista. Note tratte dal sito www.naxos.com. La maggior parte degli ascoltatori non pensa a Johannes Brahms (1833-1897) come a un compositore di musica per organo poiché di lui ci vengono in mente subito le sinfonie, i concerti, composizioni per piano, musica da camera - o forse il Requiem tedesco. Eppure l'ultimissima composizione scaturita dalla penna di Brahms è stata una raccolta di Preludi corali per organo, pubblicati postumi nel 1902. E' piuttosto curioso che le sue precedenti composizioni per questo strumento risalgano invece a molti anni prima. Nel 1850, quando Brahms era ancora un giovane pianista e compositore, egli accennò alla sua aspirazione di diventare un virtuoso dell'organo. Sebbene avesse trovato il complesso strumento più difficile da dominare di quanto avesse pensato, iniziò a comporre seriamente per organo. Tra i suoi primi tentativi vi foruno due preludi e fughe, una cosciente emulazione di una forma sviluppata nel periodo barocco, ma filtrata attraverso il linguaggio armonico di Brahms stesso. Egli considerò entrambi questi lavori come progetti da principiante, non degni di essere pubblicati, e pare che pensasse che i manoscritti fossero andati distrutti. Furono in realtà ritrovati molto tempo dopo, e pubblicati nel 1927, trent'anni dopo la morte del compositore. Il Preludio e fuga in sol minore, il secondo e più maturo dei due, fu scritto nel 1857. Il fiammeggiante preludio richiama lo stile rapsodico dei preludi e delle toccate scritte dai precedenti compositori tedeschi come Buxtehude o anche il giovane J. S. Bach. Brahms fu un appassionato studente della musica scritta prima del diciannovesimo secolo, e non è una coincidenza che spesso abbia scritto lui stesso seguendo forme musicali arcaiche. Il contrappunto, specialmente il canone e la fuga, assorbirono l'attenzione di Brahms durante questo periodo in particolare. La prima versione della sua Fuga in la bemolle minore, completata nel 1856, fu successivamente revisionata e pubblicata nel 1864 (come supplemento al giornale "Allgemeine musikalische Zeitung"). Il preludio che la accompagnava in questa chiave inconsueta, è andato perduto - sempre se sia mai stato completato - ma la fuga, intima (riporta l'indicazione "langsam"), si regge da sé, come una creazione di artigianato magistrale e di sentimento profondo. L'ingegnosità contrappuntistica di Brahms è evidente sin dall'inizio, quando al soggetto principale, di grande espressività, risponde l'inversione dello stesso. Dopo il 1860 Brahms abbandonò la composizione per l'organo, eccezion fatta per la revisione di vecchi componimenti per la pubblicazione; tuttavia in vecchiaia, proprio poco prima della morte della sua cara amica Clara Schumann, Brahms tornò a scrivere per l'organo. Ne risultarono gli Undici preludi corali, completati nel maggio e nel giugno del 1896, i quali rappresentano una vetta nella letteratura organistica romantica tedesca. Molti sono piuttosto brevi e simili, nella forma, ai pezzi dell'Orgelbüchlein di J. S. Bach (un ciclo di 45 preludi corali per l'anno liturgico), dato che le frasi della melodia del corale, semplice o abbellita, non sono separate da lunghi interludi. Tuttavia ad aprire la raccolta troviamo una notevole eccezione. "Mein Jesu, derdu mich", una tra le frasi più trattate nell'ambito barocco del preludio corale in stile Pachelbel, adombra ogni frase della melodia dell'inno con l'imitazione fugale di un soggetto derivato da quella stessa frase. Brahms era particolarmente affezionato ai corali "O Welt, ich muss dich lassen" e "Herzlich tut mich verlangen", e scrisse per ognuno due versioni contrastanti tra loro. Come per "Herzliebster Jesu" e "Herzlich tut mich erfreuen", i loro testi riguardano temi legati alla fine della vita: la passione di Gesù Cristo, la morte e l'aldilà. Appena superata la metà della raccolta troviamo "O Gott, du frommer Gott", una composizione potente in cui la melodia suona a mezza voce su un manuale secondario, fino all'ultima frase. A bilanciare le pesanti strutture che caratterizzano molti di questi preludi, ne troviamo tre più pacati, senza pedale: "O wie selig seid ihr doch", ihr Frommen", altra riflessione sulla morte e l'eternità, lo splendido inno di comunione "Schmücke dich, o liebe Seele", e la dolce melodia natalizia "Es ist ein Ros' entsprungen". Nel 1857, molti anni prima di dedicarsi ai temi eterni in parecchi dei suoi undici corali, Brahms aveva già scritto un bellissimo preludio corale su "O Traurigkeit, o Herzeleid". Una fuga basata sulla melodia di questo corale vi fu apposta qualche tempo dopo, e una versione revizionata del preludio corale seguito dalla fuga venne pubblicato nel 1882, ancora una volta come supplemento musicale di un periodico, "Musikalisches Wochenblatt". Il soggetto della fuga è derivato dalla melodia dell'inno, mentre il corale, disadorno, appare in lunghe note di pedale. Come la fuga in la bemolle minore, è lento, (l'indicazione di tempo è Adagio), e la risposta al soggetto è invertita allo stesso modo. Il preludio e fuga in la minore, apparentemente il primo saggio di composizione organistica di Brahms, fu inviato a Clara Schumann come regalo per celebrare il compleanno del compositore stesso nel 1856. La mancanza di maturità ed eleganza che vi si riscontra è più che compensata dalla sua energia e impetuosità giovanile, ma non a scapito della sperimentazione, con artifici contrappuntistici di antica tradizione. In particolare il soggetto della fuga - già anticipato nella parte di pedale del breve preludio - compare anche in inversione, precedendo un'altra trasformazione per augmentationem. Analogamente a molti dei primi preludi e fughe di Bach, il contrappunto di Brahms si dissolve verso la fine nello stile libero del preludio, e la frase finale del soggetto è quasi seppellita da un raffica furiosa di note. Robert Parkins L'organista americano Robert Parkins ha studiato all'università di Cincinnati con Gerre Hancock e all'università di Yale con Charles Krigbaum, Michael Schneider e con il clavicembalista Ralph Kirkpatrick. Ha continuato i suoi studi come studente Fulbright a Vienna, con Anton Heiller. Ha tenuto concerti in tutti gli Stati Uniti, in America centrale e in Europa, specializzandosi nella letteratura iberica per tastiera e nella musica per organo romantica tedesca. Le sue registrazioni da solista includono musiche spagnole e portoghesi eseguite all'organo e al clavicembalo, così come composizioni per organo di Mendelssohn e di Brahms. Attualmente è organista universitario e professiore associato di pratica della musica alla Duke University. Le esecuzioni dei preludi e fughe sono curate nei dettagli: la dinamica e le registrazioni sono abbastanza varie, in particolare il Preludio e fuga in sol minore è assolutamente da non perdere, ho avuto modo di ascoltarne anche altre interpretazioni e questa mi sembra la più rifinita; unico, nonché essenziale, a mio avviso, è il crescendo che inizia al minuto 5:44. Non gradisco alcune scelte sui tempi per quel che riguarda i corali op. 122, ma si tratta di gusti, e non posso negare di essere stato condizionato dall'ascolto dell'esecuzione di Karl Richter del 1964 all'organo della Herkules-Saal, che infatti resta quella che preferisco (contenuta nel Box "Karl Richter - A Universal Musician" della Deutsche Grammophon). Purtroppo l'organo scelto non dispone di nessuna ancia di 32' al pedale, che invece ritengo fondamentale soprattutto per gli autori romantici, in realtà lo strumento non dispone di nessun registro di 32', e infatti Parkins si affida, devo dire molto abilmente, alla Quint 10-2/3' unita al Prestant 16' per ottenere un effetto 32' al pedale (molto lontano comunque dall'effetto di un'ancia). La disposizione è pubblicata a fondo articolo, ed è tratta dal sito della Duke Chapel. Dal punto di vista tecnico il disco è discreto: la risposta in frequenza e la dinamica si attestano su valori in linea con quelli delle registrazioni digitali degli anni '90 ma in qualche passaggio forte c'è qualcosa che satura (non so se microfono o registratore, ma si sente la distorsione), un difetto assolutamente indesiderabile e che sarebbe stato opportuno prevedere ed evitare.
6/26/2008 Peter Hurford e l'organo Rieger del duomo di RatzeburgPeter Hurford
(Traduzione in italiano della biografia di Peter Hurford tratta dal sito www.bach-cantatas.com. La fotografia che lo ritrae è presa dalla copertina del CD "The Art of Peter Hurford", Decca, 2005) Nato il 22 novembre 1930 a Minehead, Somerset, Inghilterra.
L'organista e compositore inglese Peter Hurford ebbe come primo insegnante Harold Darke, celebre e stimato organista e compositore inglese, poi continuò dedicandosi contemporaneamente allo studio della musica e della giurisprudenza presso lo Jesus College, Cambridge University, conseguendo la laurea in entrambe le discipline. Grazie alle lezioni prese a Parigi dall’organista francese non vedente André Marchal, Hurford affrontò la musica barocca, con particolare attenzione a J. S. Bach ed ai maestri francesi, apprendendo anche le grandi capacità di improvvisatore dell’insegnante. Le singolari opinioni di Peter Hurford sull’autentico stile esecutivo presero forma in quello stesso periodo e fuorono ben presto messe in pratica una volta ricevuta la nomina di maestro di cappella (organista e direttore di coro) presso l'abbazia di St. Albans, nel 1958. Lì si dedicò alla sperimentazione ed alla ricostruzione dell’organo secondo le proprie convinzioni, attirando in breve l'attenzione di altri organisti inglesi insoddisfatti dal tradizionale e spesso goffo stile barocco che si ascoltava abitualmente nelle chiese inglesi. Nel 1963 istituì una competizione organistica che aveva anche lo scopo di far conoscere il nuovo organo Harrison & Harrison da lui progettato assieme a Ralph Downes. Tale iniziativa ebbe successo principalmente per la crescente reputazione che il giovane Hurford andava acquistando in Inghilterra e all'estero, grazie alle sue originali idee sullo stile esecutivo autentico. Lì, organisti affermati e studenti potevano ascoltare e discutere assieme diverse esecuzioni e condividere le ultime scoperte sullo stile esecutivo, la registrazione ed il repertorio. Tutto ciò si sviluppò nel St. Albans International Organ Festival, un festival organistico conosciuto in tutto il mondo, che annovera tra i vincitori delle passate edizioni molti grandi nomi della musica organistica attuale, come Dame Gillian Weir, David Sanger, Thomas Trotter e Kevin Bowyer. Più di un concorrente si considera fortunato per aver ricevuto una copia autografata dell'integrale delle composizioni di Bach per organo eseguito da Hurford. Peter Hurford ha goduto di un'invidiabile reputazione sia per le sue esecuzioni all'organo sia per la sua competenza in ambito musicale. Quest'ultima non solo ha prodotto una revisione della prassi esecutiva nella musica antica, ma anche nelle idee sulla costruzione degli strumenti su cui detta musica dovrebbe essere eseguita. Le sue numerose incisioni per l'etichetta Decca/London lo hanno reso leggendario e le sue esecuzioni dal vivo, accolte positivamente dalla critica, hanno dato vita a numerose discussioni sulla prassi esecutiva e sull'arte della costruzione degli organi. Hurford è noto principalmente per le sue interpretazioni bachiane ma la sua competenza non si limita a Bach: il suo repertorio si estende da Couperin ai compositori romantici. Le sue esecuzioni eccellono per quel che riguarda l'attenzione al dettaglio stilistico. Il suo stile è noto per l'articolazione pulita ed i tempi appropriati. I suoi tempi, spesso vivaci, e la varietà della registrazione hanno notevolmente cambiato l'esecuzione organistica. Dopo decenni trascorsi a St. Albans, Peter Hurford si dimise per potersi dedicare alla carriera di concertista. Da quel momento le sue registrazioni hanno reso il suo nome familiare anche a coloro che mai l'avevano ascoltato dal vivo. Oltre ad apparire nei concerti, Hurford iniziò a dedicare parte del proprio tempo all'insegnamento e divenne lui stesso uno studente-ospite in diverse località, specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti. Ha raccolto le sue idee, elaborate nell'arco di diversi decenni di conferenze e concerti, in un libro intitolato "Making Music on the Organ" (Fare musica all'organo) e pubblicato nel 1988 per l’Oxford University Press. Il titolo, semplice e diretto, nasconde una miniera di questioni trattate attentamente e di rispettive efficaci soluzioni. Peter Hurford vanta una certa fama anche come compositore di brani per organo e per coro. Le sue composizioni, in gran parte risalenti agli anni di St. Albans, passano dal dolce lirismo all’animazione più gioiosa, rispecchiando la grande abilità d’improvvisatore dell’autore. Il maggior progetto discografico di Peter Hurford fu l'incisione dell'integrale delle composizioni organistiche di Bach, un progetto iniziato negli anni '70 e durato 12 anni. Il cofanetto è tuttora disponibile (Decca 444 4102), accanto a un più piccolo doppio CD contenente un'antologia (Decca 443 4852). Un altro doppio CD interessante contiene le messe per organo di Couperin (Decca 455 0262 fuori catalogo). Hurford ha inoltre inciso varie composizioni romantiche per organo (Decca 466 7422). Ulteriori informazioni su questi dischi sono disponibili cliccando sulle rispettive copertine:
L'organo Rieger-Schwarzach del duomo di Ratzeburg (1978) ![]() (Foto e disposizione tratte dal sito www.messfeldt.de) Disposizione fonica:
6/15/2008 Albert Schweitzer: Il documentario RAICon riferimento al precedente articolo su Albert Schweitzer, filosofo, teologo, medico e organista alsaziano, propongo oggi un documentario tratto dal programma RAI "La Storia siamo noi", condotto da Giovanni Minoli. Buona visione. Le nostre priorità
Ecco la scaletta del TG1 RAI di sabato 14/06/2008, edizione delle ore 13.30: 1 - Nazionale, appesi ai tulipani 2 - Nucleare: Teheran va avanti 3 - Discarica, rifiuti sotto scorta 4 - Morti sul lavoro, vittime clandestine 5 - Giappone, la terra trema 6 - Auto: metti l'acqua nel motore Urge tornare a ragionare sul concetto di "informazione" e non solo... 5/11/2008 Valentina...le cose più belle accadono sempre per caso, quando proprio non te lo aspetti... ![]() Grazie Valentina!!! 3/16/2008 Passio Domini nostri Iesu Christi secundum MatthaeumPassione di
nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
Indicazioni
per la lettura dialogata: + = Gesù; C = Cronista; P = Popolo Quanto
mi volete dare perché io ve lo consegni? [Tratto da www.maranatha.it. Immagini: Deutsche Grammophon] 3/14/2008 Ravel: Concerto per pianoforte in sol maggioreDopo aver assistito, il primo marzo scorso, alla bella esecuzione di Martha Argerich, oggi voglio proporre questo video in cui Arturo Benedetti Michelangeli esegue lo stesso concerto interpretandolo in modo molto diverso. La London Symphony Orchestra è diretta da Sergiu Celibidache. Buon ascolto. |
|
|